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Quei rametti rossi pieni di tesori

Quei rametti rossi pieni di tesori
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Pier Paolo Mendogni
Il colore rosso vivo, la natura ambigua di un intricato composto di piccolissimi organismi animali che morendo si pietrificano hanno impresso al corallo un fascino magico alimentando fascinose leggende. Ovidio nelle Metamorfosi lo fa nascere dalla trasformazione di pianticelle acquatiche solidificatesi con una rigidità mai vista al contatto con la testa della Gorgone, recisa da Perseo. La forma di ramo l’ha fatto collegare alla pianta,  all’evoluzione, alla rigenerazione; la nascita e la crescita nel mare all’acqua sorgente di vita, all’origine del mondo; il colore rosso al sangue. In lui si sono ritrovati il mondo animale, quello vegetale e quello minerale per cui gli sono state attribuite proprietà curative e apotropaiche. Nel Rinascimento il Bimbo Gesù è stato sovente rappresentato dai pittori con una collanina di corallo. Ma come oggetto decorativo insieme ad altre pietre lo si trova già usato nell’età neolitica, in quella del bronzo, tra i sumeri. Nella Bibbia è stato associato alle più alte virtù. I greci e i romani lo impiegavano come sostanza medicinale. La pesca, il commercio e la lavorazione del corallo nell’antichità era fiorente in tutto il Mediterraneo e Plinio nella «Naturalis historia» scrive che quello più pregiato si raccoglieva a Marsiglia, a Napoli, nelle isole Eolie e a Trapani. Gli «scultori» trapanesi già nel XIV secolo gareggiavano in abilità con quelli genovesi e producevano sia arredi sacri che domestici, incastonando piccoli coralli di varie forme su lastre di rame o di bronzo dorato. Nel Cinquecento ai corallari trapanesi veniva commissionata dal vicerè di Sicilia per il re di Spagna Filippo II la «Montagna di corallo», passata alla storia per la sua bellezza.Era questo un periodo di grande splendore per la produzione trapanese che si è protratto nei secoli successivi e di cui ci sono rimasti degli splendidi esemplari ancora oggi oggetto di grande ammirazione, come si coglie nell’affascinante mostra «Il grandi capolavori del corallo» «I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo», allestita al Pepoli, museo regionale Interdisciplinare di Trapani (fino al 30 giugno) a cura di Valeria Patrizia Li Vigni, cui si deve pure il catalogo della Silvana Editoriale. L’uso del bulino, introdotto dal maestro corallaro Antonio Ciminello nel XVI secolo, consentiva di realizzare delle sculture di piccole dimensioni con «notevole perizia tecnica e perfezione estetica» di cui sono esposti diversi ragguardevoli esemplari incastonati in acquasantiere, altarini, capezzali. Decorazioni floreali al limite dell’astrazione hanno gli stipi monetieri risalenti alla fine del ‘500, alcuni di forme semplici, lineari, scanditi da una serie di cassetti suddivisi in scomparti con specchiature rivestite da lastre di rame dorato e traforato in cui si inseriscono frammenti di corallo a forma di petali, campanelle, virgole e piccoli cilindri come pomelli. Altri stipi hanno forme più complesse con un’edicola centrale decorata con un vaso floreale, affiancata da obelischi piramidali e vasetti bacellati che danno al complesso una grandiosa fastosità. Coralli scolpiti con immagini di carattere religioso si trovano in numerose opere esposte, iniziando dal cinquecentesco «Reliquiario di Santa Rosalia» in rame dorato, corallo, lapislazzuli, argento e smalto, ordinato dal protonotario del regno Alfonso Rois per donarlo all’imperatore Carlo V. La Vergine con in braccio il Bimbo, scolpita a tutto tondo, è al centro di un’edicola architettonica con arpie-cariatidi alate in un altarino devozionale. La Madonna, soprattutto come Immacolata, compare in numerose acquasantiere tutte con la struttura ad edicola in cui sono inseriti angioletti e cariatidi e sovente in alto è raffigurato Dio Padre con il globo in mano, Molto diffuse anche le lastre ottagonali o esagonali, chiamate «capezzale» poiché venivano appese nelle camera da letto. Sono lastre in lamina di rame traforato e dorato con piccoli coralli a forma di virgola o di piastrelle; al centro vi sono sculturine rappresentanti la Madonna o la Crocifissione, la Resurrezione, S. Michele arcangelo mentre i bordi sono arricchiti con tralci di foglie metalliche e fiori stilizzati di corallo. Nel periodo barocco gli oggetti diventano più ricchi, sfarzosi, spettacolari: trionfano il virtuosismo tecnico e la fantasia. La «Caravella» di Ippolito Ciotta (1680) con le vele spiegate sembra stia navigando; l’Immacolata su disegno di Paolo e Giacomo Amato (fine ‘600) è una fantasiosa scenografia tra ghirlande di fiori e figurette alate mentre la Vergine sale sospinta da un’aquila ad ali spiegate che schiaccia il drago. E pure di Giacomo Amato è il Trionfo di Apollo tra rametti e strutture di un’aerea leggerezza che anticipano il rococò. Vasi, servizi da scrittoio, scatole,  rosari, calici,  ostensori, anforette: il corallo li trasforma in seducenti, stupefacenti «meraviglie».



 

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