Arte-Cultura

Comunalie, storia millenaria

Comunalie, storia millenaria
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 Chi sale sulle nostre montagne per fare una passeggiata, a cercar refrigerio durante l’estate e magari i funghi nelle stagioni e nelle giornate adatte spesso non immagina neppure di trovarsi immerso non già in una foresta demaniale bensì, specie in alta Val Taro e Valceno, in una Comunalia, cioè in un luogo di proprietà della comunità locale, di tutti gli stabili abitanti del luogo. 

Comunalia è termine suggestivo e mitico, che evoca le usanze delle popolazioni antiche riguardo il godimento dei beni comuni a tutti gli uomini della tribù: la caccia, il pascolo e il taglio della legna, in quegli ampi terreni di montagna, ma anche in pianura, in aderenza al Po, erano liberi e non ripartiti in proprietà individuali. 
Tracce delle Comunalie si trovano già nella Tabula alimentaria di Veleia, che certamente raccoglie consuetudini ancora precedenti, ma l’istituzione, col tempo regolata da normative locali o statali, si è conservata fino ai giorni nostri.
 Oggi le Comunalie parmensi - col nome di usi collettivi o usi civici, ne esistono naturalmente anche altrove - coprono una superficie complessiva di circa 11 mila ettari e dal 1957 sono gestite da un unico Consorzio. Un volume che racconta «Le Comunalie. Duemila anni di "comunismo"», è nato dalla collaborazione tra il tecnico forestale Antonio Mortali e il padre Giuliano, storico locale, e inaugura la collana "Crisopoli" di Mup editore. 
Nella narrazione, paradossalmente, rimangono defilati, ma non poteva essere che così, gli abitanti dei luoghi dotati di Comunalie, gli utilizzatori quotidiani delle foreste, mentre dalle fonti d’archivio utilizzate dagli autori, emergono, nello scorrere del tempo, imperatori romani, signorotti locali, duchi e notai, ma anche tecnici, cartografi e agronomi che percorrono il terreno, lo valutano e lo misurano palmo a palmo.
 Nei secoli una parte delle foreste, specialmente quelle meno scoscese e più vicine agli abitati, vengono privatizzate ed utilizzate per l’agricoltura.In tempi più recenti, con lo Stato unitario, le Comunalie sono equiparate, a livello nazionale, con i latifondi e gli usi civici di altre regioni, in particolare gli ex-stati Pontifici. Verso la fine della Grande Guerra vengono presentate diverse proposte di legge di cui si occupa, in un convegno indetto dall’Unione economico-sociale dell’aprile 1918, persino Luigi Sturzo. Non manca nell’occasione di far sentire la sua voce l’onorevole Giuseppe Micheli, che in un opuscolo edito dalla Giovane Montagna elenca le più importanti Comunalie del Parmense. 
Il deputato parmigiano tornerà sull'argomento a distanza di anni, sempre allo scopo di conservare gli usi tradizionali ai suoi montanari. Si può aggiungere che Antonio Bizzozero, invece, pur qualche incertezza, quando nel 1924 il governo, quale anticipo dell’imminente Battaglia del grano, emana un decreto "sugli usi civili" per favorire il dissodamento e la messa a coltura delle antiche e tradizionali Comunalie, finisce per adeguarsi, come del resto faranno i cattolici di cultura solariana, che arriveranno addirittura a rivendicare la priorità dell’idea ispiratrice.
L'assetto delle Comunalie tuttavia non cambia sostanzialmente e gli autori del volume ripercorrono in dense pagine le istituzioni comune per comune, da Neviano Arduini a Bardi passando per Corniglio, Berceto, Bedonia, Albareto, Compiano e Borgotaro, comprese quelle che si estendono anche oltre i confini provinciali e regionali. 
Le prefazioni al libro sono di Pier Luigi Ferrari e di Corrado Truffelli, che illustrano gli scopi del lavoro e la sua importanza culturale in una materia soltanto apparentemente ristretta e locale. Francesca Corsi, infine, attualizza in senso ambientalista il tema con una postfazione su "Sostenibilità e Comunalie" facendo emergere possibilità di valorizzazione dei luoghi sia a scopo turistico-ricreativo sia per la realizzazione di progetti per ricavare energie rinnovabili. Si può dunque concludere con Truffelli che lo studio fornisce "un materiale prezioso, in gran parte inedito, assai utile per avviare una seria riflessione sul futuro della Montagna, uno dei problemi socio-economici più rilevanti presenti sul nostro territorio".
UBALDO DELSANTE
 

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