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Il racconto della domenica - Un passo giovane e sicuro

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 Marta Silvi Bergamaschi

Era tornato dal mare a metà settembre: un mare volubile come lo spread, ora mosso, ora calmo, afa e vento s’alternavano capricciosi e la spiaggia quasi ogni giorno cambiava bagnanti: un mordi e fuggi. La crisi aveva allungato le sue insaziabili antenne anche tra gli ombrelloni, lungo i viali dove alcuni negozi e ristoranti erano chiusi. La sua città l’aveva accolto indifferente: silenziosa, raccolta in se stessa come un’anziana donna malata. Soltanto le nubi che osservava il mattino sembravano isole di madreperla. Ed ecco novembre. Il tempo se ne va come un sorso d’acqua, ma non disseta. Lascia segni in tutto il corpo: il corpo di un uomo anziano, solo come un sasso all’angolo di una piazza. 
Dopo la morte improvvisa della moglie, figli non ne avevano, la solitudine lo premeva come un sudario, a volte lo succhiava come un’ape maligna succhia e consuma la dolcezza di un frutto. Troppo spesso si sentiva solo e stranito come una mosca a gennaio. Il letto deserto, la casa muta: allora usciva. Camminava a lungo per le vie e i borghi della città. Perché si fermava a osservare un cagnetto che faceva la pipì? Perché un bambino in carrozzella sorrideva felice alla mamma? Perché? Perché le cose naturali lo turbavano, gli parevano assurde, innaturali: finzioni. Ed era la vita. Il quotidiano della vita lo angosciava. Sentiva la vita rompersi come si rompe un vaso. E si era permesso di andare al mare: per curare le varie artrosi che lo tormentavano. Nuotare, nuotare, gli aveva ordinato il medico. Aveva nuotato pochissimo, ecco tutto. Sul mesto lago degli anni calava l’abulia, la rassegnata certezza che con l’età cascano non solo i capelli, ma anche il giudizio. Il futuro lo intimidiva: i giorni parevano anelli di una catena. Ogni poco la catena perdeva un anello. Era in pensione da un pezzo; aveva lavorato nell’anonimo ufficio di un commercialista. Un lavoro poco appassionante che aveva abbandonato con piacere. Soprattutto per dedicarsi alla moglie, che se n’era andata senza un parola, volata via, come una farfalla vola all’improvviso. 
Era stato un amore vero, quieto, che aveva messo radici sempre più tenaci con l’andare degli anni. Ma perché oggi tanti pensieri, tante considerazioni? Così è la vita di molte persone. Aspirò una boccata d’aria ormai pungente: era novembre, il mese più lungo dell’anno. Il più triste. Sottili veli di nebbia già comparivano dal cielo, un dono autunnale che non gli dispiaceva. Gli ricordava un velo di lacrime.  Un passo giovane e sicuro lo oltrepassò. Vide davanti a sé un bel corpo di donna snella nell’abito succinto. Un abito di lanetta azzurra, una corta giacca e una cortissima sottana da cui uscivano due lunghe gambe innestate nella gonna come due pistilli. Le caviglie sottili, i polpacci che suggerivano due favolosi frutti, si muovevano sinuosi sui tacchi alti. 
Un’andatura armoniosa, un incedere discreto. Le gambe così scoperte e flessibili quali steli di uno splendido fiore, lo eccitavano: una cosa insolita in lui così lontano da desideri impossibili: o possibili? Esistono tanti «io» nel nostro essere occulto? S’invecchia più presto fuori che dentro? Un perfido dualismo. Chissà! Allungò il passo. Voleva godersi il viso di quella speciale ragazza; alta, proporzionata sorretta da… «saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi blu, ma le gambe…ma le gambe»; gli era venuta alle labbra una canzone. Rise, allungando il passo. Le si affiancò. Miodio, quanto era alta. L’uomo alzò la testa canuta. Strizzò gli occhi miopi per osservare meglio. Vide un viso abbronzato, liscio come un uovo, una bocca carnosa, un naso normale, due occhi verdegrigio. Il viso era, più che assorto, chiuso, scostante. Un bel viso scostante. Non un moto, non un lievissimo sorriso, non un’ala d’ironia. Vattene, mormorava il suo io occulto. Le si avvicinò, invece, quasi a toccarla. Fu allora che udì scendere dall’alto un tono di voce aspro, un filo d’acciaio che gli arrivava al cervello e glielo graffiava. 
–Si può sapere che cosa vuole? Se ne vada, per favore. Si è visto allo specchio? Lei conosce i suoi anni?-
 L’uomo si fermò di scatto. Che voce strana, pensò, cavernosa, dura: non certo la voce sottile, carezzevole di una bella ragazza. Un contenuto offensivo, volgare. Se ne andò e lo rincuorò un dubbio. E se sotto quell’azzurro abbigliamento ci fosse il corpo di un uomo? Fatti suoi. Entrò in una rosticceria e comprò, già pronto, mezzo pollo arrosto.
 

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