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Bodoni, raffinatezza ducale

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Anna Folli
 Sarebbe riduttivo chiamarlo un tipografo. Giambattista Bodoni è stato un vero artista, ricercato da re, papi e principi, conteso da accademie, biblioteche e intellettuali che gareggiavano tra loro per assicurarsi le sue ambite edizioni. La sua opera più importante, «Il Manuale Tipografico», contiene più di 600 incisioni, caratteri latini ed esotici e costituisce il testamento artistico del più grande tipografo della sua epoca. Persino Napoleone venne a Parma per rendergli omaggio. E alla città emiliana Bodoni, nato a Saluzzo nel 1740 in una famiglia di stampatori, ha indissolubilmente legato la sua fortuna. Nominato Direttore della Tipografia Reale dal duca Ferdinando, a Parma riuscì finalmente a dimostrare tutto il suo straordinario talento. Dalla corte parmense la fama di Bodoni si diffuse nell’ambiente culturale europeo e in molti lo avrebbero voluto a dirigere le proprie tipografie. Ma il duca Ferdinando, per trattenerlo, gli concesse di aprire all’interno del palazzo ducale una propria tipografia privata, oggi sede del Museo Bodoniano. Non è dunque un caso che sia la città di Parma a celebrare il bicentenario della sua morte con una grande mostra, «Bodoni, Principe dei tipografi», resa possibile dal contributo della Fondazione Cariparma che ha curato anche gli aspetti gestionali del progetto. Ospitata negli spazi della Biblioteca Palatina e della Galleria Nazionale, cui si accede dal Teatro Farnese, la retrospettiva sarà aperta al pubblico dal 5 ottobre  al 12 gennaio 2014. «Bodoni – ha spiegato Mariella Utili, soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Parma, durante la  presentazione che si è svolta ieri a Milano alla Biblioteca Braidense – è stato un simbolo dell’eleganza dello stile italiano. Ha rappresentato una scossa per la tradizione del suo tempo ma, pur rinnovando, non è mai venuto meno al rigore e all’armonia, caratteristiche distintive del suo stile». A spiegare le specificità della mostra è stato il curatore Andrea De Pasquale, direttore fino al 2012 della Biblioteca Palatina e del Museo Bodoniano, e primo ideatore del progetto, poi proseguito dall’attuale direttore Sabina Magrini: «Sarà possibile ammirare le raffinate edizioni bodoniane e le testimonianze dell’intero processo di realizzazione e commercializzazione – spiega De Pasquale - Ma oltre a contemplare le meraviglie bodoniane, i visitatori potranno rivivere il mondo culturale ed economico al quale Giambattista Bodoni diede forma estetica». Autore dell’allestimento della mostra è Pier Luigi Pizzi: «Abbiamo cercato di dare coerenza e unità stilistica ad ambienti molto diversi tra loro, facendo convivere la grandiosità di questi luoghi all’essenzialità delle opere in mostra». L’esposizione è organizzata in due sezioni. Nella prima, «Bodoni, gli ambienti culturali e le corti», si rivivono i primi passi di Bodoni nella tipografia paterna di Saluzzo, il trasferimento a Roma con il lavoro alla stamperia di Propaganda Fide. E finalmente l’approdo alla corte di Parma, tra le più illuminate e internazionali dell’epoca. Nella «Stamperia» di Bodoni, oltre a Napoleone, arrivarono i personaggi che animavano la vita politica ed economica dell’epoca: da Gioacchino Murat, ai Borbone di Spagna, al Viceré d’Italia Eugenio Beauharnais, al re di Sardegna. A illustrare questa sezione della mostra sono i ritratti dipinti da grandi artisti, tra cui Goya, Anton Raphael Mengs, Angelica Kauffmann, Pompeo Batoni, Francois Gerard e i molti altri già presenti nelle collezioni ducali come Andrea Appiani, Antonio Canova, Bernardo Bellotto, Robert Hubert. Nella suggestiva Galleria Petitot della Biblioteca Palatina è invece allestita l’altra sezione della mostra: la «Fabbrica del libro perfetto». In questo spazio sono esposti i capolavori che raccontano la storia del libro a stampa, dalla Bibbia di Gutenberg alle più importanti edizioni della tipografia europea. Grazie anche all’utilizzo di strumenti multimediali, sarà possibile vedere gli strumenti per la fusione dei caratteri in piombo e la composizione dei testi, le prime edizioni ma soprattutto gli esemplari più belli usciti dai torchi bodoniani, che evidenziano quanto radicale sia stata la sua «rivoluzione» nella storia dell’arte tipografica: dall’ideazione, del carattere che porta il suo nome e ha costituto l’imprescindibile punto di partenza per la tipografia moderna (ancora oggi il «Bodoni» è utilizzato da maestri del «made in Italy» come Armani e Ferré), alla composizione grafica, al perfezionamento delle tecniche di stampa su carte preziose e su supporti speciali come seta e pergamena. «I libri di Bodoni – spiega Andrea De Pasquale – sono opere d’arte realizzate in pochissime copie che non si leggono ma si ammirano per l’assoluto grado di perfezione al quale sono arrivate. La loro raffinatezza, l’equilibrio, l’elegante semplicità mostrano un’integrità stilistica che è sopravvissuta nei secoli».
 

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  • pietro

    23 Settembre @ 12.53

    Tutto viene da fuori a Parma! E' un insulto continuo alle nostre capacità e alla nostra intelligenza.

    Rispondi

  • Carlotta

    21 Settembre @ 01.11

    Perche chiamare Pizzi per questa mostra.? A parma nessuno era in grado di allestirla? Non e' questo il momento di buttare soldi con registi che non vengono certo per beneficenza! Chi lo ha chiamato dovrebbe pagare di tasca propria non con i nostri soldi

    Rispondi

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