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Arte-Cultura

Gli anni creativi di Libero Tosi

Gli anni creativi di Libero Tosi
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 Per onorare quella straordinaria figura d'artista qual è stato Libero Tosi (1902-1988), a venticinque anni dalla scomparsa, l'Accademia Parmense di Belle Arti e il Liceo Artistico «Paolo Toschi» hanno promosso una mostra con opere di pittura e fotografia. L'esposizione voluta da Marzio Dall'Acqua, Mauro Carrera (curatori) e Carla Tosi (figlia del fotopittore), presenta anche un raffinato catalogo con scritti critici dei due autori, di Romano Rosati, con la presentazione di Roberto Pettenati.


Della giovinezza di Tosi fotografo, della formazione artistica matura a Milano (1920-1929), negli anni che precedono la brillante carriera parmigiana, Rosati con il testo che segue, mette in luce questi aspetti inediti. La rassegna, allestitita nella Aula Magna del «Toschi», resterà aperta fino a sabato 23 febbraio (orari 8-13).
Su Libero Tosi fotografo, pittore e scultore molto si è scritto in vita e dopo la morte, avvenuta a Parma il 25 agosto 1988, lasciando però inesplorati i momenti cruciali della sua formazione artistica: prima l’adolescenza trascorsa a Guastalla poi la maturità culturale e professionale del periodo milanese. Sono questi i due momenti che cercherò di illustrare con le scarse notizie reperibili. Libero Tosi cresce nella Guastalla d’inizio Novecento, quando l’antico feudo dei Gonzaga è un grosso centro agricolo di confine, ultimo lembo di terra dell’ex Ducato parmense. La cittadina è un luogo ricco di arte e storia ma anche di arretratezza economica: i braccianti formano il nucleo più numeroso (35%) e vivono in condizioni di estrema povertà.
Libero nasce il 24 luglio 1902 da Maria Gambarini «massaia» e da Emilio «mediatore di legname». E’ l'ultimo figlio di una famiglia numerosa i cui genitori devono lavorare duramente per mantenere la prole.   Anche Libero e il fratello maggiore Ildebrando si danno da fare vendendo gazzose e cedrate per conto di una piccola ditta locale. Tuttavia il ragazzino coltiva dentro di sé l’ambizione di liberarsi (nomen omen) e l’occasione si presenta un giorno di maggio quando durante la festa popolare della «Gnoccata» osserva il fotografo Roberto Masetti (Guastalla, 1880 – Levanto, 1959) intento a riprendere, da postazione fissa con treppiede, lo storico corteo di carri e buoi, rimanendone affascinato. 
Il giovane manifesta il suo interesse e Masetti lo invita a seguire le sue lezioni nella Scuola d’Arte che dirige. Oltre che fotografo, infatti, Masetti è anche decoratore e abile disegnatore. Al termine del corso, Libero viene giudicato idoneo alla pratica fotografica e particolarmente dotato nel disegno. Il primo impiego fisso nel settore è quello di ritoccatore. L’ambito fotografico guastallese è saturo, occupato da Giovanni Alessandri (1877-1964), da Alfredo Zambini (1858-1939) con la ditta «Zambini & Dall’Olio» e dallo stesso Masetti, che però emigrerà dapprima a La Spezia poi a Levanto. 
Tosi, che ha 17 anni, trova invece lavoro nella vicina Gualtieri, nello studio di Plinio Zani. Il ragazzo si fa ben volere e presto il titolare lo ammette in ditta con lo «Studio Artistico Fotografico Tosi & Zani». Ma ancora una volta Libero guarda già oltre e nel 1920 decide di trasferirsi a Milano. Il capoluogo lombardo in quegli anni vive una tensione sociale molto forte, non solo per la crisi conseguente alla guerra ma per i continui scontri tra operai, forze dell’ordine e fasci di combattimento. 
Con Libero a Milano c'è Dino Zani, compaesano e parente dell’ex socio Plinio. I due si mettono in proprio in corso Garibaldi 2 con la ditta «Dino Zani & C» in cui l’amico svolge un ruolo maggiore per esperienza e, probabilmente, per capacità economiche. Nel 1921 nonostante non abbia ancora svolto il servizio militare Tosi sposa Maria Rosa Bollini (1897-1963), la cugina che lo ospita fin dal suo arrivo. L’attività è molto intensa e il giovane guastallese entra in contatto con il mondo che, in senso fotografico, conta davvero. Collabora tra l’altro con gli studi di: R. Paganini, che nel 1924 realizza l’ultimo ritratto di Eleonora Duse in partenza per l’America, dove morirà; G. Borghello (Fotografia Reale); Belloni (che affida a Tosi una succursale del suo studio). Lavora inoltre con la S.F.R.A.I. (Studi Fotografici Riuniti Artistico Industriali) in via Passerella 20 e Corso Garibaldi 2. La società è formata dal cav. Gigi Bassani, che la dirige, da Mario Crimella (1893-1964), da Mario Castagneri (1892-1940), oltre all’amico di sempre Dino Zani.
I ritrattisti che conosce a Milano sono i più noti e apprezzati: Emilio Sommariva (1883-1956) fotopittore e grande maestro di fotografia; Vincenzo Aragozzini (1891-1975), Baccarini, Attilio Badodi (1880-1967) che come Tosi è di origine reggiana. Nello studio di Badodi, in via Brera, posano le grandi dive dello spettacolo e tutto il bel mondo milanese. Tra gli altri protagonisti frequentati da Libero c'è Mauro Camuzzi (1893-1964). Merita di essere citato un episodio: Tosi si trova nello stabilimento di Michele Cappelli (1854-1935) in via Friuli, quando il «vertice» del ciclismo nazionale – Girardengo, Guerra, Brunero e Bordin – si mette in posa per realizzare una serie di famose cartoline in seppia. Per la cronaca Lauro Bordin (1890-1963) più tardi seguirà le gare come glorioso fotoreporter. I grandi colleghi milanesi incontrati da Tosi rappresentano, insieme ai «romani» Arturo Ghergo (1901-1959) e Elio Luxardo (1908-1969), il meglio della fotografia nazionale. Questo è il clima culturale in cui Libero Tosi compie il definitivo salto di qualità: da promettente giovane fotografo di provincia a solido professionista. Matura qui il suo stile fotografico fatto di un perfetto mix di tecnica ed estetica, che ricorda da vicino, volendo fare un confronto, la mano del grande Ghergo. Oltre che dalla fotografia Tosi è molto attratto dal disegno. A Milano, alla Accademia di Brera, segue i corsi di pittura e nudo tenuti da Ambrogio Alciati (1878-1929) e Giuseppe Palanti (1881-1946) quest’ultimo pittore, illustratore e scenografo che Tosi considera il suo vero maestro. Nel 1924 nasce a Milano la primogenita Carla, che farà studi artistici a Parma e sarà a sua volta pittrice: nel 1945 sposerà il pianista Luciano Sangiorgi (1921-1992). Franco (1932-2012) verrà dopo il trasferimento a Parma. È qui che nel prestigioso atelier di via Mistrali 9, per oltre mezzo secolo, il pittore fotografo trasformerà la fotografia in arte.
ROMANO ROSATI
 

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