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Arte-Cultura

I Pennazzi, esploratori ed eroi

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  Centocinquant'anni fa, come oggi, il 21 gennaio 1863, nasceva a San Secondo Garibaldi Pennazzi, personaggio noto del movimento colonialista in Africa. 

Il padre conte Luigi, fu viaggiatore, patriota e scrittore; prese parte alle campagne d’indipendenza italiane, combattè con Giuseppe Garibaldi in Francia e con gli insorti in Grecia. Fu fautore della politica italiana in Africa (nel 1875 risalì il corso del Nilo fino a Gondokoro), viaggiò nelle Ande, in Messico, Egitto ed Etiopia. Tra le sue opere si ricordano: «Dal Po ai Due Nili», «Sudan» e «Abissinia». 
Il giovane Garibaldi (detto Gino) Pennazzi, ereditò questa passione per i viaggi e il patriottismo; quindi partecipò col padre, quando aveva appena sedici anni, a un viaggio di esplorazione in Africa, in cui a un certo punto, distaccatosi da Kartoum, proseguì da solo con una sola scorta di pochi indigeni fino al litorale. Tornato in Italia proseguì gli studi a Piacenza e in seguito, dopo aver frequentato la Scuola Militare di Modena, divenne sottotenente dei Bersaglieri. L’amore per l’Africa lo spinse a farsi inviare su quel continente, dove partecipò nel 1893 alla vittoriosa battaglia di Agordat, guadagnando una medaglia di bronzo al valor militare. Qui morì anche il fratello Lincoln (Walter) pure lui innamorato dei viaggi in terra africana. Lincoln Pennazzi ad Agordat seppe tenere coraggiosamente testa al nemico; sebbene ferito nell’inguine, non abbandonò la sua postazione. Anzi, passò al contrattacco, finchè, colpito in più parti del corpo, cadde al grido di «Savoia». 
Gli fu concessa alla memoria la medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: «Benché ferito continuò a combattere strenuamente, mantenendo, malgrado l’irrompere di forze soverchianti, la sua mezza compagnia al fuoco a distanza di cinquanta metri dal nemico finchè, nuovamente colpito, cadde estinto».  
Il fratello Garibaldi  tornò in congedo a Parma; colto e studioso, grande esperto delle cose coloniali e in particolare dell’Eritrea, tenne una serie di conferenze; inoltre era profondo conoscitore del dialetti abissini. Tornato in Africa inviò molte corrispondenze alla «Gazzetta di Parma». 
Nel 1896, nella battaglia di Adua,  dove fece parte della Colonna del generale Albertone e fu posto con una centuria dell’8° battaglione indigeni a guardia della mulattiera di Abba Garima. Il Pennazzi ebbe le gambe stroncate dalla mitraglia africana e cadde sul suo posto di combattimento davanti ai suoi soldati.  Morì qualche giorno dopo, purtroppo senza ricevere alcuna assistenza. 
Anche a lui  fu concessa alla memoria la medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione: «Ferito, continuò a combattere valorosamente finchè cadde morto sul campo». Il Comune di Parma gli ha dedicato una lapide nell’atrio del Palazzo Civico; altre due lapidi sono state apposte nella Scuola Militare di Modena e nella Rocca del Municipio di San Secondo.
ANNA CERUTI BURGIO
 

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