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Disarmò a scuola il giovane Mussolini

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Alfredo Ferrari
(Scolaro a Vigatto nel primo dopoguerra)

Quest’anno ricorre il centenario della costruzione di alcune scuole elementari nei dintorni di Parma, tra cui quella
 di  Vigatto. Le maestre del paese hanno deciso di festeggiare l’evento coinvolgendo alcuni allievi dei tempi passati, che hanno raccolto vecchi documenti, soprattutto fotografie. Così sono riemersi i volti degli allievi e delle maestre, una in particolare, la signora Lina Gallinella che ha accompagnato tanti scolari lungo il percorso scolastico. Lei abitava (come si usava allora) nella scuola con la famiglia, i figli e il marito, Fulvio Romani, l’ispettore. Una persona importante, si sapeva, ma con un ruolo per noi ragazzi indefinito. Attorno a lui un’atmosfera sospesa tra curiosità e timore. Solo più tardi abbiamo saputo tutto di lui dal figlio Vittore, fedele custode delle sue memorie.
L'ispettore, un uomo pieno di sorprese. Nato a Fontevivo, da adolescente inizia a frequentare una scuola con annesso collegio a Forlimpopoli, dove un incontro avrebbe potuto cambiargli la vita. In classe con lui c'è un giovane vivace, esuberante, irrequieto già espulso da un collegio per aver ferito con un coltello un compagno. I due stringono amicizia.
Un giorno l’amico, un po' scarso in matematica, dopo aver preso una pesante insufficienza va su tutte le furie, estrae un coltello e cerca di colpire l’insegnante di quella materia. Fulvio interviene, lo blocca e lo calma, un intervento provvidenziale. Quel giovane si chiama Benito Mussolini.
I suoi biografi ufficiali non si ricordano di quell'amico, e non riferiranno mai, almeno per esteso, l’episodio. Ma il futuro duce non dimenticherà quell'aiuto. Una volta conseguito il diploma magistrale nel 1901, i compagni di scuola percorrono strade diverse. Mentre l'amico di un tempo si lancia in una miriade di iniziative politiche diventando un importante militante socialista, lui, il futuro ispettore, prende una via più lineare: inizia la carriera di insegnante elementare e nel frattempo frequenta l’Università di Bologna, sostiene qualche esame con un Giosuè Carducci "spesso alticcio" e nel 1907 ottiene la laurea in Lettere e Filosofia firmata da Giovanni Pascoli, da poco titolare della cattedra di Letteratura Italiana.      
Il tempo passa, inizia e finisce una terribile guerra, combattuta da entrambi con onore, e nel 1919, quando il duce fonda il partito fascista, Romani avanza nella carriera e diventa direttore didattico nelle nostre terre, prima a Fontanellato poi a Parma. Dopo qualche anno, quando Mussolini conquista il potere e diventa il Duce, lui riceve una lettera inaspettata. . "Esci dalla tua crisalide e diventerai farfalla" è la frase che riassume il senso di quella lettera, una frase enigmatica, sembra, ma non per lui. E’ la chiamata del vecchio amico di collegio, che lo invita a Roma, a occupare un incarico di grande rilievo nel governo, addirittura il posto di Ministro della Pubblica Istruzione. Ma lui rinuncia, rifiuta l’offerta, forse non senza incertezze, di sicuro non senza contrasti familiari. Un giorno, ha raccontato un’amica, un figlio piange disperatamente, non c'è verso di farlo smettere. La moglie è esasperata, prende il bambino e lo porge in modo poco garbato al marito, dicendo pungente: "ecco, signor Ministro, vediamo se riesci a calmarlo". E lui prende in braccio il figlio senza fiatare. La maestra, sembra di poter dire, sarebbe stata orgogliosa di essere la moglie di un Ministro del duce; anche perchè era di sicuro più entusiasta di lui del regime. Ma l’ispettore, come sappiamo, lo conosceva bene il duce, meglio della moglie....    Il duce ha trovato altri disponibili a collaborare, e non si è risentito.
Nel libro dei suoi ricordi, che gli insegnanti erano obbligati a far leggere a scuola, scrive di aver lasciato per pegno a un italiano incontrato in Svizzera "un bellissimo coltello comperato a Parma il 1° aprile insieme al nostro buono Fulvio Romani.".
Così solo per brevi attimi le loro vite si sono di nuovo incontrate, ma senza lasciare tracce evidenti. Intanto passa altro tempo, siamo al 1935. Mentre l’altro, sempre saldo al potere, ha dato inizio alle guerre di conquista fino alla tragica, inevitabile fine, Romani, nel frattempo nominato Cavaliere, ha proseguito nella sua carriera, è diventato ispettore scolastico. Incarico che ha ricoperto fino al 1952, quando è andato in pensione con il titolo onorifico di ispettore generale. La morte lo ha colto nel 1964 a 82 anni a seguito di un tragico incidente: è stato travolto da un’auto davanti a una bancarella vicino a piazza Ghiaia.
 

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