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Bodoni, il più moderno

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di Manuela Bartolotti
Ormai, nell’epoca dell’informatica e dell’ebook, sembra quasi superfluo rilevare l’importanza del carattere tipografico che, nonostante possa avere un’efficacia anche su monitor, di fatto per rendere duratura «impressione» - si perdoni il gioco di parole - richiede la carta, l’inchiostro, la stampa quindi. In Italia e a Parma in primis abbiamo avuto uno dei maggiori creatori di caratteri, ovvero Giambattista Bodoni (1740-1813), di cui ricorre quest’anno il bicentenario dalla morte. Il celebre tipografo di nascita saluzzese viene ricordato anche fuori dalla nostra città nella prestigiosa sede della Biblioteca Braidense di Milano, con una mostra dal titolo «B come Bodoni. I caratteri di Bodoni a Brera e nella grafica contemporanea», aperta fino al 29 giugno, promossa dalla Fondazione Museo Bodoniano di Parma, curata dal direttore Andrea de Pasquale (già direttore della Biblioteca Palatina di Parma e ancora del Museo Bodoniano) e da Massimo Dradi, presidente dell’Associazione Studi Grafici di Milano. Lo scopo dell’esposizione, oltre che celebrativo, è quello di togliere dalla polvere una disciplina ignorata e trascurata quale la tipografia, sottolineando il valore e l’incisività, oltre che la diffusione dei nitidi, puliti, classici caratteri bodoniani nella produzione libraria e pubblicitaria del XX e XXI secolo, quindi fino ai nostri giorni. Se altri caratteri sono stati accantonati per l’utilizzo in contesti più evocativi e passatisti (il gotico ad esempio), il bodoniano invece, per la sua chiarezza, per l’accattivante ma mai eccessiva rotondità di alcune lettere, per il rigore delle aste, per la pulizia degli spazi che scandiscono un ritmo calibrato, rigoroso, estremamente razionale, si è prestato alle pubblicazioni eleganti di grafica, di cataloghi d’arte, così come per la divulgazione popolare della Bur, del Touring Club Italiano (le Guide Azzurre), la Guida del Milione e l’Universale Einaudi. In mostra ci sono però, insieme ai cimeli bodoniani, anche alcuni pezzi rari e veri e propri capolavori, quali il primo stampato di Bodoni e la famosa Oratio Dominica pubblicata nel 1806, contenente la traduzione del Padre Nostro in 155 lingue e il più ricco catalogo di caratteri tipografici mai stampato. Sono tuttavia le edizioni moderne e contemporanee a consentire di comprendere il segreto del successo di questi caratteri, espressivi ma eleganti, tanto da essere adottati come logo dall’Emporio Armani, da Max Huber per la Rinascente con l’accostamento audace di «L» in Bodoni corsivo e la «R»maiuscola in Helvetica, quindi per la pubblicità dell’Eni e per gli stampati dell’Ibm, senza dimenticare il must delle riviste e delle edizioni di Franco Maria Ricci, che si è sempre riferito a Bodoni e al suo stile per descrivere e incorniciare la cultura e l’arte. Se infatti è importante il contenuto, altrettanto è la forma che ne deve essere espressione per meglio arrivare al fruitore, inteso come lettore o - nel caso della pubblicità - potenziale cliente. Il gusto per la scrittura, per le forme delle lettere è più del mondo orientale che della calligrafia ha fatto un vero e proprio rito, con l’educazione al significato delle linee di scrittura e al valore della stampa, al colore e all’intensità dell’inchiostro, alla forma e posizione delle lettere, quasi fossero creature vive. Ogni carattere infatti esprime una diversa concezione del mondo, può indurre approcci diversi al testo, al suo contenuto, talvolta anche influenzarne la comprensione. Prima di arrivare alla mente insomma, si passa dall’occhio che, nel caso di Bodoni, trova un cammino agevole e gradevole, dove ogni parola diventa significativa, acquista valore a sé stante. E’ anche per questo che la lettera bodoniana riesce particolarmente di pregio per le edizioni di poesia che sono valorizzate da campiture di silenzio e da calibrate scansioni verbali, al fine di meglio risuonare nell’anima del lettore. Infatti, una delle più esemplari pubblicazioni esposte è la serie di quaderni di poesia diretta da Sandro Boccardi e impaginata da Giorgio Fioravanti per le Edizioni Trentadue. Questa visione tanto limpida, quest’arte ormai utilizzata in tutto il mondo viene dall’epoca d’oro di Parma, da quel Giambattista Bodoni che qui fu accolto e mise in stampa opere preziose che non finiscono di meravigliare. Non c’è solo la musica di Verdi da celebrare quest’anno tra Parma e Milano, ma anche la musica della carta e dell’inchiostro, il suono delle lettere e di quei caratteri impressi per sempre nella storia. Ma anche – ora lo sappiamo – nel nostro quotidiano. 

 

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  • fulvio

    30 Maggio @ 21.01

    Brava Sabina!!!! Tu sì che sei una vera direttrice.

    Rispondi

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