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La villa degli ultimi Borbone

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 Nella storia degli ultimi Borbone c'è una pagina pressoché sconosciuta anche ai parmigiani: quella della edificazione e delle varie destinazioni della Villa ducale di Viareggio.

 
Il progetto originario che riguardava questa costruzione, è del 1820, e si deve a Lorenzo Nottolini, al tempo praticamente l’architetto di corte dei duchi, su commissione di Maria Luisa di Borbone Parma (1782-1824) che, in quel periodo, era  duchessa di Lucca sulla base degli accordi tra le varie case regnanti europee dopo il Congresso di Vienna seguito alla definitiva caduta dell’impero napoleonico. I primi lavori iniziarono nel 1821. La Versilia, ed in particolare Viareggio, furono oggetto di una predilezione speciale da parte di Maria Luisa, tanto che fu lei ad elevare Viareggio al rango di città e a volere che qui, nel 1820, si celebrassero le nozze del figlio Carlo Ludovico con Maria Teresa di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele I, re di Sardegna.
 Il progetto originario della villa, probabilmente risalente ai primissimi anni dell’800, era parte di un intervento urbanistico di notevoli dimensioni che prevedeva la costruzione di una vera e propria reggia a sud del canale la Burlamacca (il canale emissario del lago di Massaciuccoli e che conduce al porto di Viareggio) e all’interno di un grande parco con casino di caccia posto sul lato sud della proprietà che spaziava attraverso una fiorente pineta (fortunatamente sopravvissuta), sino alle dune della spiaggia ed al mare al quale si giunge ancora oggi per mezzo di un viale che partiva proprio dalla grande cancellata che delimita la villa sul lato dell’attuale Viale dei Tigli.
 La costruzione della reggia in effetti ebbe inizio, ma a seguito della precoce morte di Maria Luisa, il di lei figlio e successore, Carlo Ludovico (1799-1883) interruppe i lavori ritenendoli troppo onerosi fino all’abbandono definitivo del grandioso progetto, mentre continuò, anche se con varie modifiche rispetto al progetto originale (che furono apportate dallo stesso architetto Nottolini), la costruzione del casino di caccia, ovvero l’attuale villa Borbone, ispirata, come si può ben vedere ancora nella sua architettura generale e nel parco, al palazzo ducale di Parma.     La villa di Viareggio , insieme ad altri beni immobili passò successivamente per linea ereditaria, a causa dell’assassinio del padre Carlo III nel 1854, alla di lui figlia primogenita Margherita (1847-1893), a sua volta andata sposa a don Carlos di Borbone, duca di Madrid, ovvero Carlo VII di Spagna. Margherita, probabilmente ereditando anche l’amore e l’attrazione per questo lembo di terra, fece in modo che tutta la famiglia prendesse stabilmente la residenza privata proprio nella villa di Viareggio. 
Quando Margherita morì, la villa con tutta la tenuta agricola passò alla figlia primogenita Bianca, sposa di Carlo Salvatore d’Asburgo - Lorena di Toscana. Per asse ereditario, quindi, la villa, con tutta la tenuta, passò in quel periodo al ramo cadetto della Casa Granducale di Toscana. Gli eventi della prima guerra mondiale indussero il Regno d’Italia a "congelare" anche i beni dei nobili Borbone e Asburgo -Lorena, compresi quelli di Viareggio. Addirittura, per ragioni belliche, la Regia Marina Militare Italiana, all’inizio del 1918 occupò tutta la villa, parte della tenuta e la pineta circostante per costruirvi, anche su parte della spiaggia il Balipedio. Nel frattempo però, i principi avevano provveduto a svuotare completamente la villa di tutti gli oggetti di valore, compresi gli arredi costruiti appositamente dagli abili intagliatori Cipriani di Farnocchia (Lucca), cui si devono anche le porte ed i pavimenti in parquet di legno a mosaico. 
Terminata la guerra, a conclusione di una lunga trattativa con il governo italiano, i duchi tornarono in possesso della villa e della tenuta agricola, ma non della pineta e della spiaggia, divenute nel frattempo proprietà del demanio. Il mobilio originario però non rientrò mai più nella sua sede originale e la villa fu arredata nuovamente ex novo ma con mobili dell’epoca.  Verso il termine del secondo conflitto mondiale, la villa venne requisita dall’esercito tedesco che vi collocò un proprio comando per diversi mesi. Prima di ritirarsi, come spesso accadde per diversi siti occupati dai tedeschi, furono asportati tutti i beni della villa, che quindi fu nuovamente spogliata di qualsiasi oggetto di valore. 
Furono addirittura estratte dagli infissi delle sale del primo piano del corpo centrale della villa, tutte le artistiche e preziose borchie di bronzo appositamente fuse, che le adornavano. Terminata la guerra, i duchi di Parma rientrarono in possesso dei loro beni ed ivi vissero con una discreta continuità fino alla vendita dell’intero patrimonio a una società di Caracas (Venezuela). Il titolare  l’ingegnere Benevenuto Barsanti, era nato a Viareggio e, benché trasferitosi in Venezuela, aveva mantenuto ancora legami con la sua città di origine, tanto da decidere di donare al popolo di Viareggio la villa con il parco, delimitato da muraglia e cancellate sulle quali è ancora ben visibile lo stemma ducale di Parma. La tenuta agricola con tutte le relative costruzioni rimaneva, invece, alla sua famiglia. Il 13 luglio 1985, la villa passava perciò al comune di Viareggio, ad eccezione della cappella e dell' appartamento di sei vani sito al primo piano (sopra a quella che un tempo era la rimessa delle carrozze) che rimasero di proprietà  dell’arciduca Dominio d’Asburgo-Lorena. 
 
Successivamente, nel 2005, il comune di Viareggio riusciva a comperare anche questa porzione, acquisendo così l’intero corpo del fabbricato.                     A causa delle numerose spoliazioni alle quali è stata sottoposta l’intera villa, l'attigua chiesetta, con la cappella dove riposano le spoglie dei duchi costituisce senza alcun dubbio la parte più significativa dal punto di vista artistico e culturale di tutto il complesso. Il primo progetto di una chiesa a fianco della villa, che era ormai da tempo costruita, è del 1849, commissionato dal duca di Parma Carlo III all’architetto Giuseppe Gheri di Viareggio, come si evince da un documento ufficiale, per il desiderio di offrire ai dipendenti della tenuta agricola che si estendeva tutto intorno, la comodità del servizio religioso senza aver bisogno di andare in città (a quel tempo il centro era tra l’altro molto più lontano di adesso). A questo scopo, chiese ai Padri Francescani del convento di Sant'Antonio di Viareggio di assumersene la cura. Una lapide ricorda ancora questa decisione del duca. La chiesa venne poi dedicata a S. Carlo Borromeo. 
L’attaccamento del duca a questa chiesa si desume anche dalle decisioni testamentarie; infatti Carlo III dispose poi che la proprietà della chiesa rimanesse indivisa fra i quattro figli e  tutti i loro discendenti. Successivamente, il duca Roberto I decise un secondo e sostanzioso intervento sulla chiesa creando una cappella idonea ad accogliere le spoglie sia del padre, che nel frattempo era stato assassinato a Parma, in strada Santa Lucia (l'attuale via Cavour) nel 1854, nonché di se stesso e dei suoi familiari e congiunti. Il duca Roberto I, affidò, così l’opera d’arricchimento artistico e rimodellamento dell’interno della chiesa all’architetto Giuseppe Pardini allora famoso a Viareggio. Anche questo secondo decisivo intervento, terminato nel 1885, è documentato in una lapide marmorea dalla quale si evince  l’intendimento del duca Roberto: " i Duchi Borboni-Parma innalzarono un tempio più insigne e più spazioso e vi scelsero sepolture per loro e per i loro cari". Giuseppe Pardini, ispirandosi alla facciata romanica della chiesa di Santa Giulia di Lucca, previde una facciata in marmo bianco tagliata trasversalmente da cinque fasce di marmo verde  con un effetto piacevole che esalta le caratteristiche del posto in quanto la chiesa è posta sul lato nord est della villa, proprio nella direzione geografica della città di Parma ed è inserita in un contesto verde, quello della tenuta e della pineta.
CARLO PRUNETI
 

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