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Arte-Cultura

Archivio, scrigno magico del Regio

Archivio, scrigno magico del Regio
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Lucia Brighenti
Analizzando i retroscena di un teatro, si possono ricostruire stralci di un’epoca, illuminando aspetti sociali e politici nascosti dietro alla macchina dello spettacolo. È il caso del libro di Silvia Cariati, «Calcolando dagli applausi. Il teatro ducale di Parma nell’età di Maria Luigia», che con un’indagine minuziosa tra i documenti dell’Archivio Storico del Regio ha ricostruito venti anni di storia del tempio della lirica cittadino, dall’anno di fondazione, il 1829, al 1849. «Del Teatro Ducale, macchina complessa e sfaccettata, si è cercato di riconoscere i meccanismi di funzionamento oltre che la sua ragion d’essere, artistica e non meno sociale e politica» spiega nell’introduzione l’autrice. Ne esce l’immagine di un teatro molto attivo, con un numero di giorni di apertura che si aggiravano tra i 169 e i 251 l’anno, e spettacoli che iniziavano alle sette di sera per finire all’alba, anche se la quantità non garantiva sempre la qualità. Ad alternarsi sul palcoscenico erano stagioni liriche (la più importante quella di carnevale, cui si aggiungevano quelle più brevi di primavera e d’autunno), animate da compositori di moda come Rossini, Bellini, Donizetti, Mercadante e da qualche figura minore, e spettacoli di prosa. Si trattava quindi di un vero e proprio investimento, che per la metà gravava sul bilancio dello stato, poiché il costo dei biglietti veniva mantenuto basso. In particolar modo, un biglietto per il loggione costava meno di un chilo di pane. Il teatro, spiega la Cariati, oltre che una passione di Maria Luigia (che non perdeva occasione per organizzare accademie musicali cui lei stessa partecipava in veste di esecutrice) era considerato un «collante sociale, luogo dove i più deboli, quando riescono ad accedervi, cercano e trovano consolazione e dove la corte sente certificata la propria appartenenza, sotto il controllo vigile della censura, della polizia e di Sua Maestà». «Maria Luigia – prosegue l’autrice – si avventura nei giardini della lirica e della drammatica non sospinta da suggestioni prosaicamente economiche. La sovrana compie un investimento, ricostruzione e gestione del Ducale, perché torni a profitto sul piano di un’etica politica, sociale e culturale. Dunque un investimento benefico, che, ovviamente, non può non avere risvolti anche economici». È anche vero, spiega la Cariati, che erano comunque pochi a potersi permettere di acquistare un biglietto, per quanto a basso prezzo, e quindi esso rimaneva privilegio di una piccola parte della cittadinanza. Il libro analizza nel dettaglio organizzazione e gestione degli spettacoli ducali, passa in rassegna in ordine cronologico le stagioni teatrali, per poi concludere con gli aspetti più strettamente economici (in appendice vengono riportate, tra l’altro, tabelle con i prezzi dei biglietti per ogni anno e le uscite ed entrate dell’amministrazione). Tra le righe di questo lavoro, densamente documentario, escono ritratti coloriti di personaggi e situazioni: dal rituale della lamentatio dell’impresario che «sottolinea quotidianamente le ingenti perdite subìte per i più svariati motivi, la sua innocenza per l’insuccesso di una stagione, l’impossibilità di reperire cantanti migliori di quelli da lui scritturati e, soprattutto, non manca di chiedere dilazioni e risarcimenti o di esigere un aumento della dote per coprire almeno il deficit della stagione passata», al pubblico di Parma descritto dall’impresario Andrea Bandini come «pubblico cupo e fedele [...] un popolo facile ad accalorarsi, travagliato e pieno di una sinistra inclinazione musicale»; dalla rivalità amorosa tra due cantanti che litigano sino a mordersi e vengono portate in prigione, alla cura degli abbassamenti di voce dei cantanti con le sanguisughe; si riscoprono poi fatti noti e meno noti della storia di Parma, come la venuta di Niccolò Paganini chiamato a riformare (senza successo) l’Orchestra Ducale e la diserzione del teatro da parte dei parmigiani nel 1831, manifestazione di dissenso nell’anno dei moti. In appendice, una scelta di brani tratti dai rapporti serali redatti dall’ispettore del Ducale, il conte Senesio del Bono, che offrono un affresco completo della vita teatrale. Il testo è arricchito da un bell’apparato iconografico, costituito in gran parte da documenti e manifesti conservati alla Casa della Musica e da litografie a colori tratte dalla Civica raccolta delle stampe Achille Bertarelli (conservata al Castello Sforzesco di Milano) che rappresentano figurini, immagini di scena, ritratti e scenette di vita in teatro. Il libro (pubblicato da Grafiche Step editrice, in collaborazione con Istituzione Casa della Musica, 2013, 245 pagine, 50  euro) sarà presentato domani alle 17, al Ridotto del Regio. Dialogheranno con l’autrice Carlo Fontana, amministratore esecutivo del Teatro Regio di Parma, Marco Capra, presidente dell’Istituzione Casa della Musica, Giacomo Jori, docente dell’Università della Valle d’Aosta, e l’imprenditore Paolo Marzotto.
Calcolando dagli applausi - Grafiche Step, pag. 245, euro 50,00
 

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Caratteri rimanenti: 2500

  • serenella

    26 Settembre @ 13.45

    Ero alla presentazione: quante banalità da parte dei relatori! E la lezioncina di storia della musica... Questo libro aggiunge davvero poco a quanto si sapeva già, ma costa ben 50 euro. Chi l'ha pagato???

    Rispondi

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