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Diecimila cuori sotto la maglia crociata

Diecimila cuori sotto la maglia crociata
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C'era una volta un libro dal titolo «Undici cuori sotto una maglia crociata» scritto dal professor Pier Luigi Spaggiari nel 1949 con lo pseudonimo di Mario Verdini, edito da Stadio e stampato dalle Grafiche Zafferri: oggi la nuova edizione dovrebbe essere intitolata «Diecimila cuori sotto la maglia crociata» perché sono stati tanti gli «eroi» del calcio nostrano che hanno onorato quella maglia, tanti i tifosi che si sono succeduti sugli spalti, dalla gradinata bassa che girava attorno al campo per cui bisogna spellarsi le ginocchia per issarsi, a quella più grande esposta ai venti e alla pioggia, dalla tribuna originaria in legno poi in ferro quindi in cemento e che per tanti anni ha sopravissuto alle crisi, alle resurrezioni, alle speranze puntualmente naufragate, alle vittorie, ai successi che hanno richiamato al Tardini il pubblico delle grandi occasioni, come si usa dire nelle cronache delle partite e che sono state davvero tali.
La forza dello sport, ieri come oggi, è sempre stata quella di fare coesistere espressioni diverse, elementi dei vari strati sociale, da un  magistrato come Ugo Betti, destinato a diventare un famoso commediografo, ad un marchese come dirigente, Lupo Corradi, senza dimenticare il principe Meli Lupi di Soragna, oppure il barista Pellacini il cui telefono negli anni Venti rappresentava un punto di riferimento degli sportivi che si radunavano nel suo locale per sentire l’aggiornamento del risultato.
Lo stesso Spaggiari, accademico e docente all’Università, autore di tantissimi libri, quasi un centinaio, molti di storia, si era trovato a scrivere di calcio perché Pino Agnetti, che collaborava con «Pagine libere», il giornale che affiancava il partito d’Azione, lo considerava troppo aulico ed il comitato composto da Malerba, Molossi, Goldoni e Torelli, aveva deciso che avrebbe scritto lui, Spaggiari, di calcio avendo vissuto sempre in mezzo agli sportivi, a cominciare da suo padre Umberto che era sempre presente e pronto ad aiutare chiunque quando c'era bisogno.  Scegliendo uno pseudonimo per il libro accettò un suggerimento dell’amico Zafferri prendendo il nome del corrispondente da New York della Rai di allora, Mario Verdi e così uscì Mario Verdini. Fu Aldo Curti a svelare il piccolo segreto.
L'ing. Torquato Rossini, Rossini terzo, ad esempio, giocò 65 partite nel Parma poi per 30 anni fu un importante esponente del Genio Civile, e anni dopo, nel 1951,  progettò la difesa degli argini del Po ponendo fine a tante alluvioni. Qualcuno ancora ricorderà come ogni anno la piena del fiume invadeva le aree golenali e molti parmensi erano costretti ad abbandonare le case, a chiedere ospitalità in città, anche da gente sconosciuta. Per loro c'era sempre una stanza in cui ospitarli. Rossini gareggiò anche nella motonautica mentre il fratello Renato, abilissimo nel gioco d’attacco, disputò 71 partite con 31 gol. A sua volta ingegnere, era diventato tenente colonnello del Genio e perì nella prima guerra mondiale, assieme a diversi altri giocatori crociati, in un campo di concentramento.
Carlo Pianzola, convittore del Ginnasio al Maria Luigia, era così bravo a giocare a calcio che venne inserito nella squadra del Liceo classico per una delle tante sfide con l’Istituto tecnico. Il caso volle che passasse sul viale l’allenatore dei crociati, l’austriaco Struadl, che rimase impressionato dalla potenza in attacco del giovanotto. Anche se aveva quindici anni venne ingaggiato dal Parma ma nacque subito un problema da parte del rettore Trincas che era per principio ostile nei confronti di chi perdeva ore di studio per correre dietro ad un pallone. Fatto sta che gli negò il permesso di allenarsi al Tardini. Cosa incredibile per l’epoca, parliamo degli Anni 20, ci fu un assembramento di studenti davanti al Maria Luigia con un’aperta contestazione nei confronti del Trincas. Voci maligne dell’epoca sussurrarono che cambiò idea non tanto per le proteste ma per la promessa da parte del podestà, un ottimo sportivo, di una croce da commendatore.
 Un paio d’anni dopo Pianzola esordì nel Parma in serie C nella squadra che aveva visto debuttare anche Angiolino Boni e Angelo Giuberti. Giocò 18 partite segnando 10 gol. L’anno successivo 17 in 24 presenze. E non aveva ancora festeggiato i 18 anni. Incredibile ma vero Pianzola venne avvicinato da un emissario del presidente del Bologna, che era niente di meno che uno dei membri del partito centrale fascista, l’onorevole Arpinati, che gli propose la licenza liceale purchè indossasse la maglia rossoblù. Ovviamente rifiutò. Un futuro da calciatore era assicurato e poi con quel fisico da corazziere... Entrò invece nell’Accademia militare di Modena per iniziare la carriera militare come aveva fatto il padre, uscendone da sottotenente della cavalleria diventando ufficiale e istruttore a Pinerolo. Nel '37 lo troviamo a Roma, scelto dal Re Vittorio Emanuele III come ufficiale della sua guardia. Combattè in Jugoslavia e in Francia e il 14 settembre iniziò la lotta di liberazione clandestina, e poi attraversò le linee per raggiungere Roma e mettersi in contatto col Governo e gli americani nonché con Umberto, futuro Re e che prima della partenza per l’esilio in Portogallo lo fece conte. Grande personaggio, una vita avventurosa, amico di Lord Mountbatten, viceré delle Indie, della futura regina  Elisabetta d’Inghilterra e della principessa Soraya. Grande personaggio, chissà che calciatore sarebbe stato. Sono alcuni dei tanti, alcuni dei «Diecimila cuori sotto la maglia crociata» da ricordare, da non dimenticare.

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