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Pier Maria, l'uomo e il mito

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Pier Paolo Mendogni

Seicento anni fa – esattamente il 25 marzo 1413 - nasceva nel castello di Berceto Pier Maria Rossi «il magnifico», il più celebre e celebrato protagonista della storia parmigiana del Quattrocento per la sua spiccata personalità di valoroso guerriero, di uomo colto e protettore delle arti. Umanista «esperto di molti saperi» conosceva bene il latino, parlava disinvoltamente francese e spagnolo, amava la poesia e la musica – egli stesso, secondo Jacopo Caviceo autore della «Vita Petri Mariae de Rubeis» 1485, suonava e componeva poesie – si dilettava di aritmetica accoppiando questo interesse a quello delle fortificazioni militari. I castelli erano uno dei suoi hobby preferiti; alcuni li ha ereditati, altri li ha conquistati con la forza, altri ancora li ha fatti costruire o ricostruire. E’ arrivato a possederne una trentina, molti dei quali oggi non esistono più. Il castello per lui non era solo una roccaforte utile per presidiare il territorio e un segno di potere; gli piaceva progettarlo, vederlo nascere, arricchirlo di affreschi, statue e decorazioni per cui ancora oggi alcuni di questi – Torrechiara, Roccabianca, San Secondo, Felino – costituiscono un prezioso patrimonio culturale e un rilevante richiamo turistico.Petrus Maria era figlio di Pietro Maria (1374 – 1438), conte di San Secondo, Berceto e Corniglio, e di Maria Giovanna Cavalcabò, figlia del marchese Ugolino, signore di Viadana. Ebbe due sorelle, Francesca e Caterina. Questa casata dei Rossi si ritiene abbia avuto origine da Orlando, vissuto nel XII secolo, podestà di Parma nel 1162 e ’67 e nominato dall’imperatore Federico Vicario Generale per l’Italia. Lo stemma della casata è costituito da un leone d’oro rampante su fondo azzurro. Sulla sua giovinezza non si hanno molte notizie: la famiglia, che era di parte guelfa, ha abitato prevalentemente a Felino e a San Secondo, anche se possedeva un palazzo a Parma che Marco Pellegri – nel libro «Un feudatario sotto l’insegna del leone rampante» - indica in borgo Palmia. Si sa che seguì a Venezia il padre al quale venne confermata la nobiltà veneziana e per alcuni anni abitò nella città lagunare, dove la sua formazione si è notevolmente arricchita in quel clima cosmopolita. A 15 anni ha sposato Antonia Torelli, di sette anni più anziana, figlia di Guido conte di Montechiarugolo, personaggio influente nella corte milanese avendo sposato Orsina Visconti. Non fu un matrimonio d’amore ma prolifico in quanto nacquero nove figli (Francesco, Giacomo, Giovanni, Bernardo, Maria Bianca, Guido, Eleonora, Donella, Roberto); a questi si devono aggiungere due o tre bastardi.
 La famiglia viveva prevalentemente a San Secondo e Antonia era spesso sola in quanto il giovane marito seguiva il padre nelle imprese belliche. Si era fatto un uomo robusto, di corporatura «quadrata atta a sopportare le fatiche della guerra»; di statura media, viene descritto d’aspetto tra ilare e severo; portava la berretta rossa, tipica del tempo, e vestiva «alla corta». In una medaglia di Francesco Enzola appare paffutello, col doppio mento, il naso all’insù, lo sguardo penetrante.Sui vent’anni Pier Maria entrava nelle armate viscontee con una sua compagnia composta da un migliaio di uomini partecipando alla guerra che Milano stava combattendo contro Venezia e nel 1437  era nominato governatore di Ghiare d’Adda, un territorio di notevole importanza strategica. Nell’anno seguente a Felino si spegneva il padre, sepolto nella cappella di famiglia in Sant’Antonio Abate a Parma e Pier Maria veniva investito di nuove responsabilità dovendo badare anche agli interessi che la casata aveva nel Parmense e che si scontravano con quelli degli altri nobili, soprattutto i ghibellini Pallavicino, Sanvitale e Da Correggio. Insieme all’insegna araldica del leone rampante, Pier Maria ne fece una propria consistente in un cuore rosso in campo azzurro (colore dei guelfi) cinto da corone dorate e incatenate: stemma che si trova nei castelli e negli arredi rossiani. Intanto continuava a cogliere successi sul campo di battaglia al fianco di Francesco Sforza.Negli anni Quaranta alla corte viscontea il conte aveva un colpo di fulmine per Bianca Pellegrini da Como, sposata col ben più anziano Melchiorre d’Arluno, la quale lascerà il marito e si trasferirà nel castello di Roccabianca, costruito appositamente per lei tra il 1446 e il 1463. In quegli stessi anni Pier Maria ricostruiva il castello di San Secondo per farne la residenza ufficiale della famiglia e edificava il fiabesco castello di Torrechiara tra il 1446 e il ’60, che diventava il tempio dell’amore fra lui e Bianca, che lì si incontravano. Molto devoto alla Madonna – essendo nato nel giorno dell’Annunciazione e portandone il nome -  ha posto la collinare «rocha altiera e felice» sotto la protezione della «redemptrice» e sulle rive della Parma ha fondato un monastero benedettino dedicato a Santa Maria della neve. Alla morte del duca Filippo Maria Visconti (1447), Pier Maria stava al fianco di Francesco Sforza, che gli ha affidato in custodia i suoi figli quando è andato alla conquista di Milano. Poi lo stesso Rossi sconfiggeva i Terzi, riconquistava le terre nel Parmense e veniva accolto trionfalmente in città dove era proclamato «Padre della Patria, autore della libertà parmigiana». Dopo la pace di Lodi (1454) per Pietro Maria vi erano anni di relativa tranquillità nei quali poteva dedicarsi alla poesia, alla musica, alla cura delle sue terre, dei suoi castelli. Ripristinava i bagni termali di Lesignano, ristrutturava le chiese di San Pietro Apostolo nel castello di Felino, di San Lorenzo a Torrechiara, dell’Annunciazione a San Secondo, erigeva l’oratorio di San Bernardino a Roccabianca. I rapporti con la moglie erano stati sempre puramente formali e nel 1457 Antonia Torelli col suo seguito si ritirava a Parma nel monastero delle benedettine di San Paolo, dove morirà nel 1468. Pier Maria nel frattempo incaricava Francesco Enzola di modellare una medaglia con l’effigie di «Blanchina» e aveva preso sotto la sua protezione la mistica Simona Cantulli (detta della canna) e alla sua morte (1476) le faceva erigere un sepolcro in Duomo (due epigrafi sono nel transetto destro superiore; l’immagine scolpita si trova nella cripta).In occasione della elezione a Papa di Sisto IV (1471), il duca Galeazzo Maria Sforza lo inviava a Roma a porre le congratulazioni ufficiali. Purtroppo nel ’76 il duca veniva assassinato e la moglie Bona di Savoia assumeva la reggenza in nome del figlio Gian Galeazzo. Pier Maria restava al fianco di Bona che nel 1480 veniva soppiantata dal fratello del defunto, Ludovico detto il Moro che, sobillato dai Pallavicino, vedeva nel Rossi un nemico da annientare. Mandava così nel Parmense le sue truppe che il 25 luglio 1482 conquistavano Roccabianca (Bianchina era morta da due anni). Pier Maria, che si trovava a San Secondo ammalato, si faceva trasportare in lettiga a Torrechiara, scortato da cento armigeri. Le sue condizioni peggioravano rapidamente e il 2 settembre cessava di vivere, evitando l’umiliazione della sconfitta. Imbalsamato, rivestito di una veste di broccato d’oro, veniva posto su un seggiolone dove «rimaneva a lungo», ricevendo l’omaggio dei sudditi. Era poi sepolto all'interno del  castello nell’oratorio di San Nicomede, davanti all’altare, nella tomba dove già si trovava l’amata Bianchina.

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