Arte-Cultura

A Fidenza il dono dei quattromila libri di Barone

A Fidenza il dono dei quattromila libri di Barone
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Leonardo Farinelli
Ancor oggi, quando entro nella “Fiaccadori”, libreria che frequento dal 1964, mi torna in mente l’immagine di due persone che, sempre nello stesso angolo della libreria, discutevano tenendo in mano un libro. Se poi il libro era d’attualità politica, la discussione si animava.  Erano il mite e pacato prof. Angelo Sibilio e il prof. Armando Barone, aspetto severo, sguardo ironico e per natura polemico.
Dopo un po’ uscivano insieme per continuare la loro quotidiana e canonica voluptaria peregrinatio alle altre librerie cittadine del tempo: Feltrinelli e Battei, Galleria del libro e Bottega del libro. E in ciascuna di esse si ripeteva il rito: libro in mano, animata discussione, che terminava in un amichevole dissenso, sperando forse entrambi in una prossima volta di giungere a un giudizio convergente su qualche testo.
La morte chiamò a sé prima Angelo Sibilio. Ora riposa alla Villetta in un loculo insieme alla madre. Qualche loculo più in là, un altro frequentatore della Fiaccadori, anch’egli professore, Giancarlo Bertani, più simile per carattere al prof. Sibilio che non al prof. Barone. Non so, dove siano andati a finire i libri del prof. Sibilio. So dove si conservano i libri del prof. Bertani e del prof. Barone.
Per volontà di Bertani, i suoi libri si conservano nella Biblioteca Palatina, già registrati, collocati, messi in rete e a disposizione del pubblico.
Ben diversa è la biblioteca del prof. Barone. La tipicità di una raccolta bibliografica non potrà essere mai colta nella sua essenza se non si conosce almeno un po’ il suo raccoglitore.
Armando Barone nasceva nel 1915 a Monteleone Calabro, oggi Vibo Valentia, dove frequentava le scuole medie inferiori e superiori.
Nel 1938 seguiva la famiglia, che si stabiliva a Parma, a seguito della nomina del padre a cancelliere capo del Tribunale. Nel 1941, discutendo una tesi con Delio Cantimori, si laureava in materie letterarie all’Università di  Messina. Dopo un breve periodo d'insegnamento, partiva per il servizio militare. Ammesso e superato il corso allievi ufficiali a Salerno, era trasferito con il grado di sottotenente prima a Trento, e poi in zona d'operazione in Croazia. Qui il fratello maggiore, tenente in servizio permanente effettivo, il 17 febbraio 1943 era catturato dai partigiani di Tito nella battaglia della Neretva e poi fucilato.
Barone, ferito nel corso di un combattimento a Gospic il 9 aprile 1943, rientrava in Italia e l'8 settembre era a Parma in licenza di convalescenza. Riprendeva a insegnare ottenendo nel 1944 l'incarico all'Istituto Tecnico Industriale "Vittorio Bottego" di Parma, dove conosceva la prof. Elena Fava, insegnante di matematica presso la media Pascoli, quindi di matematica e fisica al liceo Romagnosi, che diventerà sua moglie.  Tramite i colleghi Gavino Cherchi, Mauro Marcellini, Carlo Trombara, aveva i primi contatti con il CLN e si dedicava attivamente alle iniziative d’informazione e di propaganda antifascista.
Arrestato il 5 marzo del ‘45, era dapprima torturato alla SD – il Servizio di sicurezza nazista – e poi deportato, il 21 aprile, presso il campo di Bolzano. Dopo la Liberazione riprendeva l'insegnamento nelle scuole della provincia di Parma. In quegli anni aderiva al Partito Socialista e poi, all'inizio degli anni 60, allo PSIUP.
Dal 1959 al 1978, anno del pensionamento, ricoprì la cattedra di Italiano e Storia presso l'Istituto magistrale "Albertina Sanvitale" nella sezione D, al fianco di Arrigo Dedali, partigiano e suo grande amico, che insegnava latino.
Profondamente legato alla cultura e alla tradizione laica è stato un attento lettore, fin dagli anni giovanili, dell'opera di Benedetto Croce, che scopriva negli anni dell’Università.


La sua biblioteca è stata costantemente aggiornata ed incrementata fino a qualche giorno prima della sua morte, avvenuta  a 95 anni il 7 dicembre 2010. Aveva i libri sparsi in ogni angolo della sua grande casa. E dai dorsi si poteva osservare che la raccolta era continuamente accresciuta.
Allo scopo di evitare  che un simile patrimonio librario finisse smembrato su bancarelle, com’è la sorte della maggior parte delle private raccolte, la figlia ha deciso di donarlo ad una biblioteca pubblica. Tra gli enti interpellati, il Comune di Fidenza, dimostrando di aver capito l’importanza della raccolta, ha accettato la donazione per la Biblioteca Comunale, dedicata a Michele Leoni, autore di una traduzione dell’opera di Shakespeare attraverso la quale gli italiani della prima metà del XIX secolo conobbero l’autore inglese.
Un patrimonio di ben 4150 unità bibliografiche messo a disposizione del pubblico fidentino e dei paesi limitrofi costituisce culturalmente un evento della massima importanza. E non soltanto per la presenza di tanti autori, quanto perché esso testimonia nel suo insieme le fonti di ricerca e studio di un professore di storia e filosofia, che per più di trent’anni ha formato generazioni di giovani.
Il patrimonio librario del prof. Barone è entrato a far parte della Biblioteca di Fidenza il 5 luglio 2011. Come accade in tutte le biblioteche, non si è potuto conservarla in un ambiente dedicato al donatore, ma ciò nonostante la dottoressa Maria Monti, responsabile della Biblioteca di Fidenza non ha smembrato la raccolta, ma ne ha creata una Sezione e su ogni pezzo vi ha riportato  le indicazioni della provenienza. A tutt’oggi, sono stati schedati1463 volumi.

 


 

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  • Paolo

    29 Gennaio @ 21.00

    sono il nipote del professor Sibilio e ringrazio di cuore l'autore dell'articolo per aver perfettamente descritto il carattere di mio zio.Per rispondere alla sua domanda su dove siano i suoi libri le posso dire che alla sua morte erano stati donati dalla sorella ad altri appassionati letterati tra cui figurava anche il professor Barone.

    Rispondi

  • alcide morellia

    29 Gennaio @ 15.24

    Molto bene

    Rispondi

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