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Yes we book Dubbi su ciliegie, province e congiuntivi? "Pronto soccorso dell'italiano" può suggerire una cura

Yes we book Dubbi su ciliegie, province e congiuntivi? "Pronto soccorso dell'italiano" può suggerire una cura
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Andrea Violi

«Non dò per certa l'abolizione delle Provincie. Chi può dire qual'è il destino della riforma? Credo che al momento non si sà davvero come potrà finire». Se in questa frase avete individuato meno di cinque errori è possibile che ci sia bisogno di un veloce ripasso. E forse può servire il libro di Lorenzo Montanari «Pronto soccorso dell'italiano». Con uno stile agile e tanti esempi, Montanari - docente di scuola superiore e dottorando all'Università di Bologna, dove è stato professore a contratto - porta i lettori alla (ri)scoperta di regole della grammatica e dell'ortografia a volte trascurate.
Le prime frasi di questo articolo sono state create solo per fare un esempio collegato all'attualità. Ci sono alcuni errori più o meno comuni, che un libro come quello di Montanari aiuta a correggere. Il verbo dare non vuole l'accento alla prima singolare: si dice «io do». In Province non serve la lettera i nell'ultima sillaba. Non è infrequente vedere l'altra grafia, tant'è che l'autore affronta proprio nel primo capitolo quelli che definisce “plurali difficili”. Qual è si scrive senza apostrofo; per non si sa l'accento non serve e comunque bisognava coniugare il verbo “sapere” al congiuntivo: «Credo che non si sappia».
Il congiuntivo è un altro grande sconosciuto di tanti testi scritti in italiano, dai temi ai posti sui social network. Un italiano corrente ma sicuramente non corretto, in questi casi.

«Pronto soccorso dell'italiano» (Editrice La scuola) affronta tanti dubbi sulla lingua in meno di 150 pagine, comprese le sezioni finali con le tabelle su verbi, plurali “a rischio” ed esercizi. E' un libro nato per la scuola, adatto però anche ad un pubblico generalista.
L'autore si rivolge ai lettori con uno stile semplice e agevole. Non appare bacchettone, anche se qualche volta forse è fin troppo “preciso”. Un esempio: secondo le regole sugli accenti, la parola «alcuna» si apostrofa davanti ad aggettivi e sostantivi femminili... ma l'esempio «Davide non reagì, nè provò alcun'emozione» suona quantomeno un po' arcaico.
Interessante il capitolo sulla punteggiatura, dove l'autore ricorda che «la libertà nasce dalla conoscenza delle regole». Molti hanno dubbi sulla giusta posizione delle virgole all'interno delle frasi... E si sa che una virgola nel posto sbagliato può addirittura cambiare il senso di un discorso.
Per dirla con la casistica riportata da Montanari:
* I computer che si rompono spesso saranno controllati più frequentemente dai nostri tecnici specializzati
* I computer, che si rompono spesso, saranno controllati più frequentemente dai nostri tecnici specializzati
Nella prima frase si annunciano verifiche soltanto sui computer che si rompono di frequente; nella seconda, invece, si sostiene che tutti i computer si rompono spesso e ci sarà un controllo generalizzato.

Nel terzo capitolo, l'autore analizza i problemi più frequenti con l'uso di congiuntivo e condizionale. In particolare, il congiuntivo, sottolinea Montanari, «viene sistematicamente bistrattato e maltrattato da tutti, anche pubblicamente». E qui fa l'esempio di un politico che dichiarò: «Ritengo che le elezioni anticipate sono l'unica possibilità per salvare il Paese». La forma giusta è invece «Ritengo che siano» e Montanari lo fa notare bollando una frase di questo tipo «una dichiarazione di guerra» al congiuntivo che «da parte di un uomo pubblico è gravissima». Perché il congiuntivo in qualche modo non piace agli italiani? La spiegazione è semplice: da una quarantina d'anni c'è «un'irreversibile tendenza alla semplificazione», con l'italiano parlato che sta invadendo quello standard «anche nei suoi aspetti più “usa e getta”».
Fra le pagine di questo manualetto si possono scoprire curiosità e tanti esempi sull'uso e abuso di virgolette e parentesi, sulle maiuscole, la punteggiatura, gli accenti e su tanti dubbi frequenti, presentati come approfondimenti in speciali box grigi. Uno per tutti: si scrive «noi sogniamo» o «noi sognamo»? Non è una questione di trascrizione della lingua parlata ma di logica: la desinenza della prima persona plurale è sempre “-iamo”, quindi se si dice «noi amiamo» e «noi bagniamo», bisogna scrivere «noi sogniamo». Montanari ammette che molti grammatici hanno iniziato a tollerare la grafia senza la lettera i... ma lui giudica errato il sopravvento di queste forme rivedute e corrette dei verbi.
L'italiano, insomma, è una lingua viva: è vero che cambia con la società ma tante volte un «Pronto soccorso dell'italiano» può aiutare ad orientarsi in questa “selva oscura”!

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