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Racconto della domenica - Un abbraccio simile alla carezza di un'alba

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Marta Silvi Bergamaschi
Scivolò dal fragile corpo di Lorenza con un’eleganza surreale: composto, lustro, due gambette ben tornite, una testolina folta di neri capelli. Ma la cosa che stupì Lorenza e l’équipe medica fu un gridolino gentile che assomigliava al finale di una melodiosa canzone. Non mi hai fatto soffrire, tu, pensò Lorenza. –E’ stato un parto da manuale- disse un’ostetrica. –Non dimenticate che la madre ha quindici anni: i tessuti rispondono, sono nuovi. Quindici anni,- disse il ginecologo con un tono strascicato di preoccupazione. Quindici anni, disse tra sé Lorenza, e mio figlio è nato da uno stupro. Veniva, la ragazza, dalla Moldavia. Lavorava come commessa in un negozio di alimentari con la sorella maggiore, Vera. Erano partite dalla loro terra con speranza e con coraggio, per aiutare la famiglia. Due brave ragazze. Poi giunse quella maledetta sera profumata di viole e di rose. Due forti mani s’appoggiarono sulle spalle di Lorenza e una voce terribile disse:-Taci, è meglio per te. E’ tanto che ti osservo. Andrà tutto bene.- La spinse dentro un portone. La strada era deserta e paurosamente muta. La violentò. –Stai zitta, se urli ti ammazzo. Bene, sei anche vergine, bella e stupida.- Le lacrime le si fermarono, come spilli, nelle pupille. Dell’uomo ricordò i capelli, gli occhi neri e duri. E il male: il male che trama, in silenzio, la sua atroce tela. –E il mio bambino?- chiese Lorenza a un’infermiera. –Arriva, lo vuoi conoscere, è giusto. E’ bellissimo il tuo piccolo.- Quando glielo portarono gli guardò subito gli occhi. Azzurri come i suoi. Gli osservò la bocca: una piccola bocca a cuore, un naso minuscolo appena un poco all’insù. Di quel perfido uomo, pensò Lorenza, ha soltanto i capelli neri. Io sarò suo padre e sua madre. Ho scelto di metterlo al mondo: è mio figlio. Tu, piccolino, sei soltanto mio, gli sussurrò. Lui  muoveva le manine, due graziose farfallette rosa. Era davvero un bel bambino. Lei, madre, si sentì un albero, con un fiore sulla cima, verso il cielo. Quando fu a casa parlò a lungo con la sorella:-Avrei dovuto abbandonarlo, venderlo a qualcuno, magari lasciarlo in un cassonetto? E’ vissuto nove mesi dentro di me, quando sentii i suoi calcetti risi a lungo e gli parlai. E lui pareva sentire; i calci morbidi e dolci  aumentarono, è una sensazione bellissima. Hai dentro di te una nuova vita, un mistero incredibile. Sarà un problema in più, è vero, ma una gioia immensa.- Vera le rispose:- Sei sempre stata una brava bambina, sarai una brava madre. Non è necessaria la presenza di un uomo, quando l’amore canta in ogni stilla del tuo sangue. E’ vero, un bimbo ha bisogno di molte cose, ma soprattutto di calore umano.- La loro vicina, un’anziana moldava, madre di cinque figli tutti impegnati a lavorare in una fattoria appena fuori paese, si offrì di tenere il bambino, quando le sorelle si recavano in negozio. Intorno sentivano un’autentica, spontanea solidarietà: nessun commento, nessuna domanda: Lorenza aveva un figlio. Il padre? Non importa, dissero le donne moldave; è un bimbo bellissimo e molto buono. Cresceva senza problemi. Le scarpette? Occorrono nuove. L’esigua comunità moldava porgeva un modesto aiuto. Lo chiamarono Libero. Qualcuno disse che Libero significava, dal latino “liber”, non soggetto al dominio e alla volontà altrui: franco, esente dai vizi. Libero sfoderava un sorriso dolcissimo e mostrava due piccoli, allegri denti. La prima volta che le sue labbra pronunciarono “mama” Lorenza lo strinse a sé. In un abbraccio simile a una carezza di un’alba, un amore con radici sempre più tenaci. Libero lo sentì e pronunciò, con una cadenza ardente “mama mia”. 

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  • claudio bargelli

    09 Aprile @ 11.58

    IO rispetto il lavoro di tutti e, a fortiori, le benemerite persone che lo svolgono. E, quindi, a maggior ragione, un giornale che esiste dal 1735 (ho compulsato personalmente i primi numeri in tanti pomeriggi nello scrigno della Biblioteca Palatina) e che acquisto e leggo con interesse ogni giorno da quando...so leggere (e sono parecchi decenni)! Però, consentitemi, che, in quella pagina culturale, il riproporre sempre gli stessi nomi possa infastidire un po' chi tenta di offrire anche il proprio disinteressato contributo... Forse un po' di novità non guasterebbe! E cmq la mia "lamentela" (definiamola così) era rivolta soltanto alla persona che sceglie i racconti da pubblicare alla Domenica. A nessun altro. Ricambio l'ideale stretta di mano e buon lavoro!

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    09 Aprile @ 11.05

    La sua franchezza è ben accetta; la sua domanda/lamentela è legittima; la sua allusione a presunte scorrettezze è, per dirla alla parmigiana, "fuori dal vaso". I lettori che vogliono rispetto devono rispettare a loro volta. Noi vogliamo aprire le porte a tutti, ma non siamo obbligatri ad aprirle a nessuno. Ma credo che il conceto sia chiaro, e quindi chiudiamo la discussione con una ideale stretta di mano. Alla prossima.

    Rispondi

  • claudio

    09 Aprile @ 09.35

    Grazie per il suggerimento: lo seguirò al più presto (sì, mi riferivo alla Gazzetta cartacea). Non c'è bisogno di arrabbiarsi tanto: dovete anche capire la sacrosanta amarezza di chi ha inviato diversi racconti e non li ha mai visti pubblicati (in anni recenti) per privilegiare la solita...Marta Silvi Bergamaschi. Perdonate la franchezza.

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  • gazzettadiparma.it

    09 Aprile @ 07.23

    Non seccata: seccatissima. Come ogni volta che qualcuno, senza neppure conoscermi, si permette di mettere in dubbio la mia correttezza. Comunque la mia risposta vale per la pubblicazione sul sito internet (e non è nè laconica nè sbrigativa: è la verità, se non le piace o non si fida buon viaggio. Non perderò altro tempo a spiegarglielo), Se invece lei si riferisce, come sembra in questa seconda mail, ai criteri effettivi di scelta della pubblicazione sulla Gazzetta di carta (da cui noi poi copiamo i racconti) allora si rivolga alla redazione cultura scrivendo a segreteria@gazzettadiparma.net.

    Rispondi

  • claudio

    08 Aprile @ 22.52

    Risposta alquanto laconica, sbrigativa e, mi par di avvertire, un tantino seccata. Forse ho toccato uno dei tasti dolenti. Dite che la scelta è del tutto...casuale? Tipo estrazione di pallina dall'urna? Allora entra in gioco proprio Lei: la Dea Bendata! Ed, evidentemente, la Dea Bendata ha una gran simpatia per la signora Marta Silvi Bergamaschi!!! Su 52 Domeniche annue sarà pubblicata in...almeno 20-25!!! Sono scrittore di professione e, in passato, inviai diversi racconti al giornale (visto che, ai tempi in cui il responsabile era il Dott. Pernigotti, lo stesso giornale me ne pubblicò diversi)! Ma, evidentemente, dopo sono stato sempre...sfortunato! Dannazione, che scalogna! Ritenterò.

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