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Pilotta, il principe dei tipografi apre le porte della sua reggia

Pilotta, il principe dei tipografi apre le porte della sua reggia
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 Roberto Longoni

Dall'«a» maiuscola all'ultima delle virgole: tutto in lui è una firma, un'impronta di sublime eleganza. Qualcosa che resta non solo perché messo nero su bianco, ma anche per diritto d'elezione. A essere celebrati non sono i duecento anni  dalla morte, ma  i secoli d'esistenza di Giambattista Bodoni. Perché per questo lui   visse - d'arte e bellezza -: per andar oltre a se stesso e al suo tempo, dopo averne inventato il «carattere». Incarnato in inchiostro e carta, Bodoni abita le librerie di tutti noi. Ma ora gioca davvero in casa  (l'ebbe fino alla fine dove si trova l'istituto d'arte Toschi, per l'esattezza), tra le mura di quella che fu la sua residenza e la sua stamperia: la Pilotta. E' qui che lo  celebra la mostra «Bodoni, principe dei tipografi nell'Europa dei Lumi e di Napoleone» realizzata dalla Fondazione Museo Bodoniano, dalla Biblioteca Palatina e dalla Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici.
Il marchio di Bodoni è più forte anche di quello del fuoco, che dopo l'incendio dell'ottobre scorso, ha sigillato i locali della Biblioteca Palatina. Per l'occasione riapre e lascia che di nuovo si respirino i suoi profumi di legno e antico sapere. «La fabbrica del libro perfetto» è la scritta che fa da insegna sopra il suo ingresso. Come un titolo su una copertina. «L'abbiamo rianimata, per ospitare una breve storia del libro come oggetto d'arte - esclama Andrea De Pasquale, il curatore della mostra, che della Palatina fu direttore dal 2008 al 2012, prima di diventare responsabile della Biblioteca Nazionale di Milano e ad interim di quella di Torino. -. Ci sono nuove illuminazioni e nuove porte tagliafuoco».
Questo «nuovo» permette ci sia  l'antico: quello che sbalordisce. Le prime vetrine ospitano volumi del 1467, un «Pungi lingua» di Filippo de Lignamine del 1472, stessa data della prima edizione della «Commedia» di Dante aperta lì accanto. C'è un primo testo in lingua ebraica del 1475, c'è una «Gerusalemme liberata» di Torquato Tasso. Da una vetrina all'altra, De Pasquale accompagna in viaggio tra i secoli. Tre ne trascorrono, senza grandi innovazioni nel mondo della stampa (se non quella della comparsa dei frontespizi, delle cornici, delle illustrazioni e dei colori), fino all'ingresso in scena del principe dei tipografi. 
Bodoni  viene incontro al visitatore a metà della galleria Petitot. Non solo con i suoi libri, ma anche con gli strumenti di lavoro. E a questo punto è  un po' come entrare nella bottega di un alchimista. «Qui ci sono gli attrezzi per la fusione della lega tipografica, composta da una miscela di piombo, stagno e antimonio - spiega De Pasquale -. Una volta fusi, i caratteri venivano poi parificati con i torcoletti e i tagliatoi». Poco oltre, un pesante cubo con quattro piedini: l'incudine di Bodoni. Sarà difficile da credere, ma è stato anche il sudore a mettere su carta tanta eleganza, non solo l'inchiostro. Si pensi anche alla forza che occorreva al torchio. Scorrono volumi non da leggere, ma da ammirare. Lettere messe insieme come formule magiche nel manuale tipografico del 1788: segni che spuntano perfetti dalla pagina, immuni al passaggio dei secoli. Le tracce del libro perfetto, appunto. La mostra, che alcuni potrebbero immaginare riservata a pochi addetti ai lavori, sa affascinare anche con la sintesi di tratti essenziali e puliti. Immediati.
 Il «dietro le quinte» della vita del grande tipografo sfila nel «sotto le gradinate» del teatro Farnese e da qui alla Galleria nazionale. «Il senso - spiega Mariella Utili, soprintendente per i Beni storico artistici ed etnoantropologici - è quello di proporre la celebrazione nei luoghi simbolo della città. Con “l'effimero” della mostra vorremmo riavvicinare i visitatori anche alle esposizioni permanenti».  Qui sono di scena  «Bodoni, gli ambienti culturali e le corti». E' un viaggio nei luoghi della sua vita: da Saluzzo («Mia amata patria» scriveva) a Parma, sua terra adottiva, attraverso Roma, dove fece apprendistato e lavorò per il Collegio di propaganda Fide (che gli commissionò la stampa del Padre Nostro in 155 lingue: compreso l'armeno, l'etiopico, il malese e il manchù). Si procede dai libri (e dagli oggetti per la loro stampa) ai dipinti, alle sculture. Fino ai touch-screen che permettono di sfogliare volumi altrimenti intoccabili e di ascoltare le parole di Bodoni recitate da un attore. «In questo modo - spiega Sabina Magrini, direttore della Palatina e del Museo Bodoniano -tutto diventa ancora più immediato. Bodoni spiega i suoi rapporti con le corti, parla delle sue stampe e di sé». Anche il principe dei tipografi ora ha il suo regno multimediale. 

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  • silvana

    08 Ottobre @ 14.44

    Il fatto è che Bodoni è davvero inflazionato a Parma. Probabilmente fa comodo a qualcuno ritirarlo fuori ogni momento... una volta c'è il bicentenario della nascita, un'altra della morte, un'altra dell'arrivo a Parma, un'altra della Cresima... che fantasia!!!

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    07 Ottobre @ 09.45

    C'è molto altro. Basta andarci: a meno che uno non preferisca le trasmissioni sui tronisti....

    Rispondi

  • teresa

    07 Ottobre @ 08.12

    Ci avete stufato con 'sto Bodoni! Ma non esiste altro in quella Biblioteca???

    Rispondi

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