Arte-Cultura

Il racconto della domenica - L'onorevole Topogrigio è stato in città

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 Marta Silvi Bergamaschi

Topogrigio era stato alcuni mesi in città. Quando tornò in paese, esibiva baffi lisci lisci, un’andatura molto composta ed era, in verità, molto erudito. Il suo tempo lo aveva trascorso in Parlamento dove si parlava a lungo, tra un pisolino e l’altro. Aveva anche curato la propria immagine da un bravo maestro. I genitori quasi non lo riconoscevano, intimiditi dall’aria da gran signore di Topogrigio:- Che cosa hai visto in città? 
-Ho visto, rispondeva con sufficienza Topogrigio, solai tenuti come sale da pranzo, formaggi dal sapore inimmaginabile e gatti così democratici che salutano perfino i topi.- 
I genitori ascoltavano: il loro Topogrigio possedeva un’intelligenza superiore, usava un linguaggio mai udito e con quei baffi lisci era davvero molto elegante. Si convinsero che Topogrigio era diverso dagli altri topi e lo dissero a tutti i conoscenti. Gli amici vennero a salutare Topogrigio, lo salutarono con molta cordialità, ma esso rispose con freddezza e quando Toponero lo accarezzò sulla spalla, si scostò e disse:- Quanta confidenza!- Eppure quel suo fare “aristocratico” e quel suo parlare forbito conquistarono i topi del paese. Si sentivano così meschinelli accanto a Topogrigio. Gli chiedevano:- Raccontaci le tue favolose storie.- 
-Un giorno fui invitato dalla contessa Topabianca; abitava in un solaio tutto dipinto di rosa. Ebbi tanti onori dalla contessa, ma tanti onori che ne rimasi commosso.- 
-Che cosa sono “gli onori”? - chiese un topolino di pochi mesi con l’innocenza dei piccolini. 
– Gli onori, rispose Topogrigio...mah...gli onori...ehm...sono gli onori.- 
-Allora, si mangiano?- continuò il topolino.- 
-Fatelo tacere, disse Topogrigio molto arrabbiato, non vedete che mi disturba?- 
-Taci, esclamarono i topi, taci Topobianchino, non  vedi  che lo disturbi?-  Bianchino tacque,  ma non  era  soddisfatto:  non sapeva  che cosa fossero gli onori. 
-Un’altra volta, continuò Topogrigio, andai dal Ministro dei topi. Era così democratico che riceveva tutti, ma proprio tutti. Possedeva tanto di quel formaggio che sarebbe bastato per ogni topo del paese. Me ne mise accanto un enorme pezzo e disse: mangia. Lo mangiai e gli dissi grazie. Figurati, rispose, quando hai fame vieni pure. Mangeremo insieme.- 
-Che bella città, sospirò la Topaanziana ch’era sempre vissuta tra gli stenti.- 
-Che cosa fa un ministro?- chiese Bianchino che non aveva mai udito una simile parola. –Un ministro, bofonchiò Topogrigio, è un topo che…non è più un topo…ma è…un ministro.- 
-Non ho capito,- disse Bianchino. 
–Fatelo tacere, urlò Topogrigio, disturba…disturbaaa.- I topi fecero tacere Bianchino, che non era per nulla soddisfatto. Topogrigio, ora ch’era tornato dalla città “onorevole”, non voleva più saperne di andare in giro a cercare il cibo. I vecchi genitori andarono per lui. Tornavano così sfiniti, poverelli, che non avevano più la forza di parlare. I topi del paese venivano a trovarlo con pezzi di formaggio e altre cosette estrose. Occorreva ricompensarlo per tutto quel parlare, il caro Topogrigio:- I gatti di città, diceva lui, come sono educati. Rispettano i topi: se t’incontrano, ti fermano e chiedono: come stai, dove vai? –Che bella città,- sussurrava la Topaanziana alla quale il Gattorosso aveva divorato il marito in un sol boccone. Topogrigio usciva verso sera con un codazzo di amici silenziosi e deferenti. Una specie di scorta. Camminava con movenze sinuose e muoveva appena la coda, perché i topi di città, specialmente i Ministri e altri di cui ricordava il nome, la coda se la portavano come uno strascico, con grazia e misura. I topi di paese ci provarono, ma la coda, impertinente, se ne andava qua e là come un’anguilla. E’ davvero un topo superiore, pensavano di Topogrigio. Soltanto Bianchino non ammirava Topogrigio. –Perché non l’ammiri,- gli chiesero scandalizzati i topi grandi. –Perché è noioso, si fa mantenere da voi, poveretti, dice sempre le medesime cose e se gli chiedi che cosa significano risponde: ehm…ehm…mah.. .
La fama di Topogrigio giunse alle orecchie tese del Gattorosso. –Vedessi come è grasso, pulito e importante.- Il Gattorosso lo vide sui tetti, una sera. Camminava lento, muovendo appena l’educatissima coda. Con un balzo gli fu addosso e lo mangiò.

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