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Risplendono i tesori dell'antica Cina

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Sono passati più di cento anni dall’inaugurazione dell’Istituto Seminario Emiliano per le Missioni Estere - come era stato denominato- voluto da Guido Maria Conforti. Nel regolamento si leggeva che i missionari «giungendo e soggiornando in territorio di missione inviassero alla Casa Madre elementi culturali, d’etnologia e d’arte». Un’idea che si può leggere come primo progetto di interculturalità tra popoli diversi, di conoscenza e diffusione delle culture con cui i missionari vengono a contatto. 

Il progetto di un vero e proprio museo cominciò però a concretizzarsi in seguito alla donazione, fatta al Conforti, dal conte senatore Fedele Lampertico, di pezzi cinesi che provenivano dall’Esposizione Universale di Torino (1898). Conforti ne usò una parte per una pesca di beneficenza a favore dell’Istituto e riservò il resto per adornare la futura casa dei missionari. Successivamente, al ritorno dalla Cina di padre Odoardo Manini con parecchio materiale si concretizzò l’idea della collezione permanente in una sala del primo piano della nuova casa dei Saveriani, col nome di Museo Etnografico Cinese. Era l’anno 1901 considerato l’anno di inizio del museo.
Sono passati 111 anni e da allora molteplici sono state le vicende che hanno portato alla raccolta attuale. Questa ricevette un decisivo e qualificato impulso sotto la direzione di padre Giuseppe Toscano. Nel biennio che va dal 1963 al 1965; oltre cento pezzi, entrano a far parte delle collezioni e venne realizzato un imponente catalogo per sintetizzarne la storia e le caratteristiche degli oggetti. E’ il 2001 quando padre Emilio Iurman, viene chiamato a dirigere il museo. Egli si dedica, nell’arco di circa otto anni, a realizzare l’inventario digitale e la catalogazione di tutti gli oggetti compresa la ricca collezione numismatica.Nell’aprile 2010 il museo chiude le porte per una importante ristrutturazione, realizzata con il contributo della Fondazione Cariparma. 
L’apertura al pubblico prenderà avvio domani, con una nuova lettura ed una nuova visibilità delle raccolte. In primo luogo l’area museale non interessa più solo l’originario salone seminterrato ma anche le sale adiacenti del pianterreno e del primo piano, nell’ala est dell’edificio della Casa Madre. Esaltando, poi, e migliorando la fruibilità dei materiali di valore artistico, specie quelli cinesi, il museo ha indossato una veste non «accademica» più del necessario. In uno spazio, tutto sommato ridotto, permette al visitatore di fare un’esperienza «senza tempi morti» e, data la varietà e fascino dei materiali, di mantenere vivo l’interesse.
L’allestimento, infatti, non prevede barriere e spazi di passaggio: scorre come la Via Lattea, paragone quasi necessario visto il colore bianco laccato degli arredamenti e dei cristalli delle vetrine, disegnate appositamente, molto adatte a unificare tutti i materiali, pur nella loro diversità, e a metterne in risalto i colori estremamente vivi e festosi. Quanto alla struttura è stata pensata con accorgimenti che ne facessero risaltare talune circolarità, ispirandosi alla figura del cerchio che è simbolo dell’armonia come il tangka tibetano, il taiji cinese, il villaggio circolare dei Kayapò. 
Cinque le aree tematiche che si incontrano negli spazi rinnovati. Lo spazio più vasto ospita il materiale «primogenito» del museo proveniente dalla Cina. Vi spiccano l’ampio anfiteatro formato dalle vetrine nelle quali si può ammirare la collezione di terrecotte e porcellane cinesi; l’enorme taiji circolare (pensiamo possa essere il più grande d’Italia) con i simboli dello yin e dello yang, due grandi vetrine che provengono dai vecchi allestimenti e recuperate per conservare la memoria storica del museo; lo spettacolare, grandioso paravento cinese a 12 ante, appena restaurato; il tavolo dei calchi, l’angolo dello studiolo del letterato cinese; le vetrine dedicate alla statuaria; l’abito di corte; il grande Buddha in legno dorato; il cassettone dei dipinti.
 Una postazione multimediale è dedicata agli appassionati di numismatica, che avranno modo di navigare tra gli esemplari di una delle più ricche collezioni di monete cinesi che ci siano in Italia. La discesa della rampa è accompagnata dalle immagini di una spettacolare proiezione che propone immagini della Cina antica e di quella nuova, le arti, i paesaggi e la gente del passato e del presente di questa grande nazione. Va infine ricordato che il museo, se pure dovuto all’intelligenza lungimirante di colui che ha fondato, ha avuto dietro di sè tutte le centinaia di Saveriani che si sono susseguiti in quei paesi in oltre cento anni di storia: un simbolico esercito che richiama alla mente il famoso esercito di terracotta di Xìan.
STEFANIA PROVINCIALI
 

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