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"L'ira funesta", il giallo padano di Paolo Roversi

"L'ira funesta", il giallo padano di Paolo Roversi
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 Vanni Buttasi

Paolo Roversi, dimenticata per ora la  «Milano criminale», ritorna all'antico amore: la Bassa. Stavolta, però, come nel gioco dell'oca, il giornalista-hacker Enrico Radeschi è costretto a fermarsi per un giro: al suo posto facciamo la conoscenza con Omar Valdes, più un nome da calciatore che non da investigatore. Maresciallo dei carabinieri e comandante di una dimenticata stazione nell'assolata pianura, vicino al Po. Nel libro «L'ira funesta» (ed. Rizzoli)  - che sarà presentato martedì, ore 18,  alla Feltrinelli dall'autore e da Davide Barilli - Roversi racconta la provincia italiana – c'era già riuscito anche in altri lavori precedenti come «La mano sinistra del diavolo» – e soprattutto la vita quotidiana, apparentemente tranquilla, in una bollente estate, di un paese della Bassa, dal suggestivo nome di  «Piccola Russia», dove le soluzioni ai massimi problemi avvengono sempre attorno al tavolo di un bar. Se c'è un'investigazione ci deve essere un omicidio ma, stavolta, c'è molto di più. Sequestri di persone, più o meno consenzienti, l'arrivo di forze speciali e soprattutto un omone di centotrenta chili che dà di matto. L'attenzione del lettore riguarda, in prima cosa, lo show – anche mediatico – del Gaggina, attaccabrighe di professione che un giorno viene lasciato, purtroppo, senza tranquillanti: da qui comincia una storia, quella sottolineata da tanti episodi, più o meno collegati, che ci porta nel cuore del Piccola Russia. Qui anche il ritorno di un vecchio compaesano dall'America, dove sembra abbia fatto fortuna, diventa un fatto da prima pagina. Per certi versi il bar della Poli – come detto – vero fulcro di tutto il romanzo, dalle tinte gialle, richiama quello più famoso descritto nei libri di Malvaldi. E' dal  bar che passa tutta la vicenda che ha i suoi punti forti nei personaggi del maresciallo Valdes, che ha qualche scheletro nell'armadio, del Gaggina, della giornalista Giulia Savelli, per certi versi troppo idealista, e di Giuanìn Penna, ritornato dall'America e trafitto con una spada. Di contorno ci sono tanti personaggi, decisamente ben tratteggiati da Roversi che dimostra di conoscere certi tipi che bazzicano, nella realtà, la Bassa.
Il romanzo, come ogni giallo che si rispetti, è ricco di colpi di scena, visto che la partita si gioca su due fronti distinti ma, nel contempo, collegati tra loro. L'omicidio del Penna, infatti, potrebbe ricondurre al Gaggina: così Roversi si scatena in una serie di ipotesi che consentono al lettore, alla fine, di trovare il bandolo giusto della matassa. Ma soprattutto gli fanno vivere – per noi della Bassa rivivere – certe atmosfere che, forse, qualcuno ha dimenticato in fretta. Nel libro, naturalmente, non manca una storia d'amore (tra chi lo scoprirete leggendo) e una vena ambientalista: quando può, infatti, il protagonista, il maresciallo Valdes, si rifugia in riva al Po per pescare. Non per nulla lo chiamano «tenente Siluro».
«L'ira funesta» del titolo è quella del Gaggina ma nel libro scoprirete anche altri personaggi che, forse, in qualche momento si fanno prendere dall'ira. Il Piccola Russia racchiude tanti stereotipi della provincia italiana ma soprattutto anche tanti valori come l'amicizia e la solidarietà, che spesso non abitano nelle grandi città. Senza dimenticare che il paese, dopo essere salito agli onori della cronaca per fatti di nera, ritorna alla sua originaria dimensione, senza rimpiangere quella futile notorietà.
E lo stesso Roversi, nelle ultime pagine, scrive: «La schiettezza dei gesti e della commedia della vita costantemente ripetuta eppure mai uguale a se stessa. Tutti attori non protagonisti su un palcoscenico dominato da vedette. Si resta lì, un po' in disparte un po' a disagio, con queste facce che in foto non vengono mai bene. Con i vestiti che ti cadono addosso senza l'eleganza delle boutique. Così il mondo, quello che luccica, finisce per darti del provinciale per sempre. Un'etichetta che la gente della Bassa si porta addosso senza vergogna, anzi, con orgoglio, perché sa come va il mondo. L'Italia, l'Europa, il Piccola Russia: tutti siamo periferia». 
L'ira funesta -  Rizzoli, pag. 324,  17,00

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