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Nando Negri, il pittore dell'anima

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 Stefania Provinciali

 E’ scomparso all’età di novant’anni Nando Negri, uno dei grandi artisti che hanno delineato la storia pittorica della città con la sua forza espressiva, votata al silenzio ed all’indagine interiore. A Parma, dove era nato il 28 maggio del 1922, aveva scelto di rimanere dopo i successi ed i riconoscimenti nazionali che lo avevano accompagnato fino alla fine degli anni Sessanta. Aveva scelto l’antica villa immersa nel verde di via Cremonese, l’insegnamento e la famiglia come punti di riferimento nella vita, pur senza mai tralasciare quel grande amore per la pittura che lo ha accompagnato fino agli ultimi giorni.
 Da tempo ormai faceva vedere i suoi quadri solo sporadicamente, in qualche mostra collettiva, ma tutti sapevano che la sua vita artistica era sempre in fermento a fianco della figlia Anna Cristina, scultrice, che con lui divideva la passione per l’arte. 
Scontroso e burbero quel tanto che basta per restare lontano dai clamori del mondo, amava ripetere a chi gli chiedeva le ragioni delle sua arte: «Sono le mie tele che devono parlare di me».
 Così l’accento cadeva sulle tematiche predilette, sui ritratti e sul modo di approccio al vero. «Sono le passioni e non i propositi a dettare la mia pittura. Guardo il vero, il resto viene da sé», aveva dichiarato in una delle rare interviste concesse, forse l’ultima, sottolineando il bisogno della verità nel quadro.
Frequentando i musei era rimasto colpito dalla diversità di espressione della materia nei quadri antichi rispetto a quella dei quadri moderni, ed era andato a Roma, all’inizio degli anni Cinquanta, per conoscere De Chirico ed apprendere da lui i segreti della materia pittorica. Tra i due era nato un sodalizio artistico ed umano così che nel tempo il pittore della metafisica gli aveva svelato il «mestiere» ed aveva presentato le sue mostre. Quasi un passaggio di consegne fra due grandi artisti che riporta all’attenzione un tema tuttora attuale, quello del ritorno alla qualità della pittura considerata da entrambi la vera rivoluzione dell’arte contemporanea.
Sono i «misteri» della materia che Nando Negri ha indagato sia con il colore ad olio sia col pastello. Il primo si è espresso attraverso sottili giochi di materia in grado di creare corposità e trasparenze, luci ed ombre capaci di dare consistenza all’immagine. Esemplari i suoi celebri ritratti quali il cameriere, il contadino, il ritratto del ceramista Grazioli, Anna, l’uomo in treno, la donna col fazzoletto, tutti colti dalla vita, che si addentrano nell’io dei personaggi senza travalicare i significati della forma, la fisicità e le atmosfere.  Nel pastello la mano si fa più corposa e le figure risentono di echi settecenteschi.
 Amava il suo lavoro di insegnante all’Istituto d’arte Paolo Toschi, dove aveva studiato con maestri quali Enrico Bonaretti, Guido Montanari e Paolo Baratta, e dove ha insegnato scenografia e figura.
 «Con i giovani ho scoperto la mia comunicativa, insegnavo disegnando e dipingendo con loro», ricordava. Ormai da tempo guardava il mondo filtrato dagli antichi vetri multicolori della sua casa o dal verde delle foglie del suo giardino e chissà quanto avrebbe potuto raccontare. 
Nando Negri ha frequentato l’Accademia di Firenze sotto la guida di Ottone Rosai. Dalla metà degli anni Quaranta ha partecipato a numerose esposizioni tra cui la Biennale d’arte sacra di Bergamo del ‘46, la Biennale di Venezia del ‘48, la Quadriennale di Roma, il premio Marzotto, le Biennali della Permanente di Milano. Ha esposto alla galleria Medusa di Roma, alla Gussoni e alla Bergamini di Milano, città in cui nel ’68 partecipa alla mostra al Palazzo della Permanente «Trentadue personali di artisti italiani». L’ultima personale è a Cortina d’Ampezzo nel ’69 al Circolo artistico. Le successive mostre sono partecipazioni a collettive, molte legate a Parma ed al territorio dove è stato sempre presente ma dove mai ha realizzato una personale.
 Ha partecipato con un significativo numero di opere, nel 2008, alla mostra nell’Antica Farmacia San Filippo Neri con la figlia Anna Cristina, a testimonianza del legame artistico che sempre li ha uniti. Era stato ed era tuttora vice presidente dell’Accademia nazionale di Belle Arti di Parma.   

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  • Aldo

    03 Febbraio @ 22.31

    Oggi la città si è impoverita dalla perdita di un artista e di un grand uomo esempio diignitoso di vita dedicata all Arte

    Rispondi

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