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Il Po, un amico da riscoprire

Il Po, un amico da riscoprire
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Stefano Rotta

Vent’anni di corteggiamento», prima dell’amore fra Po e Paolo Rumiz. Lui triestino di mare, da decenni in cammino su vecchie alture europee, Balcani e Appennini. E genti, e vulcani, e ferrovie. Sempre andando, come si dice, dove ti porta il taccuino. Il fiume umido e lento da millenni, giù acqua dalle Alpi al Mediterraneo. Estate 2012, l’incontro. I pezzi per «la Repubblica», nel consueto appuntamento estivo con il viaggio, e la sua presenza come narratore nel documentario di Alessandro Scillitani «Il risveglio del fiume segreto». Incontriamo un Rumiz molto allegro, e sempre composto, sulla motonave Stradivari, navigando fra Boretto e Guastalla.

Perché, il fiume?
E’ conquistare il mare con una lunga navigazione, e compagnia crescente. Starci fuori è diverso che starci dentro. Dentro, sei all’estero. I collegamenti con la terra, che pure c’è, avvengono per esigenze di rifornimento. Ti prendono per un alieno, quando arrivi dal fiume. E’ libertà, anarchia. Col fiume ci parli.

Se è così bello, come mai gli italiani gli hanno voltato le spalle?
E’ l’altra faccia dell’anarchia. Il bracconaggio, lo scarico incontrollato, il far west. Nonostante tutti gli insulti, il fiume ha una grandissima capacità di auto-depurazione. Lo si vede bene prima di Pavia, questo fenomeno naturale. Il fiume fa quello che può. Con le conoscenze di oggi, potremmo fare moltissimo anche noi, per cambiare qualcosa.

Il bracconaggio?
Una situazione simile l’ho trovata solo in Russia, con le mafie locali, e sul Dnepr, in Ucraina. Esiste un’anarchia positiva e una negativa. Il rischio è il fascino per ciò che è un dramma.

Ne hai mai incontrati, nel lungo viaggio fra Torino e la Dalmazia?
Qualche imbarcazione sospetta di notte a luci spente. Incontri, mai. C’è comunque una totale assenza di controllo.

Proviamo a fare una classifica: chi lo vive di meno, il fiume?
I piemontesi, di certo, che sono una popolazione subalpina. Vivono i torrenti, dove vadano poi a finire lo sanno a malapena. I lombardi ne hanno un concetto utilitaristico: sfruttamento energetico e irrigazione. Fanno eccezione i paesi rivieraschi (cita Mezzana Bigli, Pavia, ndr), ma questo è vero ovunque. Come qui, da Mezzani a Luzzara, sul curvone padano.

E Parma?
Una volta venni in città per una conferenza. In mattinata, vidi il torrente in secca. Chiesi: «Qualcuno di voi sa dirmi quant’acqua c’è nella Parma in questi giorni?». Nessuno seppe rispondere. Penso che se scomparisse il Po, i parmigiani impiegherebbero settimane per accorgersene.

Più giù?
Verso valle è pieno di altri fiumi e canali, l’acqua si vive da millenni, dalla civiltà terramare, è l’anima dei luoghi.
 

Gli incontri più interessanti?
A Valenza Po, fra Casale e Pavia, con alcuni barcaioli. Vogavano con vigore. Gente innamorata del fiume, pronta ad accogliere la nostra curiosità. Il ponte di Valenza è un capolavoro, una bellezza antica difficilmente riscontrabile in Europa. Lì ci sta una locanda, una locandiera, la nebbia, la storia...

Che è successo da queste parti, invece?
Abbiamo navigato con un bellissimo vento laterale da sud-ovest, in corrente senza motore, tramonto. Intonando nel mormorio d’acqua «Un ballo in maschera» di Giuseppe Verdi. Momento di forte intimità col fiume. Grande esperienza.

Quanto avete impiegato?
Molto più del necessario. Il fiume ha i tempi lunghi. L’Italia tutta è un paese nato per la lentezza.

Siete stati accolti...
... Con nobiltà. La nobiltà di chi rema in piedi, col «ramp». (Si tratta di un remo lungo puntato di acciaio in fondo, per spingersi controcorrente, ndr).

Che ne pensa della bacinizzazione del Po?
Sono fortemente contrario.

Un bel ricordo?
I cefali di notte che saltano seguendo la barca, rischiarati dalla luna.

Messaggio?
Il fiume è un luogo dell’anima, ma potrebbe essere anche una risorsa turistica. Le cose possono migliorare di molto, basta volerlo. 
Arriva Moni Ovadia. Rumiz scende dalla motonave Stradivari, capitanata da Giuliano Landini, e gli corre incontro. Gli presenta, con gioia, la sua compagnia in dialetto. Alcuni amici conosciuti in viaggio, e tornati qui, a Boretto. Arrivare in mare in acqua dolce, è soprattutto un’avventura umana.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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