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E' morto Lucio Lami

E' morto Lucio Lami
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 Domenica di Pasqua, 31 marzo, Lucio Lami se n'è andato. Il presidente onorario del Pen,  per oltre vent'anni anima del sodalizio, è morto alle 14,30. Aveva 76 anni. 

Di famiglia toscana (la madre era di Busseto) ma nato - nel 1936 - in Lombardia,  Lami ha cominciato a fare il giornalista a 24 anni. Agli inizi ha lavorato a «La notte», diretta da Nino Nutrizio. Poi alla Rusconi, al settimanale «Gente», con Gianni Mazzocchi, Arnoldo Mondadori, Rizzoli. Il giornalismo come missione  che aveva esercitato poi con partecipazione vivissima e vivacissima, dal '74, nel «Giornale» di Montanelli per il quale  è stato a lungo inviato speciale e corrispondente di guerra in tutto  il mondo. Di questa sua lunga e prestigiosa carriera sono testimonianza il Premio Max David nell''80,  l'Hemingway nell''86, l'Estense  nell''81, e il Sacharov sempre nell''86 per «Il grido delle formiche». A 27 anni è il più giovane direttore di settimanali della Rizzoli. Entra poi alla Mondadori come caporedattore di «Epoca» negli anni '70, quando le vendite sono da record.

Nel 1974, insieme a Indro Montanelli, intraprende l'avventura de «Il Giornale»: per vent'anni è il suo corrispondente di guerra. Nella sua memoria i nomi e le immagini dei conflitti si susseguono, come in un film che invece è la sua vita: il Golfo Persico, il Libano, l'Afghanistan, le guerriglie dell'America Latina e dell'Irlanda, il Vietnam, la Cambogia, il Laos. Lami viene ferito tre volte.  Centinaia, le sue interviste:  Saddam, Arafat, Khomeini, Pinochet, ma anche i Beatles, Fontana, Botero.  Direttore dell'«Indipendente»,  de «L'uomo qualunque», docente di Giornalismo alla Cattolica di Milano, editorialista del «Gazzettino» e altre testate.

(...) Poi la decisione di chiudere con i giornali: uomo della «vecchia guardia», non si ritrova nei media tutti tecnologia di oggi dove, dice, «la realtà è filtrata attraverso lo schermo e non più dai propri occhi». Ma non rinuncia alla scrittura: si divide tra i suoi libri e l'impegno nel Pen Club: il suo capolavoro è stato e resterà la fondazione del Premio del Pen Club Italiano, il premio di Compiano al quale ha dedicato la propria attività per tanti anni, un premio che ha fatto nascere e che l'anno scorso per la prima volta non ha potuto organizzare per mancanza di fondi: la sua pena più grande il suo maggior cruccio per aver constatato l'insensibilità di tanti che avrebbero dovuto e potuto aiutarlo..............

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