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Qui Verdi da ragazzo "scoprì" la musica

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 STEFANIA PROVINCIALI

Sulle tracce di Giuseppe Verdi, del quale si celebra il bicentenario della nascita, non si può dimenticare il santuario della Madonna dei Prati, dove sul fronte della canonica che affianca la chiesa una lapide ricorda la presenza del Maestro. Una storia molto particolare come particolare è la storia del santuario coi suoi trecento anni di vita. Collocato in una piccola frazione a poca distanza dalla casa natale di Giuseppe Verdi, qui si venera, fin dal 1600, un’antica immagine della Beata Vergine Maria, Santa Madonna dei Prati di Busseto. Fu costruito negli anni 1690-96 su progetto dell’architetto don Francesco Callegari, di Roncole, così come ancor oggi lo si vede. Non fu sede di parrocchia fino al 1926 per volontà del vescovo di Fidenza monsignor Giuseppe Fabbrucci, dopo che il suo predecessore, aveva elevato il tempio a santuario per l’affluenza dei fedeli e per i favori concessi dalla Beata Vergine. La facciata molto semplice si presenta nell’originaria struttura in mattoni grezzi con linee classiche di stile bramantesco a corpo centrale absidato. L’ingresso della chiesa è costituito da un portone centrale un grosso finestrone ad arco si apre sulla parete superiore della facciata, sormontato da una piccola finestrella circolare. Ai lati del prospetto due «corpi» costituiscono i locali della sagrestia da quello di sinistra si passa direttamente dalla canonica alla chiesa; su di essi sono visibili gli attacchi per i due portici, poi demoliti.
 Dagli archivi parrocchiali sono emerse alcune peculiarità. Il geometra Corrado Pettorazzi, nato nella casa a fianco della chiesa, è infatti andato alla ricerca della documentazione sulle origini del tempio scoprendo che esistevano solo alcuni schizzi del secolo XXVII realizzati dall’architetto Callegari, autore del progetto. Da buon appassionato del territorio e della sua storia, Corrado Pettorazzi, ha eseguito un rilievo topografico di dettaglio, una sorta di esame ai raggi X, ottenendo con la più moderna tecnologia le misurazioni reali ed effettive sull’intero complesso così da verificare le deformazioni delle volte, la verticalità dei paramenti, lo studio della copertura, l’analisi geometrica dettagliata, l’altezza della torre campanaria - una torretta provvisoria, eretta sul tetto del santuario, appoggiato all’esterno dell’abside - e tutti quei particolari costruttivi ad oggi sconosciuti ed importanti per la conservazione e manutenzione dell’edificio, sempre oggetto di attenzioni da parte dei fedeli. 
«Rappresenta un tassello importantissimo per lo stato di conservazione e manutenzione, per interventi di ristrutturazione conservativa e analisi sismica. Oggi questo documento è l’unico disponibile per una lettura in termini scientifici-progettuali» spiega Pettorazzi. Le tavole di rilievo sono state inviate per conoscenza alla Soprintendenza per i Beni Architettonici di Parma in quanto bene tutelato ed alla Curia Vescovile di Fidenza, trattandosi di avanzata automazione topografica applicata ai fini della conservazione del Santuario. «Inoltre - prosegue - è imminente una nuova iniziativa, sempre a titolo di volontariato. Quella di effettuare l’analisi fotogrammetrica con utilizzo di elicottero radiocomandato dotato di camera digitale, per verificare le parti in elevazione e le zone non accedibili e che permetterà di comprendere fino in fondo lo stato di conservazione dell’edificio».
Un «atto d’amore» si potrebbe definire, realizzato a titolo di volontariato con professionalità ed impegno, e in memoria dei genitori Rino ed Elsa, che con la famiglia del cugino, Lino Pettorazzi rappresentano le famiglie storiche di questa piccola frazione. «E’ significativo e importante dire che il Santuario dei Prati è stato dimenticato con notevole incoscienza. Qui il Maestro Giuseppe Verdi imparò i primi elementi musicali dal parroco don Paolo Costa ed amava tornarvi in quanto la nonna Bianchi abitava a circa 100 metri dal Santuario.  Il grande scrittore Guareschi amava anch’esso venire a Madonna Prati e spesso lo incontravo nella bottega di mio padre al quale commissionava divani in vimini» ricorda.
Ma dagli archivi del santuario escono altre curiosità. Ci sono conservati l’originale del Libro corale per canti liturgici la musica suonata da un giovane Verdi ed i documenti testimoni di una storia tra il sacro e il profano che viene tramandata da una cronaca dell’epoca conservata nel registro della chiesa e intitolata «Avvenimenti funesti» . Era il 14 settembre del 1828 e durante la festa patronale un fulmine si abbattè sul santuario. Niente di strano si potrebbe dire ma in realtà il giovane Verdi era coinvolto nel disastro sebbene a distanza. Mentre si dirigeva al santuario era stato costretto a fermarsi a causa della pioggia presso una famiglia di amici. Arrivato più tardi alla chiesa aveva fatto l’ inaspettata scoperta: il fulmine precipitato dal catino dell’abside, aveva spogliato la gran cornice dorata della Beata Vergine e bruciato tutti gli ex voto uccidendo sei persone, quattro preti e due secolari, e lasciando incolumi i fedeli. Una vicenda già di per sé funesta che tuttavia un legame con Giuseppe Verdi l’aveva. Alcuni anni prima infatti, come si legge in una vecchia cronaca, il piccolo Verdi, chierichetto, aveva fatto spazientire l’officiante messa, don Giacomo Masini, che l’aveva con una pedata fatto cadere giù per i gradini dell’altare. Battuto il capo a terra era svenuto ed una volta ripresosi aveva lanciato al prete un anatema che gli augurava proprio la caduta di un fulmine. Il fulmine era caduto seppur qualche anno dopo e don Giacomo Masini, cappellano di Roncole, colpito a morte, si presentava agli occhi dei sopravvissuti «... in aspetto d’uomo che soffra grandi dolori, e senza nessuna ferita...». 
 
 
 

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