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Sardegna magica tra sogno e memoria in "Sa reina" di Simone Caltabellotta

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Elissa Piccinini

Si intravedono radici antiche, ma un’anima potentemente elettrica, nell’ultimo romanzo di Simone Caltabellotta «Sa Reina (La Regina)» (Ponte alle Grazie, pp. 173, euro 13,00). L’autore, padre sardo ma nato a Roma, già direttore editoriale di Fazi, fondatore di Lain e ora nel comitato editoriale della Elliot, ha infatti scritto uno splendido libro di sogno e memoria, che trae alimento da riti ancestrali senza dimenticare però le urgenze della storia. Ma partiamo dalla vicenda. Davide, il protagonista (che condivide con l’autore diverse caratteristiche), insieme col giovane Leo e col rocker–archeologo Lucien si reca in Sardegna, nella regione del Sulcis, per una ricerca sulle antiche civiltà sarde. Ma il loro viaggio acquisirà un valore antropologicamente forte: una discesa negli inferi dell’inconscio, un affondo memoriale in una terra madre uterina e misteriosa che può dischiudere le proprie labbra durante il compiersi di rituali iniziatici che prevedono l’uso di erbe allucinogene (l’erba sardonia) e il fenomeno dell’incubazione. Lucien e Davide diventano così lo sciamano «videmortos» e l’eroe dormiente che precipita nello spazio e nel tempo, avvolto in un bozzolo cosmico in cui il tempo rovina sulle proprie pareti (cit.). E così «Sa Reina» del Caltabellotta, come altri libri di viaggio dalle suggestioni onirico-allucinatorie di cui condivide i presupposti (e pensiamo alla «Converazione» siciliana di Vittorini, come pure al «Requiem» tabucchiano), presenta una ricca e importante stratificazione narrativa che lo rende testo intrinsecamente denso e gli dona un enorme valore letterario e culturale. Per il protagonista il viaggio nel proprio passato diventa anche viaggio nel profondo della sua stessa terra, una Sardegna magica e mitologica, terra di streghe/fate e di Giganti/eroi. Ma nella storia di Davide e del suo doloroso rito di passaggio si raccontano anche le ferite urgenti della terra sarda e dei suoi pastori, quelle di chi vive e lotta contro le ingiustizie. E in tutto questo l’ulivo chiamato «Sa Reina», la regina, l’ulivo più antico del Mediterraneo che tende i suoi rami come dita al cielo sostenendolo e le cui radici affondano nella terra (tetto per il regno dei morti), si fa simbolo di una soglia fra cielo, terra e inferi, cosmico asse del mondo.
Sa Reina - Ponte alle Grazie, pag. 173, euro 13,00

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