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Condillac e la Parma del '700

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Piccola città. Grandi protagonisti. Ecco il riassunto della nostra storia.

L’essere una realtà  modesta non ha certo impedito a Parma di avere rapporti con personaggi di tutto rispetto. Sia nati nel nostro territorio (tra gli “autoctoni” basti pensare ai celeberrimi Parmigianino, Toscanini, Verdi o ai contemporanei Bertolucci), sia solo di passaggio.
Tralasciando l’austriaca Maria Luigia, moglie di Napoleone, diventata duchessa della nostra città e marchiandola indelebilmente, molti, provenienti da ben diversi contesti, hanno lasciato a Parma la loro impronta o ne hanno subito il fascino. 
Un personaggio invece, non conosciuto da noi come quelli sopracitati ma ugualmente importante, trascorse qui una parte della sua vita: Condillac.
Chi è Condillac?
Étienne Bonnot de Condillac è stato un illuminista, enciclopedista e filosofo francese. Siamo nel ‘700. Periodo di rinascita culturale europea guidata dagli intellettuali seguaci delle teorie illuministe. Portatori dei lumi della ragione contro le tenebre dell’ignoranza e del pregiudizio, si impegnavano ad annientare tutti i residui dell’antico mondo  (considerato retrivo e barbarico) perduranti nella vita sociale, economica e politica.  
Il filosofo entrò in contatto a Parigi con gli intellettuali più conosciuti del periodo: Rousseau, d'Alembert, Voltaire, Diderot (con lui collaborando, insieme ad altri illustri, alla formazione dell’Enciclopedia). È ricordato principalmente per essere il maestro più rappresentativo della dottrina filosofica sensista. Tra le opere principali ricordiamo: Saggio sull’origine delle conoscenze umane; Trattato sui sistemi; Trattato delle sensazioni. Il sensismo di Condillac identifica nella sensazione la fonte esclusiva di ogni conoscenza; quest’ultima si sviluppa, sempre a suo avviso, attraverso il linguaggio. Queste teorie influenzarono altri protagonisti di quel secolo quali Pietro Verri e Parini( tra i massimi esponenti dell’illuminismo italiano). 
Perché Parma?
Andiamo al punto saliente della faccenda. Cosa centra la nostra città con questo personaggio? Occorre intanto premettere che ci troviamo in una realtà diversa da quanto potrebbe apparire ad una vista superficiale. Parma all’epoca era sotto il potere dei Borbone. L’importanza dell’ambiente culturale del ducato era superiore rispetto alla ristrettezza del territorio. La capitale gareggiò con Piacenza nel fiorire degli studi, superandola anche in alcuni campi. Condillac fu chiamato alla nostra corte e gli fu affidata l’educazione del giovane Ferdinando, poi futuro duca. 
Luisa Elisabetta, la madre, figlia del re di Francia luigi XV, donna ambiziosa, appassionata e incline alle nuove idee, volle il meglio per il suo primogenito. Scelse Condillac. Intellettuale e propugnatore dei nuovi principi.
Vita a Parma e il futuro duca
Partito da Parigi arrivò a Parma nel 1758. Il decreto ducale ne confermò la nomina a precettore di Ferdinando, con l’assegno annuo di 12’000 franchi, lautissimo per l’epoca. L’opera di educazione cominciò immediatamente.
Anche in questo incarico non venne meno alle sue caratteristiche peculiari. Si dedicò all’impegno con tale zelo e volontà arrivando a farsi inviare testi dalla Francia per migliorare l’insegnamento. Durante il soggiorno ducale si ammalò di vaiolo, ma riuscì a resistere stoicamente finché la malattia non fu completamente debellata alla fine del ‘64. 
Sempre in quegli anni, il futuro duca, dotato di buona volontà e rapidità di apprendimento diventò molto colto e il lavoro del filosofo francese volgeva rapidamente a termine.
Con la morte del padre Filippo, Ferdinando gli successe al comando.                                 
I rapporti tra Condillac e il neoeletto duca non sembra fossero stati proprio idilliaci. Successivamente l’allievo nei suoi scritti farà solo pochi accenni al suo precettore. Ne deplorerà i modi aspri e il non aver saputo adattarsi alla propria mentalità e inclinazioni personali. Le intenzioni del suo educatore non sembra fossero esattamente queste. È probabile che l’origine dell’incomprensione sia dovuta a differenze di pensiero. Lo spirito innovatore del maestro forse non aveva avuto terreno fertile nel temperamento dell’alunno, incline alla fede, anche più cieca.
Fine dell’esperienza parmigiana e anni successivi
Condillac Partì da Parma nel ‘66 e iniziò un viaggio per l’Italia. Passò tra le altre per Reggio, Roma, Napoli, Firenze e Lucca per poi ritornare nella città ducale. Facile credere che questo viaggio favorì l’espansione della sua filosofia nella penisola. 
Tornò in patria nel ‘67. Il duca Ferdinando gli donò comunque un’annua pensione (32.000 lire di Parma).  Il periodo del soggiorno parmigiano è successivo alla stesura delle sue opere più importanti. L’esperienza pedagogica ducale, durata ben nove anni, fu rielaborata invece nella sua opera Corso di studi.
L’incarico parmense accrebbe comunque la sua fama. Fu infatti successivamente eletto, al posto di Giuseppe Thoulier, nell’Académie Française. Nella seduta del suo ingresso, venne  ricordato che  un principe di sangue augusto aveva avuto la fortuna di averlo come precettore e fautore della sua educazione. 
Questo per ribadire come la nostra città, pur non esattamente esaltata nelle dispense scolastiche, abbia comunque avuto la sua parte di storia nella vita di alcuni grandi.
Andrea Vecchi
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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