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Arte-Cultura

Realtà e colore, gioia di vivere

Realtà e colore, gioia di vivere
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Stefania Provinciali

Pierre-Auguste Renoir l’artista della «joie de vivre» è in mostra alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, fino al 16 dicembre, in un percorso dal titolo allusivo «La vie en peinture». Le opere esposte del maestro francese, considerato uno dei fondatori dell’Impressionismo, mettono in evidenza suo ruolo nella storia dell’arte moderna cogliendo dall’intensità dei paesaggi e dalla figura che fu per Renoir, diversamente dagli impressionisti, elemento importante di rappresentazione. Attraverso una selezione di dipinti, pastelli e disegni si fa strada in tutta l’essenza del suo fare arte, testimoniata anche da una frase che lo stesso artista rese celebre: «Per me un quadro deve essere una cosa piacevole, allegra e bella, sì bella! Ci sono già troppe cose spiacevoli nella vita non è il caso di crearne anche delle altre». Non c’è bisogno di conferme: l’umanità e il calore dei suoi personaggi - Renoir celebrò sempre la bellezza femminile - i colori vibranti che conferiscono ai suoi paesaggi e alle nature morte una sensorialità unica, comunicano sentimenti di vitalità e pienezza, di quella «joie de vivre» che oggi, forse ancor più, sa coinvolgere evidenziando alcune caratteristiche. Artefice in sessant’anni circa di attività pittorica di oltre cinquemila quadri, il numero più importante realizzato da un solo artista prima di Picasso e nel contempo l’equivalente delle opere di Manet, Cézanne e Degas messe assieme. Fuori dalla costrizione dell’atelier, nella foresta di Fontainebleau, seguendo le orme dei pittori di Barbizon che vi si erano installati trent’anni prima, Renoir e i suoi amici scoprirono la ricchezza delle ombre colorate e fu lo stesso artista ad affermare: «Una mattina avendo uno di noi finito il nero, utilizzò il blu: era nato l’Impressionismo». C’è in mostra un dipinto, datato 1872, che raffigura «Femme à l’ombrelle assise dans un jardin» che dà conto di come in Renoir il nero e il bianco non siano mai colori neutri ma, grazie alle ombre colorate, diventino sfumature piene di vita. In «Jeune femme au chapeau noir», il volto della ragazza, dipinto con estrema delicatezza pur sembrando quello di una bambola di porcellana, diviene estremamente umano per l’atteggiamento e la carica dello sguardo, quasi fosse un amichevole tete-a-tete piuttosto che una seduta di posa. Così anche nel ritratto dell’amico Claude Monet piccoli tocchi di colore giustapposti donano al volto un aspetto vibrante. Da citare «Maison à Cagne», la località dove l’artista aveva acquistato una casa colonica, motivo di ispirazione per molte delle sue opere mature. In questo dipinto la luce violenta del cielo della Provenza inonda un paesaggio definito da differenti sfumature di colore. La mostra presenta inoltre una serie di nature morte, genere che gli impressionisti rivalutarono secondo un nuovo concetto di sperimentazione di forme e colori che dà agli oggetti un’anima, un movimento quasi reali, dotandoli di vita propria come in «Roses», quel mazzo di rose dipinto da Renoir in occasione della morte della moglie. La mostra curata da Philippe Cros, - Catalogo Silvana Editoriale, si è avvalsa di importanti prestiti, tra cui alcune opere mai esposte in Italia ed offre un approfondimento sull’intensa attività dell’artista evidenziando quanto la sua pittura non possa essere considerata totalmente devota ad un’unica corrente ed un unico stile e sia in primo luogo rappresentazione e celebrazione di un elemento costante quale la bellezza che mai vien meno neppure quando nella maturità l’esperienza impressionista e lo sguardo al classicismo si fanno sintesi., quando giunge alla fusione totale di forma e colore. «Beata pittura - scriveva all’amico pittore Albert André- che, in là con gli anni, può ancora donare delle illusioni e, talvolta, della gioia». Era stato un viaggio in Italia nel 1881, a farlo stupire di fronte agli affreschi di Raffaello che lo spronarono a tornare al disegno, a cui si dedicò costantemente fino alla fine dei suoi giorni, evidenziando, anche in mostra, le sue qualità di grande disegnatore.
 

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