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Arte-Cultura

Rivoluzione nelle forme

Rivoluzione nelle forme
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Pier Paolo Mendogni

Fra i tanti movimenti che hanno interessato il settore artistico nei primi decenni del Novecento quello che ha determinato una svolta epocale nel mondo della rappresentazione è stato il cubismo che ha inciso non solo sulla pittura, il disegno, il collage, la scultura, l’architettura ma anche sulle arti decorative, la moda, la fotografia, la musica, il cinema, la poesia e la prosa. Una autentica rivoluzione che ha avuto le premesse nelle teorie geometriche di Cézanne e soprattutto nelle «Demoiselles d’Avignon» il dipinto realizzato nel 1907 da Picasso che ha suscitato scandalo e sarcasmi ma da cui è partito il rinnovamento del linguaggio. «Il cubismo – ha detto Diego Rivera - ha scomposto forme esistite per secoli e ne ha utilizzato i frammenti per creare nuovi oggetti, nuovi modelli e, in definitiva, nuovi mondi». Infatti Picasso e Braque hanno scomposto la tridimensionalità delle forme geometriche in piani e in frammenti, ricomponendole secondo il principio della simultaneità anche temporale della visione: un principio rivoluzionario che rispecchiava quanto stava accadendo in campo scientifico. Questo nuovo stile veniva «lanciato» pubblicamente nel 1911 nella mostra al «Salon des Indépendants» dove, seppure ancora in fasce, il movimento si presentava già diviso in due correnti: da una parte Picasso, Braque, Léger e Gris e dall’altra Gleizes, Metzinger, Le Fauconnier, Delaunay. I primi cercavano di ridurre al minimo le unità linguistiche, i secondi invece davano alla frammentazione delle forme una densità fisica e una distribuzione equilibrata. Il primo cubismo di Picasso e Braque veniva etichettato come analitico e si trasformerà preso in sintetico quando le unità linguistiche diventeranno punto di partenza della rappresentazione. La presenza a Parigi in quegli anni di tanti giovani artisti anche stranieri ha fatto sì che il cubismo si estendesse in tutta Europa contaminando, ad esempio, il coetaneo Futurismo italiano e stimolando la nascita del Suprematismo russo, del Neoplasticismo olandese, del Dadaismo. Questa storia esaltante viene brillantemente «raccontata» a Roma nel Complesso monumentale del Vittoriano (fino al 23 giugno) nella mostra «Cubisti, Cubismo» curata da Charlotte Eyerman, come il ricco catalogo edito da Skira, che spazia con oltre 140 opere prevalentemente sulla pittura ma anche sulla scultura, il design, i mobili, l’architettura, i bozzetti scenografici dando così una visione panoramica della complessa e vasta influenza del cubismo in tutti i settori della cultura e del costume. Naturalmente sono i grandi maestri a brillare già in composizioni che imboccavano una nuova strada sperimentale: Picasso col «Busto» e il «Nudo» (1909) in cui inspessisce ancor più le geometrie rispetto alle «Demoiselles» e Braque che nel Parco esaspera Cézanne per giungere alla scomposizione delle singole parti nel «Bicchiere di assenzio» e nelle varie opere quali «Il violinista» ritmato con rapporti musicali. Anche Picasso dipinge «Chitarra e violino» nel 1913 aprendo al più disteso cubismo sintetico. Le scansioni formali hanno più solidità e studiato cromatismo nel «Ritratto di Jacques» di Gleizes (1911), in quello della signora Metzinger di Metzinger (1911) mentre Picabia mostra già una suggestiva fantasia nella «Processione di Siviglia». Tra i primi italiani ad aderire al cubismo troviamo Gino Severini e Ardengo Soffici. Severini vuole conciliare il cubismo col futurismo (Autoritratto col cappello di paglia) e usa pure il collage in armoniche composizioni. Anche Soffici usa il collage in «Cocomeri e liquori» dove pare superare il cubismo sintetico alla ricerca di nuovi rapporti tra le forme. Un discorso particolare merita Fernand Léger presente con una decina di lavori. Su di lui ha avuto una notevole influenza la guerra cosicché al ritorno (1918) ha iniziato a dipingere geometriche forme di metallica lucentezza contrapposte a campiture rosse, gialle, blu con giustapposizione di elementi orizzontali, verticali e diagonali che imprimono il senso del dinamismo. Nel dopoguerra il cubismo di Gris si distendeva in sintesi raffinate (Il giornale) e anche Picasso nel ciclo delle dieci «Composizioni» proponeva sintetici equilibri di rapporti formali. Interessante è la presenza di Natalia Goncharova che in due opere festose testimonia l’espansione in Russia del cubismo qui intrecciato col futurismo. La rassegna spazia negli altri settori della cultura: le prose di Blaise Cendrars coi colori simultanei di Sonia Delaunay, i «Calligramme» di Apollinaire che si spargono a raggiera nella pagina, le illustrazioni di Fernand Léger. Lo stesso Léger realizza anche scenografie e costumi per vari balletti tra cui «Stating Rink» e «La création du monde». Sonia Delaunay porta la filosofia del cubismo nella creazione dei tessuti per abiti e nel 1923 escono i primi disegni per tessuti simultanei da realizzare a livello industriale, ricchi di vivaci colori e di svariate forme che si intersecano brillantemente. A Londra si è sviluppato, sotto la spinta di Roger Fry, il design degli «Omega Workshops» che ha interessato anche i mobili, che provengono dal Victoria and Albert Museum, e insieme alle ceramiche della Courtauld Gallery e ai disegni architettonici del Narodni muzeum di Praga completano un panorama di vasto interesse.

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