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Sturla e Shafik, energia del colore e delle visioni

Sturla e Shafik, energia del colore e delle visioni
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 di Stefania Provinciali

  Luiso Sturla ha 82 anni ed è uno dei pochi protagonisti sulla scena pittorica che ancora tiene vivo il significato della pittura informale, quella che Arcangeli definiva degli «ultimi naturalisti» e che Roberto Tassi evocava come un momento determinante della nostra ricerca artistica. Medhat Shafik è un caso sul quale la critica si è espressa nel tempo aprendo un vivace dibattito. Egiziano, a vent’anni giunge a Milano, dove studia e si diploma alla Accademia di Brera, vive facendo l’interprete per continuare a dipingere ed oggi è certo figura di primo piano dell’arte non solo italiana. Due nomi di estremo interesse, espressione di «momenti» artistici diversi vissuti nell’arco del Novecento ed oltre: Luiso Sturla interprete di un pensiero storico ricco di risvolti temporali; Medhat Shafik, interprete di un pensiero quanto mai attuale d’incontro tra culture. A raccontarci l’evoluzione di entrambi è la mostra che si inaugura sabato  alle  17 nel  Salone delle Scuderie in Pilotta (visibile fino al 9 dicembre) e che raccoglie le acquisizioni del Centro Studi e Archivio della Comunicazione della Università di Parma. Di Medhat Shafik sono presentati 25 dipinti e 106 carte, dagli anni sessanta al 2011, espressione di quella inevitabile e suggestiva domanda: è un artista occidentale oppure un figlio della cultura in Egitto, legato a una civiltà dai tratti mediterranei? Quel che è certo è che Shafik sia attraverso la pittura, la tridimensionalità di certe opere e le sue celebri installazioni è artista che narra le esperienze «toccando» con sensibilità aspetti della memoria e quindi delle origini, e del suo ricomporsi dentro una cultura storica d’occidente da cui emerge quanto gli incontri possono rivelarsi fertili. La grande raccolta donata al CSAC, permette una lettura trasversale e non solo il piacere di dedicarsi ad alla narrazione pittorica, pur ricca di variabili e solide suggestioni. E’ lo stesso pittore a confessare che la sua arte nasce da scelte e passioni precise tra cui l’incontro fra cultura della memoria e quella di artisti come Paul Klee, Wassilij Kandinskij, Marc Chagall, che hanno trasformato il modo di pensare la pittura, suggerendo un dialogo più ampio, aperto alla scrittura ed alla musica Scavando dentro la materia, i graffi della scrittura stessa, le sovrapposizioni di oggetti, le composizioni, le radici affondano dentro i colori del deserto, le città reali o immaginarie fatte di colori vividi, di gente e di cose che si perdono e si ritrovano nell’intreccio cromatico e materico, anche se le affinità elettive vanno ritrovate nella storia dell’arte più vicina a noi. Ecco allora che Shafik si rivela ponte tra due luoghi, tra le origini e la crescita artistica di un quotidiano altrove vissuto, caratteristiche che contribuiscono a rendere universalità alla sua opera. Il catalogo, edito da Skira, apre con un ampio saggio di Gloria Bianchino che ripercorre la biografia e la carriera artistica del pittore. A fianco l’altra acquisizione offre un excursus dentro l’ intera ricerca di Luiso Sturla (Chiavari 1930) attraverso 42 dipinti e 68 disegni. Si rivela il pittore del MAC, il Movimento Arte Concreta, periodo di cui sono esposte alcune importanti quanto rarissime prove, ma anche il pittore reduce da una biennale esperienza americana dove dialoga con l’Action Painting e scopre la grande libertà compositiva. Al ritorno in Italia, la sua ricerca si amplia fino a cogliere nell’ informale l’uso della luce e del colore propri della sua terra, la Liguria: «un informale ligure» aveva definito l’artista, questo suo approccio. In mostra importanti disegni, alcuni rarissimi, riportati in Italia dopo il soggiorno negli Stati Uniti in alcuni dei quali si legge la prima fase della ricerca di Sturla che muove sempre da un dialogo col naturale e che nei dipinti in genere si fa diversa, diventa stratificarsi di forme, sovrapporsi di memorie. Come nel caso delle lettere, dei frammenti trovati che vengono integrati, inclusi e quindi ripensati dalla pittura. E poi i titoli: chi legge i titoli delle opere di Sturla scopre memorie di luoghi e di spazi precisi anche se l’opera è sempre una trasformazione. Compare allora quel mondo del sogno, dell’onirico, dei fantasmi che sublima le forme, le rende trasparenti incerte, vibranti, espressione di una pittura della memoria che si esprime attraverso la parola, attraverso un titolo graffiato sulla materia pittorica. Ma Sturla va più in là lasciando aperta la porta alla lettura personale dentro a forme lievi e a tratti solo rintracciabili, dentro la dimensione di un quadro che si dilata nel pensiero. Il catalogo edito da Skira, riproduce l’insieme delle opere donate al CSAC e viene introdotto da un saggio di Ivo Iori; le schede delle opere sono di Marina Travagliati. 
 

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