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Misteri nel segno di Dante

Misteri nel segno di Dante
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Elissa Piccinini
L'Europa piace tanto a Dan Brown, e l’Italia in modo particolare. Al punto che dopo la Roma di «Angeli e demoni», è adesso Firenze a fornire la cornice d’ambientazione all’ultimo romanzo dello scrittore anglosassone. Il titolo è «Inferno» (Mondadori, pp. 522, euro 25,00) e il riferimento, esplicito sin dalla copertina, è alla prima cantica della «Commedia» dantesca. E se Dan Brown pubblica e vende libri (tantissimi libri, decine e decine di  milioni di libri), gli operatori turistici ringraziano, perché, cavalcando l’onda dell’ennesimo successo editoriale, organizzano visite guidate ai luoghi del romanzo e percorsi a tema. Bello sarebbe se il romanzo di Brown (che tra l'altro ha già ottenuto un record: su Amazon, in Italia,  sta vendendo molti più ebook che libri cartacei, e si tratta di un sorpasso storico per il nostro paese dove il mercato degli ebook vale meno del 2% di quelli librario)  sollecitasse anche la curiosità intellettuale di rileggersi le splendide terzine della «Divina Commedia» o di riscoprire l’opera del Vasari, ma crediamo che la cosa sia destinata a rimanere un semplice augurio senza alcuna effettiva realizzazione. Nel frattempo, però, Ponte Vecchio, gli Uffizi, i Boboli, la Casa di Dante hanno fatto registrare un aumento di visitatori per il quale il nostro Bel Paese non può che essere riconoscente al tanto discusso scrittore statunitense. Discusso perché, anche questa volta, successo di pubblico (leggi di vendite) e giudizio della critica sono fatalmente divaricati (e sono destinati a rimanerlo), tanto che lo stesso Brown a pochi giorni dalla pubblicazione del suo nuovo romanzo ha commentato: «scrivo secondo i miei gusti, se i critici hanno gusti differenti dai miei non posso farci nulla». D’altra parte, a uno scrittore che ha guadagnato immensamente  con le royalties dei suoi romanzi e dei relativi adattamenti cinematografici e che non sembra preoccuparsi di apparire come un letterato non crediamo davvero che importi granché dei vituperi dei  critici. E, detto fra parentesi, Dan Brown è sicuro che anche questo libro diventerà un film, stando a quanto rivela il quotidiano «USA Today». Brown ha insomma trovato la formula del successo editoriale e finché questa continuerà a fruttare, è credibile che lui continuerà ad usarla! In fondo, poi, perché tradire le aspettative di un pubblico con un ben preciso orizzonte d’attesa? Prendiamo la struttura del «Codice» e quella di «Inferno»: un protagonista seriale (il professor Robert Langdon, studioso di simbologia e docente all’Università di Harvard, già eroe di «Angeli e demoni», «Il codice da Vinci» e «Il simbolo perduto»), affiancato da una donna bella e intelligente (in questo caso la scienziata Sienna Brooks, 208 di QI), si trova coinvolto in un misterioso intrigo che coniuga stavolta antichi misteri da crittografare e moderne teorie demografiche catastrofistiche. Il professor Langdon si sveglia in un letto d’ospedale a Firenze senza ricordare nulla delle sue ultime 24 ore. Qualcuno tenta di ucciderlo, ma la dottoressa Brooks lo aiuta a sfuggire ai suoi inseguitori. Da qui un susseguirsi di inseguimenti e colpi di scena che sveleranno una folle macchinazione che mira a ridurre il numero degli abitanti della terra.  Il canovaccio di base è, a ben guardare, il medesimo, cambia solo la confezione. Dante, Botticelli, Vasari si coniugano così in «eretico» connubio con le tesi maltusiane relative ai meccanismi della crescita demografica. Ma se all’inizio il romanzo di Dan Brown si mostra sostanzialmente innocuo, semmai - come lamentano alcuni lettori in rete - un po' noioso, o tuttalpiù banale se non ingenuamente elementare in quelli che dovrebbero essere misteriosi enigmi da svelare, nell’assunto conclusivo propone suggestioni francamente imbarazzanti. Presentare Dante come una sorta di profeta maltusiano che attraverso la sua opera avrebbe voluto avvertire i posteri del pericolo che la terra si sarebbe trasformata in un inferno se non si fosse trovato il modo di ridurre la popolazione è quantomeno sconcertante. Ma destinati a suscitare accese polemiche sono pure gli aperti attacchi alla chiesa cattolica (anch’essi comunque del tutto in linea con i precedenti romanzi): «non c'era da sorprendersi - si legge in un passaggio - che a seguito della diffusione del poema [dantesco] , la Chiesa cattolica avesse subito un’impennata del numero di fedeli grazie ai peccatori terrorizzati che volevano evitare la versione dell’Oltretomba prospettata da Dante» (!)Insomma, anche l’ultimo Don Brown pare voler far parecchio parlare di sé, nel bene come pure nel male. D’altra parte, a voler essere onesti, se pure l’attacco è avvincente e, nella sua semplicità, accattivante, il ritmo tende però a sfilacciarsi e a cedere col procedere della narrazione e l’attenzione del lettore comincia pian piano fatalmente ad allentarsi. Ma questo, c'è da scommetterlo, non impedirà a «Inferno» di ottenere un grande  successo.
Inferno - Mondadori, pag. 522, euro 25,00
 

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