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Nello zoo di Mainardi

Nello zoo di Mainardi
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Christian Stocchi
 
Sapevate che i cigni, noto simbolo di fedeltà coniugale, non disdegnano segreti convegni amorosi con femmine diverse dalla loro compagna? O che le volpi sono sempre più numerose nelle città? O che la mantide religiosa non è soltanto uxoricida ma non si fa scrupolo nemmeno di aggredire e fare suoi sorelle, fratelli e altri parenti stretti? Queste e molte altre curiosità sono al centro di «Noi e loro. 100 piccole storie di animali», raccontate dall’etologo Danilo Mainardi. Già, noi, gli uomini. E loro, gli animali. Ma sarebbe più corretto un approccio diverso, considerato che, alla metà del Settecento, «Linneo collocò definitivamente l’uomo nel regno animale attribuendolo, in accordo con la nomenclatura binomia, al genere Homo e alla specie sapiens». Non solo: anche Darwin nell’Ottocento ha dimostrato la parentela tra tutti gli animali. Uomo, ovviamente, compreso. Ma a volte ce lo dimentichiamo.  Le osservazioni di Mainardi, ampliate e approfondite, prendono le mosse dalle popolari rubriche - «Animalia» e «Noi & Loro» - tenute dallo studioso sul «Corriere della Sera». Nel suo percorso inoltre lo studioso fa riferimenti ad alcuni autori fondamentali, a partire da Konrad Lorenz, con il suo classico «L’anello di Re Salomone», fino a Dino Buzzati, ricordato, tra l’altro, per lo stretto rapporto di affetto che lo scrittore coltivava per i suoi cani. Ma nessuna sfera del mondo animale è dimenticata in questo libro, pieno di sorprese, non privo di ironia e, allo stesso tempo, di profondo affetto per le creature che vengono passate brevemente in rassegna. Si comincia dai mammiferi: sono circa 5mila le specie presenti sulla Terra. Molte di esse sono a rischio: ma per salvarle – avverte l’autore – bisogna prima conoscerle. Prendete l’ornitorinco, uno strano personaggio «fatto con gli avanzi», come è stato curiosamente notato: zampe palmate, becco da papera, coda piatta e pelliccia da castoro, questo animale appare come «un incredibile collage evolutivo». Mammifero? Certo, ma anche molto di più. Misteri della natura, certamente affascinanti. O prendete il canguro, «un treppiede inespressivo»: il primo europeo che lo avvistò nel 1629, l’olandese Francisco Pelsaert, non fu creduto quando provò a descriverlo come un essere «grande come un uomo, con una testa da capriolo e una lunga coda», in grado di reggersi su due zampe come un uccello e di saltare come una rana. Gli animali generano meraviglia nell’uomo. Talvolta spiazzano. Ad esempio, possono stupire le frequenti tendenze al tradimento, come quelle di babbuini, capaci di tecniche raffinate per ottenere accoppiamenti clandestini. Non mancano, nel nostro immaginario collettivo, simboli consolidati, come i panda, che, insieme alla foca monaca, spesso rappresentano gli animali a rischio di estinzione, anche se – ricorda a ragione Mainardi – sono molte le specie che si ritrovano nella stessa situazione, a causa dei radicali interventi sull’ambiente introdotti dall’uomo. Tra gli uccelli, troviamo altri casi curiosi: taccole cittadine, con il loro verso inconfondibile, corvi xenofobi, fagiani belli e vanitosi. L’autore spesso ripesca nel libro dei ricordi esperienze significative. Esperienze che si incrociano, svelando sorprendenti analogie. Quando abitava a Parma, lo studioso vide un giorno uno spettacolo unico nel torrente: «la camminata di una mamma di germano reale e della sua scuoletta di paperini». E così riaffiora alla memoria una migrazione simile vista in Sudamerica: protagonista una mamma caimano in viaggio con i suoi piccoli. Morale? Tali comportamenti sono «il segno di una parentela antichissima, perché uccelli e coccodrilli tutti discendono dai dinosauri». Nel percorso di Mainardi non mancano pesci, rettili, invertebrati e naturalmente loro: cani e gatti, i migliori amici dell’uomo, capaci sempre di stupirci con il loro affetto e la loro sensibilità. Sapevate che i cani scodinzolano diversamente se sono allegri e ben disposti rispetto a quando assumono un atteggiamento più timoroso o prudente? In un caso la coda tende a destra, nell’altro a sinistra.  Le curiosità non finiscono qui. Mainardi non tralascia di sottolineare alcuni comportamenti comuni a uomini e animali. Forse pochi lo sanno, ma ormai abbiamo una ragionevole certezza nel ritenere che anche gli animali sognino. Non solo: anche l’amicizia sembra un tratto comune. Ma quale amicizia? Quella intesa come «l’estensione di un fenomeno legato, inizialmente, alla riproduzione». E poi ancora il gioco, l’ambivalenza sessuale e molti altri comportamenti, senza escludere nemmeno quelli patologici e anormali. La bussola di Mainardi è sempre il rispetto nei confronti di tutte le creature e del loro enorme patrimonio di sensibilità. Perciò afferma senza indugi che il circo avvilisce gli animali ed è bene seguire l’esempio del Regno Unito, che ne ha vietato l’impiego. Inoltre, a suo giudizio, la corrida è uno spettacolo da abolire, come ha fatto la Catalogna. In generale, come mostra anche il gatto del film «Effetto notte» di Truffaut, occorre saper rispettare le esigenze e i tempi degli animali, evitando forzature e cercando di cogliere gli aspetti più delicati della loro sensibilità. Non dimentichiamolo, quando battiamo con le dita sul vetro di un acquario, immaginando che i pesci siano pronti ad accorrere al nostro richiamo come soldati chiamati all’appello. Altrimenti potremmo rimanere delusi. Ma la colpa sarebbe soltanto nostra.

Noi e loro. 100 piccole storie di animali
   Cairo, pag.  220,  € 16,00

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