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Il genio di Tiziano a Roma

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(Ansa/Nicoletta Castagni)

ROMA – I celebrati ritratti, i soggetti profani e mitologici, le pale stupefacenti, le drammatiche crocifissioni: il genio di Tiziano è in mostra da oggi alle Scuderie del Quirinale per la prima grande mostra antologica mai realizzata a Roma sul maestro cadorino, tra i protagonisti assoluti della Rinascenza italiana. Esposti circa 40 dipinti, provenienti dai maggiori musei internazionali, che consentono di ammirare in un’unica rassegna le tappe salienti della lunga e fortunata carriera del Vecellio, dai magnifici esordi alla classicità matura al 'fiato di colorè dell’ultimo tempo.

«Almeno la metà delle opere allestite sono state oggetto di singole mostre», ha detto il curatore della rassegna Giovanni Villa, a sottolineare lo sforzo di un progetto espositivo ambizioso, che trova un antecedente solo nel 1935 con la famosa retrospettiva veneziana di Cà Pesaro. Si è sempre preferito scegliere un periodo preciso o un tema, spiega lo studioso ricordando che Tiziano lavorò per 60 anni, conteso dalle corti d’Europa, circondato da un’ammirazione che non ha più avuto pari. L’obiettivo della rassegna romana è stato invece fin da subito di offrire al visitatore uno sguardo completo, capace di ricomporre il percorso straordinario del maestro della pittura tonale.

A fronte di un investimento di circa due milioni di euro compiuto dall’Azienda Speciale Palaexpò, ecco dunque riunite nella capitale opere strepitose come 'Il Concertò e la 'Bellà, provenienti da Palazzo Pitti, la 'Florà degli Uffizi, la 'Pala Gozzì di Ancona, il 'Ritratto di Paolo III senza camaurò e la 'Danaè prestati dal Museo di Capodimonte, l’'Uomo con il guantò del Louvre, 'Carlo V con il canè e l’Autoritratto del Prado, lo 'Scorticamentò di Marsia di Kromeriz.

Una mostra costellata di capolavori, ma non facile, perchè Tiziano, in quei sei lunghi decenni, cambia e molto. Se l'allestimento, che ha trasformato il piano nobile delle Scuderie in una serie di raccolte cappelle, cerca almeno di offrire un orientamento tematico riunendo qui la produzione sacra e lasciando al piano superiore lo splendore dei ritratti e dei soggetti mitologici (le carni abbaglianti della Flora, di Danae, di Venere, ma non quella di Urbino che non è stata prestata), il continuo cambio di registro della pittura continua a sorprendere. «Agli esordi e nella prima maturità – spiega Villa – Tiziano costruiva l’immagine con grandi masse di colore, poi la sua tecnica evolve fino a quei dipinti che sembrano quasi dei monocromi, l’essenza stessa del creato».

Dopo la prima attività nelle botteghe di Bellini e Giorgione, Tiziano dà vita a un modello di arte che lo trasforma nel più conteso artista della sua epoca. «E' il principe dei pittori, in lui converge la forza di Michelangelo e il classicismo di Raffaello, una sintesi da cui scaturisce un nuovo dettato della natura», prosegue Villa davanti alla grande tela de 'Il vescovo Jacopo Pesaro presentato a san Pietro da Alessandro VI', proveniente da Anversa, esempio del suo nerbo giovanile. «Fu non solo divino come il mondo lo reputava - scriveva nel 1552, quando il Vecellio era al massimo della sua fama il pittore Ludovico Dolce – ma come un dio e senza pari».

Così padrone della sua arte, che dissolve il suo modello.

«E' quello che chiamo il 'fiato dei colorì – dice il curatore – la capacità di Tiziano di raccontare, nella sua maturità, in pennellate evanescenti, fatte di velature, gli aspetti più diversi della vita, del paesaggio. Un’eredità di cui si nutrirono tutti i grandi dopo di lui, da Velasquez a Cezanne. Solo l’arte cubista saprà evolvere dopo di lui».

Ecco dunque il colore che «a un tratto sembra perdere l’antica compattezza e brilla attraverso il velo di un’atmosfera satura d’oro», rilevava il Venturi nel 1925, una descrizione che è ancora oggi perfetta per capolavori come la Danae o 'Venere benda Amorè. Mentre nei ritratti (e autoritratti), anche nei più tardi, la vivezza e umanità dello sguardo, l’introspezione psicologica, la ricchezza dei magnifici dettagli l’arte di Tiziano diventa sempre più unica e inimitabile. Tra papi e imperatori, un genio inimitabile.
 

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