17°

Arte-Cultura

Delfini, "re" disperato

Delfini, "re" disperato
0

Giuseppe Marchetti

Sulle «Poesie della fine del mondo, del prima e del dopo» di Antonio Delfini non si finirebbe mai di scrivere, di ridere, di pensare e di stupirsi. L'occasione che oggi ce le ripropone è l'uscita di questa raccolta nella collana bianca di poesie dell'editore Einaudi a cura di Irene Babboni e con una prefazione di Marcello Fois. Come si sa, il libro uscì da Feltrinelli nel '61, due anni prima della morte del suo autore. A quei tempi (non si era ancora sparso l'umore maligno del Gruppo 63) il libro non suscitò altro che occasionali recensioni, non fu capito, né tantomeno amato, ma neanche cinicamente deriso. Fu, tutt'al più, sopportato. A Modena, a Firenze, a Viareggio e a Roma (ma solo occasionalmente) Antonio Delfini era considerato «una mácia» - detto alla modenese - cioè  un tipo particolare, un originale scrittore ricco e sfaccendato. Riproposto nel '95 da Quodlibet, la raccolta presentò alcune aggiunte escluse prima dall'Antonio. Ma adesso questa terza edizione arricchisce di molto la percentuale degli inediti - ci informa l'editore - con un nucleo di testi degli anni Trenta e Quaranta tratti dagli autografi in possesso di Giovanni Delfini; e così il percorso si allunga, la curiosità si dilata e la storia del poeta possidente Antonio Delfini si completa dentro la propria dissacrante e dissacrata verità. Verità che è, come scriveva lui stesso, «mala poesia», cioè poesia di pena, di sberleffo o  di disperazione.
Le «Poesie della fine del mondo, del prima e del dopo» sono, infatti, un libro unico nella letteratura del nostro Novecento: non sono, in sostanza, una vera e propria raccolta così come comunemente la si intende, ma semmai un lungo poema composto per lasse, per strofe, per successivi accrescimenti, per incitamenti, accuse, rimpianti, dileggi e sordide miserie: un canzoniere, se si vuole, ma un canzoniere «dei nostri irricordabili ricordi di ieri», con penose confessioni e irritanti provocazioni che poi gli si aprivano dentro a rovinargli il sangue. E nonostante tutto, Delfini si mostrava come un uomo felice, un uomo che alla vita chiedeva tutto ma che poi sapeva sorridere di autocompatimento se la vita gli faceva marameo facendolo precipitare in quel freddo inferno dei confronti con gli altri scrittori che gli sembravano più fortunati e più accarezzati dalla buona sorte. Le poesie dicono tutto questo mondo con simpatica ferocia: sono sì «la fine del mondo», ma, in verità, il mondo di Delfini è precipuamente l'essere se stesso, pagliaccio e gentiluomo di una società che l'ignora e di una letteratura che lo sopporta. A Firenze litiga con Landolfi e con Montale, ma di nascosto li imita, il suo gran finale è, come osserva giustamente Fois nell'Introduzione, quello del Giudizio Universale che piacque anche al fantasioso Zavattini, benché Delfini non vedesse che il trionfo del Nulla in fondo al proprio cammino. E le poesie sono l'anticipata vendetta di questo correre verso la morte; sia da solo sia in compagnia (spesso una compagnia malvagia e scempia!)  il poeta non molla mai la rabbia che lo tiene in vita. La rabbia, da amore che era per la terra, per la letteratura, per il benessere e, infine, per la Luisa amata e poi perduta, la rabbia lo assiste, lo pungola, lo seduce, lo convince: «Non posso più pensare/ alla città a colei delle industrie del merdastrame./ Fa solo, mio vero dio, che io possa tornare in quel ch'è mio!/ Chiedo l'oblio... l'oblio... l'oblio...». Il Delfini dei Racconti, del «Ricordo della Basca», de «La Rosina perduta», del «Fanalino della Battimonda» è un altro Delfini, è un narratore temperato, dolcemente rassegnato; ironico. Il poeta, invece, non perdona: «Parlando di te parla il vuoto./ Già tu non senti. E' il vuoto sul vuoto./ Io solo ormai vivo e non più morente/ posso sentire il vuoto che te morta/ vai vuotando nel vuoto del morto».
Tutto l'arco poetico delfiniano batte su questi timbri dal primo testo qui raccolto, 1930, all'ultimo datato ottobre 1961 come specifica con puntuale rigore la Nota di Irene Babboni, nota che è una storia di questa poesia così legata al proprio autore da sembrare quasi un'appendice, un arto, un pensiero fisso, ossessivo, un suicidio sempre programmato e mai attuato, temuto e deriso allo stesso tempo. Ma Delfini era così: in lui, chi l'ha conosciuto vedeva il signore di campagna che s'è fatto una cultura da solo, magari leggendo Baudelaire e Soffici, Céline e Landolfi, Pietro Aretino e Gozzano senza crederci troppo, e vedeva anche quello dell'autoritratto: «Sono un re della foresta/ non sono un leone/ nemmeno un coglione/ sono un re/ un grande re/ non del verso/ sono re del tempo perso/ Come ce n'è tanti/ perché stanotte la notte/ mi ha baciato in bocca/ poi mi ha scacciato/ e gridò/ Sotto a chi tocca!». Ecco il suo «senso virile del dolore», come diceva Carlo Bo, e queste poesie lo ricordano sino alla disperazione. 

Poesie della fine del mondo,  del  prima e del dopo

 Einaudi ed.,   pag.  229,   15,50

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi
Clicca qui per leggere e commentare >>

Inviaci il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 2500

Video

IL METEO NEL TUO COMUNE

Gossip, Fun, Spettacoli

Lo "Zoo" di  105,  è morto Leone Di Lernia

spettacoli

Lo "Zoo" di 105: è morto Leone Di Lernia - VIDEO

1commento

Halle Berry si libera del vestito degli Oscar: così il Versace finisce per terra e lei si butta in piscina

come in un film

Halle Berry si libera del vestito degli Oscar e si tuffa Video

Da Presley a Hemingway: nipoti d'arte

L'INDISCRETO

Le nipotine d'arte...

1commento

Notiziepiùlette

Ultime notizie

"Top500": la classifica

IMPRESE

Top500 Parma, ecco la classifica completa

Lealtrenotizie

Un altro incidente in A1: auto contro il jersey, grave una giovane

autostrada

Un altro incidente in A1: auto contro il jersey, grave una giovane

lega pro

Parma incerottato, è emergenza: 4-4-2 o 4-2-3-1? Video

La lunga lista degli infortunati e i tempi di recupero. Due note positive: rientra Baraye e la verve realizzativa di Calaiò

Consiglio comunale

Pizzarotti: "Tep: il Cda non ha seguito le indicazioni del Comune" Diretta

parma

Evade dai domiciliari: arrestato

1commento

INCHIESTA

Alberi, sigilli a una casa famiglia per anziani. Tre indagati

1commento

cittadella

Scippavano anziani: rom arrestate da un poliziotto fuori servizio

7commenti

soragna

Camion si ribalta a Diolo: ferito il conducente Video

tradizione

Cella di Noceto, troppo vento: falò di carnevale rinviato a domani

Prezzi

Inflazione a febbraio sale all'1,5%, al top da 4 anni

da mantova a parma

Furto a un distributore, un moldavo in manette

autostrada

Incidente tra due camion a Fiorenzuola: code verso Fidenza

Welcome day

Studenti Erasmus, benvenuti a Parma Fotogallery

L'ALLARME

Droga, a Parma ogni anno 400 segnalati alla Prefettura

5commenti

Amarcord

Prati Bocchi, 67 anni di amicizia

La traversata

Quei velisti con Parma nella cambusa

Mercati esteri

Sicim, tris di commesse per 200 milioni di dollari

Il giornale di oggi

sfoglia

abbonati

IL DIRETTORE RISPONDE

Le multe facili e quelle difficili

17commenti

LAVORO

Venti nuovi annunci per chi cerca un posto

ITALIA/MONDO

il CASO

Dj Fabo ha morso il pulsante per il suicidio assistito

4commenti

PIACENZA

Investe un cinghiale e finisce contro un muro: muore 75enne

SOCIETA'

la foto

Raro: arco circumzenitale nei cieli della Bassa

caffè

A Milano lo Starbucks più grande d'Europa

SPORT

inghilterra

Ranieri: il tributo (mascherato) dei tifosi del Leicester Gallery

Ciclismo

Grave caduta per la giovane promessa Marco Landi

MOTORI

ALFA ROMEO

Stelvio, la nostra pagella

NOVITA'

Bmw, la nuova Serie 5 ragiona da ammiraglia