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Fatale il 1848 per i confini del Ducato

Fatale il 1848 per i confini del Ducato
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Paolo Reggiani

Nell’anno 1848 i duchi di Borbone rientrarono in possesso del Ducato di Parma che il Congresso di Vienna del 1815 aveva affidato all’Austria, nella figura dell’arciduchessa Maria Luigia e dei suoi naturali discendenti, in forza del Trattato di Fontainebleau dell’11 aprile 1814. Come compenso i Borbone (legittimi titolari del ducato parmense) ebbero il ducato di Lucca, innescando una serie di compensi territoriali che frazionarono la Lunigiana e Garfagnana in una serie complicata di exclave del Granducato di Toscana e del ducato di Modena e Reggio. Il 1848 non fu un anno felice per Parma in quanto il ducato subì uno scambio territoriale a proprio svantaggio. Autore di questo danno fu Carlo II di Borbone: un personaggio gaudente e sprecone, carico di debiti, che per recuperare soldi per i suoi stravizi non esitò a "vendere" al ducato di Modena e Reggio una parte dei suoi migliori territori in cambio della cospicua rendita di 700.000 franchi all’anno. Questo passaggio fu sancito dal Trattato segreto di Firenze, stipulato il 28 novembre 1844 tra la Toscana, Lucca e Modena, con l’adesione di Vienna e Torino. I Borbone potevano disporre del trono ducale di Parma poiché Maria Luigia non aveva più discendenti, essendo morto, nel 1832, il figlio ventunenne avuto da Napoleone I.
Secondo altre fonti il Congresso di Vienna dette ai Borbone la successione dopo Maria Luigia ignorando il Trattato di Fontainebleau. In quell'accordo furono decisi anche una serie di riequilibri territoriali fra Toscana e Modena. Parma -per scelta del duca- poneva come confine con Modena il torrente Enza, cedendo al Ducato Estense tutti i territori parmensi ad est del torrente stesso e recuperando, territorialmente, le due prominenze modenesi di Bazzano e Scurano, nella sponda ovest. Ottenne anche il territorio di Pontremoli dal Granducato di Toscana che costituiva una sua scomoda exclave. Parma rinunciò quindi: all’intero Ducato di Guastalla (acquisito nel 1749 all’estinguersi della stirpe dei Gonzaga); alle pingui terre di Poviglio e Gattatico; a Ciano d’Enza, Rossena e Selvapiana con le memorie del Petrarca; al territorio con Gombio e Vedriano ed infine ad una vasta zona appenninica con gli abitati di Pieve San Vincenzo, Succiso e Miscoso, il cui confine giungeva in prossimità di Ramiseto.
L'acquisizione dei due piccoli territori di Bazzano e Scurano e del più grande di Pontremoli non compensò, dal punto di vista economico, le altre perdite territoriali, anche se accrebbe di poco più di un centinaio di chilometri quadrati la superficie del Ducato. Carlo II di Borbone governò male e per poco tempo il suo ducato, ripetendo l’incapacità che aveva già dimostrato come duca di Lucca. Nel 1849 abdicò a favore del figlio Carlo III, il quale in un primo tempo provò a disconoscere il Trattato di Firenze, ma poi dovette adeguarvisi.
Il confine sul torrente Enza è stato mantenuto dal 1848 ed ancor oggi divide le province di Parma e Reggio Emilia. Fu adottato anche nel periodo della conquista napoleonica allorché separava il dipartimento del Taro da quello del Crostolo e poi il Regno di Francia dal lato parmense e quello d’Italia dal lato reggiano. Dopo le sistemazioni del 1848 i ducati cambiarono nome. Quello di Parma diventò "Ducato di Parma e Stati Annessi", in cui, è ben noto, colsero l’assonanza tra "stati" e "sassi" per ribattezzarlo con "Ducato di Parma e Sassi Annessi" come ironico esito dello scambio in perdita. Il Ducato di Modena e Reggio mutò in "Stati Estensi" in quanto dal 1815 al 1848 acquisì: nel 1819 il territorio di Castiglione di Garfagnana (exclave del Ducato di Lucca), poi, nel 1829, l’intero Ducato di Massa ed infine i territori ex parmensi.
Tutte queste variazioni territoriali hanno trovato puntuale riscontro nelle cartografie della zona, quasi tutte rilevate dall’Imperial Regio Esercito Austriaco, in quanto i due piccoli ducati emiliani erano vassalli dell’Impero Asburgico. Esistono anche cartografie dell’intero Impero Austro-Ungarico che raggiungono buona parte dell’Italia centro-settentrionale. A conoscenza di chi scrive ve ne sono due: del 1856 e 1911. La carta del 1911, che probabilmente è stata l’ultima, ha un tipo di rappresentazione che si presta a tracciarvi le variazioni territoriali del 1848 sul torrente Enza. Lavoro effettivamente eseguito, sempre da chi scrive queste note, dopo avere definito con sufficiente attendibilità la posizione delle linee confinarie antiche, distinguendovi con linea rossa i confini ante 1848 e con linea blu il torrente nelle parti non interessate dai vecchi confini.

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