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Arte-Cultura

Stupefacente pittore

Stupefacente pittore
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Di Pier Paolo Mendogni

L'anno dedicato ad Antonio Allegri da Correggio, illuminato dalla straordinaria mostra ancora in corso e dal convegno internazionale di studi conclusosi con brillanti risultati, riserva agli amanti dell’arte e della bellezza una eccezionale sorpresa, dovuta all’iniziativa di Cariparma Crédit Agricole: uno splendido volume su «Correggio e le sue cupole», progettato con raffinata eleganza da Franco Maria Ricci, curato da Laura Casalis, che ha valorizzato le limpide fotografie di Carlo Vannini, e stampato col consueto nitore dalle Grafiche Step. Verrà presentato domani  alle ore 18,30 nell’Auditorium del Carmine. Il grande pregio di questa pubblicazione, riccamente illustrata, è che raccoglie il meglio di quanto è stato scritto sulla Camera della badessa del monastero di San Paolo, sulla cupola di San Giovanni Evangelista e sulla cupola del Duomo dal Vasari ai nostri giorni: una vasta antologia dei più autorevoli studiosi curata da Anna Maria Anversa e introdotta da Lucia Fornari Schianchi e da una guida iconografica per ognuno dei tre monumenti dovuta a Pier Paolo Mendogni (San Paolo), Giuseppe M. Toscano (San Giovanni), Alfredo Bianchi (Duomo). Completano il panorama alcune curiose testimonianze di viaggiatori e scrittori (da Ortensio Landi a Stendhal, Ruskin, Verdi, Arbasino) e una cronologia ragionata. Si ha così una panoramica ampia e variegata delle emozioni, delle riflessioni, degli entusiasmi, delle reazioni che i capolavori correggeschi hanno suscitato nel corso dei secoli; dei brani lirici che hanno ispirato; delle interpretazioni illuminanti o svianti, ma sempre brillantemente sostenute. Indubbiamente nei giudizi hanno influito nel passato le condizioni delle opere e la loro leggibilità. Annibale Carracci (1580) è rimasto entusiasta della cupola del Duomo «io rimasi stupefatto a vedere una così gran macchina, così ben intesa ogni cosa, così ben veduta di sotto in su con si gran rigore ma sempre con tanto giudizio e con tanta grazia, con un colorito ch’è di vera carne». Due secoli dopo Edward Gibbon osserva sconsolato che «non si vedono che colori sbiaditi, contorni confusi, figure imperfette. Ci vogliono occhi acuti e molto prevenuti per vedervi ancora il pennello di quel grande maestro». Ma per Stendhal «la cupola della Cattedrale di Parma è sicuramente la più bella di tutte le cupole dipinte prima e dopo di lei, anche se talmente rovinata che a fatica se ne distinguono le figure». Se si eccettuano Vasari, Mengs, Affò e pochi altri, gli storici dell’arte di cui si riportano i giudizi risalgono al secolo scorso e soprattutto alla seconda metà quando gli affreschi erano già stati oggetto di restauro e illuminati artificialmente così da potere essere chiaramente visibili e qui documentati impeccabilmente dalle immagini. Il Mengs, arrivato a Parma (1774) piuttosto scettico, è «rimasto innamorato avendo trovato cose di molto superiori alla mia gran prevenzione per il meraviglioso Correggio. Sono salito due volte a vedere da vicino le pitture della cupola, e mi sono consolato, osservando che non erano tanto rovinate, come paiono dal basso». E’ il primo che dopo due secoli e mezzo di clausura può entrare nella Camera di San Paolo a vedere i dipinti dell’Allegri «eseguiti nello stesso modo di quelli di Raffaello: il che sempre più mi persuade che il Correggio studiasse le opere greche, ed abbia veduto Roma». Roberto Longhi è rimasto incantato dalla «sovrana eleganza tra intellettuale e arcadica, venatoria e conviviale di cui non è altro esempio paragonabile nel nostro Rinascimento». I tentativi di dare una spiegazione al programma iconografico cripticamente espresso con le immagini è iniziato con Arnaldo Barilli (1906) seguito da altri studiosi come Panofsky molti dei quali, però, nelle loro interpretazioni non hanno tenuto conto del fondamentale legame con la religione cristiana delle figure dipinte in un monastero. Anche la cupola di San Giovanni continua ad essere talvolta male interpretata nonostante la chiara e documentata spiegazione di padre Toscano (Cristo viene a prendere l’Evangelista morente). Roberto Tassi ne ha colto l’altissima poesia: «Nelle teste degli apostoli quel modo di aprire la forma, di fonderla col colore, si fa massimo: sembrano blocchi possenti di roccia trapunti di luce guizzante, inteneriti d’ombre lievi, passati d’aria: come se un Monet avesse voluto premere le sue suggestioni più profonde di natura su un volto sacro». Immagini di un intenso fascino che trovano un’eco pure per la cupola del Duomo, l’opera più emozionante e innovativa del Correggio che incuriosì talmente Cristina di Svezia da affrontare i 120 ripidi gradini per vederla da vicino e constatare che i bordi marmorei non erano in rilievo ma dipinti.
E la vorticosa Assunzione della Vergine con la sua illusionistica teatralità continua a incantare e sconcertare toccando la sensibilità di storici dell’arte e uomini di cultura le cui riflessioni, assai diverse quando non contrastanti, poste a confronto conferiscono alla avvincente pubblicazione un tocco di intrigante sapidità. 
 

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