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Danilo Mainardi e i dialoghi sulle creature

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di Francesco Mannoni

Nell’autunno del 1942, l’etologo Danilo Mainardi aveva otto anni ed era sfollato a Soresina in provincia di Cremona. Lì frequentò le elementari e conobbe un compagno che si chiamava Remo Ceserani, con il quale condivise l’amore per lo studio. Assieme frequentarono anche le medie, poi il liceo a Cremona. Si persero di vista quando per via delle «divergenti passioni» s’iscrissero all’università. Ceserani a Milano inseguendo i suoi sogni di letteratura, Mainardi a Parma dove incontrò i suoi maestri: «Cavalli Sforza e Schreiber, poi l’amicizia con Lorenz e la scoperta dell’etologia, quindi la scuola etologica internazionale di Erice».
 Si sono ritrovati a Bologna due anni fa: Mainardi con una posizione di tutto rilievo nella comunità scientifica, Ceserani affermato studioso di letteratura e i due amici con «passioni contrapposte», presero a frequentare nuovamente assieme «le passioni di una vita», ognuno nel suo ambito ma scorrendo entrambi verso un unico punto, come affluenti dello stesso fiume. Cominciarono a scriversi delle e – mail, e i pensieri che il «Caro Remo» e il «Caro Danilo»  si scambiavano, erano studi dettagliati sull’evoluzione umana e su quella animale, affacci culturali su stili e metodi delle discipline scientifiche e degli studi umanistici, come l’uomo produce cultura, confronti fra letteratura ed etologia, scrittori che hanno raccontato animali di ogni tipo, da Calvino a London, fino alle strategie di trasformazione, le metamorfosi e gli inganni presenti in molte specie animali. E - mail dopo e - mail hanno inventato una nuova forma di divulgazione scientifica – letteraria con la quale insegnano a conoscere meglio noi stessi e gli altri «animali»  che popolano la terra. Partito come un divertimento, strada facendo lo scambio epistolare ha assunto la forma di un piccolo trattato e i due hanno deciso di pubblicarlo con un titolo programmatico «L'uomo, i libri e altri animali»   (Il Mulino, 231 pp., euro 16,00). E così, «il dialogo tra un etologo e un letterato», è diventato un confronto che, spaziando dall’umanità al mondo animale, analizza i  «massimi sistemi»  della natura. «L’idea è venuta a Ceserani, ed era lui che trainava –  dice Danilo Mainardi, professore emerito dell’università Ca’ Foscari di Venezia - . Dopo un po’ tutto si è mescolato, e ci ha regalato un obiettivo che non era previsto: dai nostri discorsi è saltato fuori il diverso modo di essere di un umanista e di uno scienziato. Il suo è un continuo ricordarsi testi letterari e cose del genere, io sempre più agganciato ai fatti anziché alle parole».
In che cosa maggiormente collimano la «cultura» animale e quella umana? 
La cultura umana utilizza molte simbologie ed è un pochino più raffinata, mentre quella animale in genere, si basa più sull’esempio. Se devo spiegare le leggi di Mendel a degli studenti, non ho bisogno di piantare i piselli e poi contare quanti sono i verdi e quanti i gialli: basta che racconti il concetto. Se invece dovessi spiegarlo a degli animali, dovrei piantare i piselli e poi far capire attraverso un esempio pratico. Questa è la differenza: nella cultura animale l’esempio è fondamentale; nella cultura umana invece, si può anche scavalcare l’esempio.
I delfini che s’impongono un nome, sono la prova di una cultura presente anche nel mondo animale?
Quella dei delfini è una testimonianza notevole.  Si tratta di una ricerca fatta negli Stati Uniti, registrando le vocalizzazioni dei delfini. Ritrasmettendole si sono resi conto che i suoni davano un’informazione. Sentendo un certo vocalizzo, un delfino si dirigeva verso gli altri perché capiva che chiamavano lui. Queste vocalizzazioni erano dei suoni quasi a livello di ultrasuono, con una frequenza molto alta, ed erano i nomi dei singoli delfini che si autonominano, si chiamano e si riconoscono. Fra gli animali, soltanto i delfini finora hanno dimostrato di saper fare una cosa del genere.
L’evoluzione che ha riguardato l’uomo, ha interessato in uguale misura il mondo animale?
I meccanismi generali sono quelli e si basano essenzialmente su mutazione e selezione. Mutazione vuol dire cambiamenti casuali all’interno delle generazioni, che poi sono sottoposti alle selezioni naturali. Questo meccanismo riguarda animali e vegetali, e anche l’evoluzione culturale. Alcune specie sono molto più potenti perché possiedono un gran numero di geni. Nell’ambito dei primati abbiamo somiglianze e differenze che sono dovute al fatto di possedere gli stessi geni. In qualche caso le somiglianze dipendono da altri fattori e non c’entrano con la parentela evolutiva. 
Fra gli animali letterari quali l’hanno sorpresa o incuriosita maggiormente?
Più di tutti i merli di Italo Calvino. Lo scrittore racconta di due personaggi, marito e moglie, che in un giardino come comportamento sono uguali a una coppia di merli. Secondo Calvino, molto acuto da questo punto di vista, quanto facevano i merli lo facevano anche gli umani. C’è un parallelismo straordinario e questo mi ha molto divertito, soprattutto quando Remo mi ha detto di aver provato anche lui a fischiare come un merlo. L’idea dell’austero professore che faceva il verso ai merli, era una cosa più da etologi che sono molto meno rigorosi.
La cultura umanistica quanto può aiutare il mondo animale?
Credo che possa aiutare molto perché gli umanisti si sanno spiegare meglio degli scienziati. Se oltre alla cultura umanistica ne avessero un po’ anche di scientifica, sarebbero più bravi a comunicare cose importanti sulla conoscenza dei nostri fratelli animali. Mi rifaccio un po’ all’esperienza mia e di Remo. Sono uno scienziato, però ho frequentato il liceo classico e quello che mi ha dato questa scuola è stato importantissimo per me. La consiglio anche ai ragazzi indecisi: chi sceglie il liceo classico non se ne pentirà perché imparerà tante cose che renderanno la sua cultura più completa. 
L'uomo, i libri e altri animali Il Mulino, pag. 231, 16,00
 

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