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Nostalgia del Gioânn Brera

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Andrea Ponticelli

Ci coglie un senso di impotenza a sfogliare i «Quaderni dell’Arcimatto», la rivista di studi breriani edita da Fuorionda e  giunta quest’anno al secondo numero: superando, come scrivono nella prefazione Alberto Brambilla e Adalberto Scemma del Comitato scientifico, «difficoltà di vario genere e misurandosi con la crisi economica che coinvolge in primis gli stumenti culturali. Ma i Quaderni non potevano mancare all’appuntamento, a vent’anni dalla scomparsa di Gianni Brera, deceduto a Codogno il 19 novembre 1992 a causa di un incidente automobilistico».
Ci coglie l’impotenza di non sapere, siamo succubi della rabbia di potere soltanto immaginare quali tesori – di letteratura, di giudizi, di citazioni, di soprannomi (come avrebbe definito Balotelli?), di gastronomia – abbiamo perso da quella maledetta notte di vent’anni fa. Come avrebbe parlato di Calciopoli? (Forse lo sappiamo… avrebbe concluso il suo articolo mandando tutti a «scoa' el mar»).  Avrebbe veramente scritto di Mourinho  «Benvenuto nel club degli italiani», come ipotizza Gianni Mura nel dialogo-intervista con Claudio Rinaldi, «perché i catenacci che fa Mourinho non li ha fatti neanche Rocco»? E come si sarebbe rapportato con i social network? Avrebbe creato un suo profilo su FacebooK? Ce l’avrebbe fatta a condensare per i suoi fans una partita nei 160 caratteri di Twitter, lui che scriveva quattro cartelle per Il Giorno o per Repubblica, e dieci per il Guerino?
Come si legge nel dialogo di Anna Chiara Spigarolo (scrive per il Corriere dello Sport di atletica) con il direttore del Guerin Sportivo Matteo Marani, e con Furio Zara, giornalista del Corriere dello Sport, ricordare Gioânn significa anche aprire un dibattito su come è cambiato il giornalismo da quando siamo tutti diventati dei «senzabrera». Di Marani si cita il corsivo intitolato «Basta la parola», uscito sul Guerino il 28 ottobre 2008. Un viaggio nei mutamenti del linguaggio sportivo, sempre più preda di iperboli: «Eppure oggi persino il suo genio e l’Arcimatto si dovrebbero piegare alle 60 righe o ai tempi televisivi  che hanno inghiottito la nostra vita». Anche se ci piacerebbe conoscere quel direttore di giornale  che limiterebbe Brera a 60 righe…, sapendo che grazie ai suoi scritti era capace di spostare 40 mila copie da una testata all’altra. Lui che – il ricordo appartiene a Zara – «ci ha dato le parole che prima  non avevamo: libero, goleador, pretattica, cursore, perché il potere più grande, da Dio in giù, è quello di dare un nome alle cose che prima non ce l’hanno».
Leggere i Quaderni dell’Arcimatto numero 2 diventa anche un viaggio in un giornalismo scomparso, Non solamente quello di Brera, che non ha eredi perché non può avere eredi chi è inimitabile. Anche quello del palermitano Vladimiro Caminiti, «il Gianni Brera del meridione, capace anche lui di coniare neologismi, espressioni idiomatiche ed epiteti toponomastici, mai raggiungendo, va detto,  la forza del suo illustre sodale», come ammette Darwin Pastorin,  che ha lavorato a fianco di Camin a Tuttosport. 
Anche quello di una perla televisiva come l’incontro tra il Gioânn e Rocco a Trieste, raccontato  da Gianni Minà. 
Anche quello di Gianni Mura (narrato a Claudio Rinaldi) che a 19 anni  diventa praticante alla Gazzetta dello sport, viene bocciato all’esame, presenta le dimissioni, viene convocato con un sotterfugio in redazione, apre lo stanzone, «e trovo tutta la redazione in piedi, con Zanetti – l’allora direttore, ndr – seduto a cavalcioni su una sedia. I camerieri della pasticceria Ricci in smoking, con champagne, tartine, pizzette. E Zanetti che fa: “Fate i complimenti  a questo gran testa di cazzo del giovane Mura, che si è fatto bocciare agli orali e questo per me vuol dire che può diventare un bravo giornalista”».
 Lo stesso Zanetti, per inciso, che poi prese il primo articolo di Mura – un’intervista a Germano, giocatore del Milan famoso non per i gol ma per avere sposato la contessina Agusta e… «lo scrissi in similBrera. Ci avevo messo dentro struggle for life, crapottone, Weltanschauung, obtorto collo… tutto,  dal latino al tedesco al lombardo. Zanetti prese il foglio e mi disse:  “Per me puoi attotolarlo e ficcartelo nel culo. Di Brera ce n’è già uno, ma basta lui, e a noi ci deve capire il muratore della Bovisa che poi con il tuo pezzo ci fa anche il cappellino”».
 Operazione nostalgia di non poterlo più leggerlo, il Gioânn. Campedelli, presidente di un Chievo allora da Champions, che a Mura che gli chiede «Le manca qualcosa?», risponde «Sì, mi sarebbe piaciuto leggere un pezzo di Brera sul Chievo».
Operazione nostalgia di non poterlo più avere maestro commensale. Paola Cortese racconta una serata in suo onore sull’Oltrepò Pavese: «Siamo andati tutti a letto, tardi, convinti che se Gianni fosse stato dei nostri sarebbe stato lì fino all’ultimo a parlare, bere e fumare, forse divertendosi con e come noi».
Operazione nostalgia di un calcio in bianco e nero. Adalberto Scemma racconta cosa fece Brera a Mantova, quando l’Inter di Herrera perse lo scudetto all’ultima giornata nel 1967. Operazione nostalgia di non poterlo più ascoltare. Come il 6 aprile ‘70, quando partecipò alla trasmissione radiofonica «Il convegno dei cinque» sui dialetti, e il resoconto è tutto riportato sui Quaderni: massacrò Manzoni ma si inchinò davanti a Giacomo Devoto – quello del vocabolario Devoto-Oli – e si permise il lusso di citare un  suo libro del 1931 («Gli  antichi italici»); sostenne con forza che «cinciallegra è bello ma lezioso mentre ciribiribì è magnifico»; ricordò che (e qui bisogna tenere presente il linguaggio radiofonico) «Mamma,  la vacca ha figliato! No, no, no – E’ nasù el vitel! Andiamo». Operazione nostalgia delle notti passate insieme a lui e rievocate da molti articolisti: «Gianni sono già le due…» e lui rispondeva «Sono solo le due, vorrai dire».
 Operazione nostalgia. Ma senza essere, come avvertono Alberto Brambilla e Adalberto Scemma nell’introduzione, «una rimpatriata di reduci sulla tomba del loro generale. Sarebbe stata un’offesa a Gianni, che avrebbe sacramentato contro questi Ciula lacrimogeni».

 
Quaderni dell'Arcimatto. Studi e testimonianze per Gianni Brera. Vol. 2 - Fuorionda, pag. 223, euro 17,00

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