Arte-Cultura

Colorno e la tragedia della grande guerra

Colorno e la tragedia della grande guerra
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Rino Tamani

L'iniziativa «Colorno e la grande guerra», realizzata grazie alla collaborazione della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto comprensivo con l’archivio storico comunale, coordinata da Maria Teresa Moschini, ha dato vita alla mostra di documenti originali, allestita negli spazi del municipio a cura di Angela Leandri, e alla ricerca di storia locale scritta dagli alunni.  
 Nell’ultimo anno i ragazzi della terza «A» si sono dedicati, a gruppi, a un’attività piuttosto impegnativa, sia per la quantità del materiale archivistico disponibile, sia per la complessità dell’argomento. Non è bastato, pertanto, il consueto libro di storia, ma, attraverso le fonti, i ragazzi hanno voluto capire come il paese di Colorno ha vissuto gli anni difficili della Grande Guerra. L’interesse si è rivolto non alla storia dei generali, ma degli uomini, in particolare dei contadini, che hanno dovuto lasciare il lavoro nei campi per andare a combattere o morire in battaglia o nelle trincee. Attraverso la scoperta di questa realtà locale, i ragazzi non hanno conosciuto soltanto un periodo drammatico del passato del paese e della sua gente, ma hanno potuto apprezzare meglio il presente di pace, il rifiuto della guerra e della violenza.
 L’Amministrazione comunale ha premiato gli alunni impegnati nel progetto per un intero quadrimestre con una visita d’istruzione a Rovereto, dove hanno potuto vedere i luoghi della guerra e osservare altre testimonianze.  Tra i contenuti della ricerca che hanno suscitato maggior interesse, le fasi della mobilitazione e la partenza dei primi soldati, la situazione delle famiglie e il ruolo svolto dalle donne nella comunità, la presenza dei profughi in paese, l’economia di guerra fatta di calmieri e razionamenti. Hanno colpito la sensibilità dei ragazzi i documenti sul destino di tanti giovani soldati prigionieri degli austriaci, dispersi, morti per malattie o caduti in battaglia, che hanno lasciato mogli e figli senza un sostentamento, più poveri di prima.  L’elenco trovato in archivio riporta 163 nomi di soldati caduti in guerra, ai quali ne sono stati aggiunti altri 6 man mano che giungevano le notizie o quando si aveva la certezza del destino di un prigioniero o di chi era considerato disperso per un totale di 169.
L’elenco riporta anche i dati anagrafici dei soldati con la causa e la data della morte. Dai fascicoli individuali raccolti in due faldoni si hanno notizie più dettagliate sulle circostanze della morte, l’indicazione del luogo di sepoltura, le comunicazioni inviate dall’autorità militare al Comune o alle famiglie per informare del decesso, a volte si trovano i ritratti fotografici dei soldati e in un caso anche la piastrina di riconoscimento in metallo. Dai dati si ricava che in maggioranza i soldati colornesi sono morti sul campo di battaglia o in trincea: molti in territorio italiano, in Friuli, a Gorizia, sul monte San Michele, qualcuno in Austria e sul fronte francese. Una trentina sono deceduti in ospedale e una decina in prigionia. I feriti risultano colpiti da granate e schegge, pur essendo riusciti ad arrivare in ospedale, non hanno potuto salvarsi per la gravità delle ferite, per il sovraffollamento degli ospedali o perché le cure mediche non erano sufficienti per tutti. 
Chi non è morto per le ferite ha perso la vita per malattie come polmoniti, tifo, nefrite, influenza e altre complicazioni dell’apparato respiratorio, chi era prigioniero è morto anche per deperimento organico, perché il cibo scarseggiava. Di qualche soldato si legge il luogo dell’ultimo combattimento, ma si dice che il suo corpo non è stato ritrovato.
  La comunicazione del decesso era data da parte del Distretto militare al sindaco del comune, raccomandandogli di avvisare la famiglia del soldato con i dovuti modi. L’esercito porgeva le condoglianze ed elogiava il soldato morto, anche se questo non poteva essere di grande conforto alla famiglia. Quando non arrivavano da tempo notizie né dalle autorità militari, né lettere del soldato, erano le famiglie a rivolgersi al Comune per sapere qualcosa. L’ufficio notizie di Colorno scriveva al distretto per incarico delle famiglie e si attendeva con ansia la risposta.  Vari i luoghi di sepoltura. Anche se nel cimitero di Colorno una stele funeraria riporta i nomi dei caduti, non tutti i soldati sono sepolti nella terra del loro paese. I corpi di alcuni vi sono stati trasferiti in un secondo momento. Alcuni sono stati lasciati insepolti sul campo perché non è stato possibile recuperarli, altri sono sepolti nei cimiteri di guerra all’estero (Austria, Ungheria, Germania). Molti sono sepolti in varie località del Friuli, sul Carso, sul San Michele o nei cimiteri di Redipuglia Udine e Gorizia.  Gli esiti della ricerca, testi, riproduzioni di documenti, foto d’epoca e recenti, sono riordinati e raccolti, in attesa di essere pubblicati e divulgati tra i colornesi.
 

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