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Arte-Cultura

Bel Paese non più così bello

Bel Paese non più così bello
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  Giuseppe Marchetti

 Giampaolo Pansa ci guarda dalla bella foto di Guido Harari nella retrocopertina del suo nuovo libro «Sangue Sesso Soldi» edito da Rizzoli, arricchito da un sottotitolo quanto mai chiarificatore «Una controstoria d'Italia dal 1946 a oggi». 
La foto è quella di un uomo pensoso che appoggia il volto al groppo delle mani quasi giunte. E' la foto di un uomo che sa cosa significano quelle tre parole del titolo, anzi cosa esse rappresentino per la nostra povera Patria al giorno d'oggi: appunto «una controstoria». Ma il termine non è del tutto esatto, poiché tutta la storia, ogni storia, è anche una controstoria, e sesso sangue e soldi son sempre stati al centro dei fatti dell'umanità. Giampaolo Pansa meriterebbe che lo si definisse con l'immagine che Prezzolini usò per aprire la sua mirabile vita del Machiavelli: «Machiavelli nacque con gli occhi aperti», scontento e sospettoso, vuol dire. Pansa rifà adesso il cammino dal '46 a oggi, ma in sostanza ripercorre con la sapienza che la passione giornalistica e scrittoria gli permette, tutto l'arco del Novecento, il nostro secolo, vale a dire l'età della nostra vita.
Dopo tanti libri che, solo per capirci, potremmo definire parziali, legati a vicende ben precise, alla guerra, al dopoguerra, alla Resistenza, al sangue dei vinti e a quello dei vincitori, alla politica spicciola, al giornalismo d'opinione e a quello d'assalto, Pansa arriva ad una formulazione critica, umana e documentale molto precisa e più vasta, nel tentativo, come lui dice, di produrre una «controstoria» che, invece, è soltanto il rovescio della medesima medaglia, la storia dei nostri giorni, il viaggio più difficile e allo stesso tempo più affascinante da raccontare e più controverso che si possa immaginare. E a questo punto scatta - era già successo in altri suoi precedenti libri - il piacere del ricordo, si perfeziona l'uso dell'aneddoto, si muove l'ampio mare di quell'immensa vita vissuta che la foto dell'autore ci suggerisce pacatamente indagatrice dalla copertina del libro, libro di storia, è vero, ma anche libro intensamente storico, che fa la storia nel gestirla e narrarla con, al centro, lo scrittore. 
Otto parti di avvenimenti, caratteri, personaggi e interpreti dai massimi ai minimi, formano l'opera in un succedersi inarrestabile di scene e colpi di scena, di timori e tremori, di prove e di sciagurate risoluzioni, di speranze e di illusioni, di sangue che si scambia coi soldi, di sesso che si scambia con i poteri più o meno occulti, di giornali, di fabbriche, di banche e di centri politici che vanno e vengono lungo il fiume del tempo, mentre l'Italia soffre, esulta, prega, maledice, insulta o resta incredibilmente indifferente davanti al suo destino. 
E' lì che l'arte narrativa cioè di vicende che specialmente chi ha la nostra età, caro Giampa, ritrova intatte e maledettamente vere, oltre il severo segno della storia, in un presente di fatti e di persone che siamo sempre noi, dalla foto di «Pansa Figlio della Lupa», scattata da papà Ernesto nel '43 all'ultimo respiro di Andreotti Belzebù pochi mesi fa. Ma non si creda che Pansa voli sulle vicende del suo Paese come un aereo senza pilota: la sua innata curiosità, il suo saper raccontare non glielo permettono. E quando scende sul terreno della cronaca e dei singoli episodi, da quello dello «zio» Olimpio Zaffiro a quello di Emanuele Novazio, di sua madre Gina e di sua moglie Ornella uccise dal «mostro dell'Eternit», il mesotelioma, il palpito della storia va ben oltre il sangue, il sesso e i soldi, in una zona di impietosa realtà lungo la sottile metopa che circonda la vita, il suo destino e i suoi misteri. 
Ed è così anche per i giorni in cui viviamo, i giorni stupidi e atroci degli indagati che si suicidano, dei giornalisti che fanno i giudici, dei giudici che sentenziano nei salotti, dei salotti che inneggiano alla povertà, dei poveri che viaggiano all'estero in vacanza, e di Angela S. che dopo aver chiuso il proprio salone di bellezza, lo riapre con ben altre finalità e ben altri guadagni, mentre si aprono, con incredibile velocità in ogni città i «Mercatini della povertà», piccoli e falsamente innocenti «negozietti o uffici che ritirano oggetti preziosi in cambio di denaro contante». Mercatini che rivelano condizioni economiche penose e assai diffuse dentro un sistema politico e sociale privo di certezze e sempre sull'orlo del fallimento.
L'italiano è fatto così - dicevano gli stranieri - e così lo pensa ancora il nostro autore. E' per questo motivo che le ultime pagine del libro invece di precipitarci addosso sono concepite come una indagine passata con le ombre e il profilo di una vecchia cronaca, artefizio letterario quanto mai efficace per farci capire che non abbiamo perduto solo l'insegnamento dei nostri antichi Maestri, ma anche la sincerità di vergognarci, il pudore e la forza di reagire. Anche queste sono ad un tempo, storia e controstoria. 
Sangue Sesso Soldi  Rizzoli, pag. 448,  19,00
 

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