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Ma la duchessa non gradì le critiche

Ma la duchessa non gradì le critiche
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Lorenzo Molossi nasce a Pontremoli il 3 aprile 1795 da Pellegrino e Caterina Costa Reghini: entrambe le famiglie erano iscritte alla nobiltà di Pontremoli, quali discendenti di Conti Palatini. Le notizie sulle origini della famiglia Molossi conducono a due rami principali, uno pontremolese e l’altro parmense, il cui personaggio più noto, Baldassarre, detto il Tranquillo, umanista e poeta latino, nato a Casalmaggiore nel 1466, venne a Parma quale precettore di Pier Luigi Farnese, figlio del futuro papa Paolo III e in seguito duca di Parma. Lorenzo studia dapprima nel Seminario di Pontremoli proseguendo a Firenze presso gli Scolopi.
 Il dissesto economico del padre lo induce a trasferirsi nel 1814 a Parma dove il Reggente Filippo Magawly-Cerati di Calry, nel generale rimpasto degli uffici governativi dopo la caduta di Napoleone, lo assume al Dipartimento di Giustizia e Militare. Il 31 dicembre 1816 la duchessa Maria Luigia d’Austria lo trasferisce agli uffici della Presidenza dell’Interno. Poco dopo si sposa con Rosa Antelmi e nel 1821 viene eletto segretario del Commissario distrettuale di Busseto. Dopo tre anni ritorna alla Presidenza dell’Interno ed è poi promosso vice-segretario.
 Nel 1831, in occasione dei moti rivoluzionari, è segretario generale nel Governo provvisorio, tuttavia Maria Luigia d’Austria, al suo ritorno a Parma, non prende alcun provvedimento contro di lui. Le ristrettezze economiche della sua famiglia, nel frattempo aumentata per la nascita di due figlie e una malattia agli occhi, che peggiorerà ancora col tempo, lo costringono a chiedere aiuto ai superiori. Dopo la morte della moglie (1842) è trasferito alla Sezione delle Finanze e si sposa in seconde nozze con Elisa Rossini, che gli dà altri due figli, tra cui Pellegrino. Il 30 dicembre 1846 passa al Dipartimento dell’Interno col grado di segretario capo della Divisione di agricoltura, commercio e statistica, che è la sua vera vocazione.
Lorenzo è uomo di ingegno versatile, dedito a studi di lettere, di filosofia e di arte; suona egregiamente il clarino. Convinto patriota, collabora al giornale «L’Eclettico» e in un articolo critica aspramente le eccessive spese della Casa ducale. Nel 1849 dirige «Il Postino», che esce dal 4 gennaio al 4 aprile diffondendo idee liberali, e di conseguenza viene sospeso dall’impiego. Revocato il decreto, qualche tempo dopo è nominato capo dell’Ufficio di Statistica, ma ancora una volta, nel 1856, perde l’impiego per ordine di Luisa Maria di Borbone in seguito al Memoriale da lui presentato sulla situazione della Lunigiana. Benché consigliato a fuggire all’estero, rimane a Parma e finalmente, alla caduta del Ducato, viene reintegrato dal Governo provvisorio presieduto da Giuseppe Manfredi.
 Nel settembre 1859 è eletto deputato all’Assemblea degli Stati parmensi, dove siedono tra gli altri Filippo Linati e Giuseppe Verdi. Il 23 gennaio 1860 gli viene assegnata la Croce di San Maurizio e San Lazzaro, il 15 agosto 1862 è promosso ufficiale dello stesso Ordine e per molti anni è segretario dell’Accademia filarmonica, membro della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi e del Gabinetto di lettura. Poco dopo l’Unità, con altri collaboratori, realizza la prima Inchiesta sull'Industria manuale mai svolta in una provincia del nuovo Regno.
Nel 1864, ormai quasi cieco, è collocato a riposo. Muore il 26 aprile 1880 nella sua casa di Borgo Santa Croce n. 71. Il figlio di Lorenzo Molossi, Pellegrino (1844-1912), eredita dal padre la passione per le lettere e il giornalismo: benché infermo ad entrambe le gambe, acquisisce la proprietà e la direzione della Gazzetta di Parma, seguito a sua volta dal figlio Gontrano (1891-1927). Dal 1928 la Gazzetta di Parma passa per un anno all’Associazione Mutilati prima di fondersi con il Corriere Emiliano. Sarà un altro Baldassarre, nome che ritorna in famiglia dopo più di quattrocento anni da quel "Tranquillo" di Casalmaggiore, a riprendere l’attività giornalistica nel secondo dopoguerra e a far ritornare un Molossi per 35 anni al vertice della Gazzetta di Parma, cui seguirà nel 1998 il figlio Giuliano, attuale direttore.

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