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1913, quando Parma scoprì il calcio

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Giorgio Gandolfi
Fu un certo Ciano Ricotti ad indossare per primo la maglia a croce e a dire: «Se la nostra squadra un giorno si farà onore, noi saremo chiamati i Crociati». Anche perché all’esordio ufficiale sul duro e sassoso terreno di Piazza d’Armi, adibita alle esercitazioni militari dei soldati provenienti dalla vicina Cittadella, la squadra del Lento Club indossò una divisa blu con scacchi gialli. Quella originale è stata ritrovata dal figlio di Leone Uluhogian, ancora in ottime condizioni, ben custodita in una cassetta d’epoca con la barra centrale della croce che gira in continuità lateralmente. Un cimelio storico che ben figura in questi giorni del Centenario. A proposito di date: per essere precisi ce ne sono tre, quella del 27 luglio 1913, nascita del Verdi Football club; 28 settembre 1913, manifestazione per il centenario di Verdi con il torneo calcistico Coppa Verdi;  infine 16 dicembre sempre dello stesso anno con la nascita del Parma Fc che prende il posto del Verdi Fc, con maglia bianca e croce sul petto.
Per la Federcalcio la data ufficiale è quella del 27 luglio. Ce n'è comunque per ogni gusto. Come mai quella maglia, si chiederanno i più giovani appassionati di calcio nostrano ma la risposta non è semplice. Furono due personaggi molto importanti ad idearla, così raccontano le cronache dei tempi, vale a dire Ugo Betti, prima calciatore e poi famoso commediografo e l’ing. Torquato Rossini di cui parliamo ampiamente a parte. Due intellettuali che facevano galoppare la loro fantasia mescolandola coi miti, appunto i crociati e che si riallacciarono alla tradizione parmigiana. Memori di alcune immagini rimbalzate dal calcio inglese e riguardanti il Nottingham, città venutaci cara nella giovinezza grazie ai libri di Walter Scott e del suo leggendario Robin Hood e la foresta di Sherwood, «inventarono» la maglia crociata che nel 1928 sarebbe stata indossata anche dall’Inter (con la croce rossa) e riproposta alcuni anni fa con le inevitabili polemiche da parte degli avversari di turno, i turchi del Fenerbahce secondo i quali la divisa ricordava il simbolo dei templari, loro storici nemici. In realtà la croce è quella di San Giorgio,  che è venerato anche dai musulmani come il «profeta», divenuto protettore dell’Inghilterra e che figura in tanti stemmi comunali, a cominciare da Parma per finire a quello di Genova. Lo stemma di Parma risale al Mille anche se successivamente la croce fu affiancata dal Torello (del podestà pavese Torello Da Strada). Infine la croce azzurra in campo giallo. Come a dire che hanno ragione i fautori del gialloblù  e dei crociati. E questo vale anche per la Sampdoria.
La storia del calcio a Parma inizia già nel 1912 quando il Lento Club Ciclistico di Colorno invia una lettera al Comune di Parma nel quale si chiede l’autorizzazione «per un convegno interprovinciale di ciclismo con gare di fanfara e di football con intendimento altamente patriottico e per affratellare i giovani delle varie regioni». Firma il presidente Antonio Tagliavini. Nel 1912 in Piazza d’Armi la prima sfida fra Pro Verdi e Juventus di Salsomaggiore, caldo afoso, 34 gradi «un pallone ripetutamente afflosciatosi - scrive la ''Gazzetta''  - e dunque rigonfiato, un’invasione di campo da parte dei 37 spettatori e un gol a favore dei salsesi». Giocavano Rossini I, Casalotti, Rossini II, Bosi, Furlotti, Ramacca, Ghini, Lisoni, Fadiga, Rossini III, Ghini. Poi Ramacca divenne portiere e quando scattò la Coppa Verdi in porta c'era lui nel torneo disputato domenica 28 settembre 1913 in Piazza d’Armi e annunciato dal quotidiano «il Presente» in prima pagina con le varie formazioni, Reggio, Modena, Bologna, Brescia, Cremonese e Parma subito impegnato nel derby in quattro riprese.
Nella prima fase i giocatori con la maglia a scacchi gialloblù di Parma e i violetti di Reggio non riescono a segnare. Nel finale il gol di Accorsi su passaggio di Ghini poi il pareggio dei reggiani su rigore e il gol della vittoria del Reggio nel primo derby ufficiale di una lunga storia. Le vicende del campo furono romanzesche per i poveri appassionati di «foot-ball» perché li ritroviamo dopo sei anni sempre impegnati nel braccio di ferro col Comune per l’affitto di un pezzo di terreno. Così il 30 settembre del 1919, la guerra è ancora nel cuore e nelle menti della gente, Rhaul Violi, sempre lui, si accordò col Comune per avere il sospirato fazzoletto di terra "nei prati ex Marchi lungo il viale Umberto I, delle dimensioni di m. 140 per 106 e così complessivamente di mq. 148, 40 ad ovest dell’area attualmente occupata con catasta di legno di proprietà dell’Autorità militare, alle seguenti condizioni: a) appena rimossa la catasta di legno dall’Autorità militare , il Parma Foot Ball Club dovrà, a sua cura e spese, spostare il proprio campo da gioco impiantandolo sull'area stessa; b) l’affitto è fatto pel canone annuo di lire 360 da pagarsi alla Cassa Comunale per semestri anticipati; c) La concessione si intende, per parte del Comune, revocabile ad nutum col preavviso di un mese; per cui, in caso di vendita dei terreni, il Club dovrà restituire entro tale termine l’area occupata, facendosi luogo, da parte del Comune, alla sola restituzione del rateo di affitto pagato; d) agli effetti della registrazione, si intende il presente contratto duraturo da oggi sino al 31 dicembre 1920». Le firme sono dell’assessore Ettore Borsari e del Prefetto. Evidentemente un contratto capestro, d’altronde prendere o lasciare. L’area era praticamente quella fra il Petitot e la Cittadella.
Fra poco comunque ci sarà l’intervento dell’avvocato Ennio Tardini e la storia prenderà un’altra strada, esattamente quella attuale. Violi fu importante nella fase pionieristica, Tardini lo era di più a livello politico. Lo Stadio Tardini, venne realizzato dall’architetto Ettore Leoni, dopo che il premio per il concorso del progetto era stato vinto da Anton Atanasio Soldati che divenne caposcuola dell’astrattismo geometrico e da Riccardo Bartolomasi,  futuro progettista (1927) dell’Asilo-Monumento ai Caduti in guerra di San Lazzaro Parmense. Venne a costare la bellezza di 337 mila lire, 140 mila il terreno, le tribune 70 mila lire. Naturalmente occorre fare un rapporto col valore della lira nell’epoca. Comunque il dado era tratto. Con lo stadio ci sarebbe stato lo spareggio con la Novese per la promozione in prima Divisione, l’equivalente della serie A, ripartita in due gironi. E l’esordio dei crociati sarebbe avvenuto con la Juventus, proprio come si verificò col Parma di Scala esattamente sessantacinque anni dopo...
 

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