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Arte-Cultura

La margheritina e il merlo

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Marta Silvi Bergamaschi

Tra le crepe del muro spuntò una margheritina: la casa era vecchia, ma ancora solida. Una bella casa antica con le imposte di noce e una porta con un campanellone bianco che pareva dire: suona che senz’altro ti aprono. Il borgo era stretto e lassù era steso un nastro di cielo così azzurro che pareva davvero appena pitturato. La margheritina s’allungò pallida e un giorno sbocciò. Vide il vuoto intorno a sé e disse: guarda dove sono nata! Il sole veniva ogni giorno a trovarla, ora che le ore con ampie schiarite lentamente s’avvicinavano alla primavera, ma si fermava poco. –Non andartene, chiedeva la margheritina, i tuoi raggi mi accarezzano,  sono dolci e delicati. Fermati, re del cielo.-
 -Non posso, rispondeva il sole, tornerò domani.- Le ore non passavano mai. La margheritina guardava giù e osservava i gatti passeggiare tra i sassi del borgo, guardava su e ammirava le nuvole camminare senza fretta: avevano spesso la forma di animaletti o di bambini. Erano belle e divertenti. Come sono sola, disse un mattino la margheritina. Un merlo che volava lì intorno l’udì. Si posò sui fili della luce e chiese: -Chi ti ha portato quassù?-
-Non lo so,- rispose la margheritina. Forse quel matto, burlone del vento, pensò il merlo; uno dei suoi soliti raptus. –E che cosa fai tutto il giorno,- chiese il merlo. –Che cosa vuoi che faccia: mi guardo intorno e aspetto il sole.-
-Il sole è laggiù nel prato che gioca con le tue sorelle e con i gialli ranuncoli. Sono tutti amici miei.-
-Lo immagino, rispose la margheritina, il sole è tanto grande, questo borgo è troppo piccino per lui.-
 Il merlo era tutto nero come un piccolo sacerdote, il becco giallo e squillante; gli occhi erano vigili e dolci, la voce sommessamente tenera. Vide un cartello appeso alla casa e la sua vagabonda esperienza lo convinse che la casa era in vendita. Comunque volò nel prato e disse ai suoi amici che lassù viveva una margherita. Passeggiò tra i sassi del borgo e avvisò lucertole e formiche:- Vedete, eccola là, tutta sola.- Lo urlò alle farfalle e alla bianca bambagia dei pioppi. La bambagia venne e si posò sui petali trasparenti. Cantava una canzone che diceva così:
(Non piangere vedrai / che più non sarai sola / il merlo nero ha detto / a tutti una parola).
-Come sei morbida, disse la margheritina; chi sei?- -Sono la bambagia- -Da dove vieni?-
-Dal pioppo altissimo che si specchia nel fiume tutto il giorno-
-E dove vai?-
-Dove il vento mi porta.-
-E se ti porta lontano?-
-Andrò: questo è il mio destino.-
-Fermati qui,- pregò la margherita. –Grazie, rispose la bambagia, il tuo cuore è giallo, i tuoi petali bianchi: e il verde delle tue fogliette? Sei un’armonia di colori. Mi fermerò un poco.- Poi venne  una lucertolina. –Come stai?- chiese. Rispose la margherita:- Come sai di sole e di prati. Dove sei stata?-
-Laggiù dove l’erba è alta e i papaveri diventeranno rossi come la fiamma. La terra è preziosa, è un bene che occorre conservare. Tu sapessi quanto cibo ci dona la terra! Poi ci sono le cicale che cantano pazzamente. Ogni cosa è bella nel prato.-
-E’ come se ci fossi stata: ho ascoltato con amore le tue parole.- Il merlo nero disse:- Ci andrai tutti i giorni, vedrai.- Vennero le formiche prudenti; i grilli canterini, vennero le farfalle a portarle tutti i colori del prato. Com’era felice, la margheritina! Il merlo, la sera, le fischiettava una filastrocca che non finiva mai. Un mattino si fermarono davanti alla casa dei signori molto eleganti: parlottavano tra loro con sorrisetti  ambigui e occhi avidi. –Macchè antica: è una vecchia casa, una povera vecchia casa, sai quanto occorre per ristrutturarla?- -Un’infinità di euro.- -Pensa quanto ci renderebbe un condominio.-
-Già, rispose il compagno, ma il permesso? Questo è un antico borgo.- -Ci penso io: basta incontrare la persona giusta e…sganciare-
-Ho capito, speculatore insaziabile- -Occorre abbatterla questa casa.-
-E la vecchietta che ci abita?-
-Le troveremo il luogo ideale per le vecchiette. Lascia fare a me. “Aut Caesar, aut nihil” O Cesare o niente. Mi sono spiegato? Abbattere.- La margheritina tremò. Povera, fiduciosa vecchietta. –E’ già venuto il notaio,- aveva detto sorridente. E la margheritina dove sarebbe andata? Sarebbe morta tra la polvere e i calcinacci. Era così poco ch’era nata! –Non piangere, le disse il merlo ch’era sul filo della luce. Ho sentito la squallida voce dei due eleganti signorastri. Tu, mia cara, verrai con me- -Dove?- -Dove le margherite sono felici: cantano, ridono, scherzano e la sera si chiudono tutte insieme per sognare il sole o qualche farfallone giallo e nero.- -Davvero?- -Davvero, non avere paura.- Il merlo la tolse cautamente dalla crepa del muro (il suo becco era lungo e sicuro) e la condusse nel prato. Essa abbracciò la buona terra e non morì. Il merlo ogni giorno veniva a trovarla e le fischiettava una filastrocca che non finiva mai. 

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