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Arte-Cultura

Storiella del pettinino rifiutato

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 Gustavo Marchesi

Le ragazze non avevano il permesso di rimanere fuori nelle ore piccole. Tonina con altre due del paese si staccò dalla compagnia, prima, molto prima di mezzanotte. Se arrivava dopo, suo padre chiudeva la porta col paletto. All’uscita Sergio le strappò dai capelli il pettinino: «…ricordo della festina, ma non lo voglio per sempre… te lo riporto domani»: mezzora di bicicletta da casa.
Il pomeriggio dopo, pedalando era a metà strada, al caseificio di Gigi. Non lo vedeva quasi mai e si fermò. Aveva tre bimbe simpatichine, color formaggio. La moglie era morta e Gigi viveva per le ragazze, non andava alle festine e in balera meno che meno. Ma non era un orso, tutt’altro, ai ragazzi che venivano gli metteva al collo le rifilature del grana ancora tenero: «Fatele mosgare da quelle vostre marioline, così avete la scusa di ricambiarle». Allegro, Gigi, un gran daffare, saltava come un grillo. Intorno aveva chi osservava la lavorazione o coccolava le bambine. La maggiore, Francesca, già verso la pubertà, metteva in mostra una fitta capigliatura, un codone di volpe. Sergio ci infilò il pettinino: «Ti sta proprio bene, te lo darei, ma è di Tonina». Francesca glielo sbatté dietro: e basta trattarla sempre da bamboletta… 
Anche stavolta nel caseificio non mancava la Piera. Raccontava di tutto; lei e suo marito, rigattieri straccivendoli ombrellai, sapevano tutto di tutti. Adesso nel comune cominciavano le noie. Il sindaco all’avanguardia, aveva cominciato la partizione dei rifiuti. Venivano anche da loro, a controllare i pattumi, quelli promossi, altri rimandati o bocciati, una specie di scuola. Ormai non sarebbe più accettabile uno spazzino come Lena, col grembiule imbrattato, il cavallo asmatico e il carretto traboccante di rudo a cielo aperto. Lena soffiando in un cornetto simile a quello dei treni, avvertiva che gli portassero i secchi di immondizia. «Avanti ‘n pass», sussurrava e la bestia trascinandosi obbediva. Gli spettava un contentino da masticare e Lena teneva una bisaccia di scarti ai quali metteva mano anche per sé.
Usanza un po’ sporca, ma dava allegria. Adesso il contrario, era il turno della tristezza, ispettori noiosi come l’inverno. Si facevano compatire con dei casini senza né capo né coda. Una signora aveva trovato una certa materia che non sapeva dove mettere, che non era né molle né dura, diventava o l’una o l’altra chissà come, a seconda. Ci studiarono sopra in tanti, anche chimici industriali e farmacisti, oltre, si capisce, il primario dell’ospedale; ci fecero dei trattamenti, ma non cavarono un ragno da un buco. Dopo alquanti passaggi, conclusero che fosse inesistente, a tutti gli effetti. Sarebbe più giusto dire inschedabile, ma nessuno voleva prendersi la responsabilità di essere giudicato giudice. Melius ignorare quam distribuere, stabiliva il dizionario del latino popolare, usato ancora perché comprensibile. 
Da Gigi furono tutti d’accordo sull’assurdità del complicarsi la vita in pattumiera. La Piera compiaciuta si ripeteva come un rosario, le sue parole ronzavano soporifere, e Sergio si appisolò. Si svegliò con un acquazzone che Dio lo mandava. Arrivare da Tonina in bicicletta c’era da imbibirsi. Preferì sorbire la Piera, oltre a un certo Cuspitón, spugna paonazza che fra tante chiacchiere gli diede un consiglio: «Fregatene del temporale, bevici su… L’alcol è idrofugo, lo sai»? 
Sergio rimontò in sella; il cielo sgocciolava ancora, ma le nubi si allontanavano indifferenti. Arrivò alla porta di Tonina in un orario non certo di visita e lei dovette rassicurare suo padre: il ragazzo le restituiva una cosetta. Da Sergio però volle sapere perché aveva ritardato. Sergio si indurì, «Insomma pioveva», e si era fermato da Gigi. Avevano ascoltato le ultime della Piera. Tonina volle saperne di più, se c’era Francesca. E Sergio: «La bimba? Sììì». Tonina contrariata si sbarazzò del pettinino: «Non è più una bimba, sciocco». Andò dentro e girò la chiave.
Sergio non era rimasto bene. Al ritorno, oltre allo sgarbo di Tonina, pedalava su un punto di domanda: «Dove si butta un pettinino rifiutato»? 
Era quasi notte e Gigi aveva spento, se no l’avrebbe chiesto alla Piera.  
 

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