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Camilleri: "Montalbano? Successo misterioso"

Camilleri: "Montalbano? Successo misterioso"
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di Francesco Mannoni

Il commissario Montalbano, dopo i grandi successi televisivi, torna anche in libreria con una vicenda più che complicata, e sono scintille e turbamenti a catena: «Un covo di vipere»(Sellerio, pag. 272,14,00). Il ragioniere Cosimo Barletta, un vedovo poco più che sessantenne, è stato ammazzato nel villino di sua proprietà appena fuori Vigata. 
Qualcuno gli ha sparato alla testa mentre era seduto in cucina sorseggiando un caffè che in parte si è rovesciato sulla tovaglia. 
La vittima aveva due figli, Arturo, più preoccupato di trovare il testamento paterno che afflitto dalla scomparsa del genitore, e Giovanna Barletta in Pusateri che «era ’na gran beddra fìmmina trentacinchina... biunna, àvuta, occhi con riflessi virdastri, di coscia longa e assà aliganti nei sò jeans firmati. Montalbano, che non se l’aspittava accussì, ristò ’mparpagliato per qualichi secunno a taliarla. Macari Fazio era chiaramenti strammato».
Le indagini portano alla luce le attività prive di scrupolo e di morale del vedovo e la sua continua ricerca di compagnia femminile. L’uomo non era molto amato nel circondario anche perché prestava soldi  «a strozzo»  e più d’una persona se avesse potuto l’avrebbe ucciso volentieri. Dell’immoralità che lo contraddistingueva, Montalbano trova subito nel villino dei riscontri imbarazzanti per molte persone: foto intime in cui sono ritratte giovani ragazze e lettere compromettenti. L’affare si presenta ingarbugliato anche per via del disaccordo tra i due figli di Cosimo Barletta che, pur mascherando tutto dietro un fair play di facciata, intimamente sono pronti a sbranarsi per il testamento introvabile. E Giovanna, non perde occasione con Montalbano per lasciar cadere delle insinuazioni sul fratello che ha sposato una delle amanti del padre: sprecone, nullafacente e intrigante. Montalbano ascolta e insacca un po’ sopraffatto dalla bellezza della donna, finché dall’autopsia non risulta che Cosimo Barletta è stato ucciso due volte: il ragioniere è stato prima avvelenato e poi qualcuno gli ha sparato alla testa.
Ma si tratta dello stesso assassino o di due assassini differenti? Montalbano troverà le prime indicazioni nelle foto. Da quel ciarpame volgare che coinvolge tante ragazze del paese, comincia a farsi strada in lui, aiutato anche dall’incontro con un singolare barbone, un percorso preciso. Abbiamo incontrato e intervistato Andrea Camilleri, sempre disponibile a parlare del suo eroe  dalle maniere brusche.
La famiglia in questo romanzo è al centro di un intrigo pazzesco, in un momento in cui questa istituzione presenta molte falle. E’ diventata davvero un nido di vipere?
Chiaramente la famiglia di oggi presenta molti aspetti in crisi, basti pensare che l’altissima percentuale di violenza sulle donne avviene da parte di  mariti o fidanzati. Nel caso specifico del mio libro non credo che costituisca un vero punto di crisi. E’ uno spunto più che altro romanzesco. La vittima è un uomo senza morale e senza scrupoli, un genere di persone di cui la nostra società è abbastanza prolifica. 
Una caratteristica dei nostri tempi sottosopra? 
Il proliferare della corruzione quasi esponenziale è un segno del moltiplicarsi di persone prive totalmente di scrupoli. Questa moltiplicazione è per fortuna messa in luce di continuo e oggi la situazione, di per sé grave, è amplificata dalla stampa e diventa quindi ancora maggiore attraverso le casse di risonanza mediatica. Indagando sull’omicidio, Montalbano scopre aspetti insoliti di una società ristretta che nasconde molte cattiverie. Dappertutto, ma in Sicilia soprattutto, sembra che la facciata vada assolutamente preservata da ogni macchia. 
Ma quello in cui viviamo è solo un mondo di facciata?
No, diciamo che soprattutto nella provincia, non necessariamente siciliana e non necessariamente italiana (vedi Simenon), la facciata pulita è uno status symbol e serve a  coprire realtà assai diverse. Questo fenomeno è leggermente  meno avvertibile nelle grandi città. Però oggi sento una minore ipocrisia in proposito, può darsi che mi sbagli, ma si comincia a dare una minore importanza alla facciata anche perché l’informazione così penetrante è una sorta di sostituzione del diavolo Asmodeo che aveva la capacità di scoperchiare le case e far vedere quello che capitava al loro interno.
Il barbone, che nella soluzione del caso ha un ruolo importante, sembra essere la coscienza buona del Paese, se vuole dell’Italia che nonostante tutte le batoste conserva una dignità che la riscatta. Una metafora possibile?
Sì, sono perfettamente d’accordo con la sua riflessione. Anche perché ho voluto dichiarare le motivazioni morali per le quali quel personaggio si è autopunito diventando barbone. Il Montalbano di questo romanzo sembra un po’ più sensibile al fascino femminile nonostante la presenza di Livia. 
A 58 anni si risvegliano giovanili furori di desiderio?
Sì, è un’età terribile per un uomo, e il commissario vive il suo tempo...ma ho fiducia in Montalbano.
Mi hanno colpito le considerazioni che nel libro riguardano la burocrazia, identificata quasi come un male sociale. Lo è davvero?
Secondo me sì e non scherzo, la burocrazia in Italia è assolutamente una remora, basti pensare che molte delle sovvenzioni europee non sono messe in circolo solo per questioni burocratiche.
Il successo di Montalbano è ormai un fenomeno consolidato. Anche in TV, le novità e le repliche dei suoi film ottengono sempre un successo strepitoso. E’ una specie di contagio. Lei che ha creato questo personaggio, può dirci cosa lo rende così affascinante e carismatico, o anche per lei comincia a essere un piacevole mistero?
Il successo di Montalbano è sempre stato un piacevole mistero tant’è che non ho mai saputo rispondere alla domanda «qual è il segreto della fortuna di Montalbano?». Si vede che c’è stata una miscela causale che ha costituito un personaggio  con una tale quantità di aspetti attraenti che ha funzionato.
Quanto contribuisce secondo lei alla fortuna televisiva del personaggio, la caratterizzazione di Zingaretti?
Molto, Zingaretti è un attore bravissimo. 

Un covo di vipereSellerio, pag. 272,14,00

 

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