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Arte-Cultura

Defunti, il sacro nei nostri cuori

Defunti, il sacro nei nostri cuori
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Simonetta Cattaneo

Il ricordo di una vita sopravvive alla vita che ha rubato. Perché - può sembrare un paradosso, ma è una realtà necessaria - la morte è un incessante ritornare in vita. È la meta che, nel dare un senso al viaggio e determinarne il valore, si rigenera giorno dopo giorno, accorciando le distanze che sembra allungare. È proprio dedicata alla morte che non muore, dunque alla «Vita», la settima edizione della rassegna «Il Rumore del Lutto», che si svolge a Parma da giovedì  a domenica (per informazioni: www.ilrumoredellutto.com, info@ilrumoredellutto.com). Patrocinata e co-organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma con il contributo di Ade Servizi Onoranze Funebri (main sponsor), Galleria Un_type, Ordine degli Architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della Provincia di Parma, Gruppo Lorandi, Ariola Vigne e Vini, Davoli Music Center, Curly Sue’s e Sogni e Dintorni, la manifestazione offre una modalità alternativa per vivere i giorni che il calendario cristiano riserva alla commemorazione dei defunti. Diciassette eventi, prevalentemente a ingresso gratuito, organizzati in vari luoghi della città, dove musica, poesia, arte, filosofia, teatro, psicologia, gastronomia e architettura s’intrecciano in un percorso suggestivo e insolito. Con l’obiettivo di «porre l’accento su una riflessione educativa alla morte quale parte della vita, per una crescita personale, culturale e sociale», come ha sottolineato Enrico Calestani, amministratore unico di Ade Servizi Onoranze Funebri. A inaugurare la rassegna, ideata nel 2007 da Maria Angela Gelati, storica contemporaneista e studiosa di tanatologia (disciplina che studia il morire da più punti di vista), e Marco Pipitone, fotografo, dj e giornalista musicale (collabora anche con il nostro giornale), è l’installazione «Vive» dell’artista William Xerra, nell’ex Oratorio di San Quirino, sede del Parma Urban Center, giovedì alle 11. «L’opera di Xerra, che è uno dei protagonisti della cultura italiana, s’inserisce in un progetto avviato nella prima metà degli anni Settanta del Novecento e denominato Vive», spiega Gloria Bianchino, direttore del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, grazie al quale la partecipazione di Xerra è stata possibile. «Con la formula Vive, attinta dal gergo dei correttori di bozze, con cui si riabilita una parola erroneamente cancellata, viene recuperato qualcosa che si è annullato per riscattarlo in un nuovo processo significante». Aprendo al pubblico «Il Rumore del Lutto» in uno spazio antico, l’opera acquisisce valori sia linguistici che simbolici: «Vive perché vive nel ricordo sia l’oratorio, che appartiene al nostro patrimonio storico-culturale, sia la manifestazione, che cerca di far uscire dalla rimozione la dimensione della morte». Lo stesso artista ha dichiarato che «il rumore del lutto si ascolta, vive, nel fondo nascosto, come immanenza del visibile, che lascia intendere, senza significare». L’iniziativa parmigiana è stata la prima, in Italia, a indagare una presenza-assenza come quella della morte. A scrivere «vive» su una parola tabù. E ha fatto scuola. Non solo perché il suo format, originale e di successo, ha ispirato manifestazioni analoghe in altre città italiane. Ma anche, e soprattutto, perché ha permesso una nuova comprensione della natura della morte (e della vita), proponendo inaspettate risorse alle persone, in termini di saggezza, serenità e compassione. «L’accettazione della perdita, del lutto e del dolore – sostengono la Gelati e Pipitone, ideatori e curatori della rassegna - costituisce il primo passo per superare il limite della morte, pervenendo alla profonda comprensione della verità essenziale della vita, che va oltre la situazione individuale. E avvia una serie di processi elaborativi che permettono di trasformare la sofferenza in un passaggio obbligato per riconquistare la vita. Perché la vita possiede il dono di toccarci; collega vite passate, presenti e future. La vita non è questione di durata, ma di profondità». A ricordarci quanto l’esistenza possa essere vissuta con spessore e pienezza, consentendoci di abbracciare l’idea, come scriveva Umberto Saba, che «è il pensiero della morte che, in fine, aiuta a vivere», contribuiscono tutti gli eventi in programma. Dal monologo teatrale «Il ritratto della salute» con Chiara Stoppa, giovedì alle 21 all’Oratorio Novo della Biblioteca Civica, in cui l’attrice mette in scena se stessa e la sua storia di malattia, dall’avere pochi mesi di vita all’essere qui a raccontarla, al buffet vittoriano «An End Has A Start», allestito per sabato alle 19.30 alla Camera di Commercio, che riflette sull’importanza della condivisione e della socialità nel periodo del lutto. Dal concerto dei Corde Oblique a quello dei Verdiana Raw, anch’essi previsti per sabato, che ci portano, da un lato, nella radiosa atmosfera della Magna Grecia e, dall’altro, in quella terra di mezzo tra sapienza e ignoranza, uomini e dèi, così cara a Platone. Dalla mostra «Super Stitio» della street artist Signora K alla Galleria Un-Type, che inaugura venerdì alle 19.30, al seminario «Dal curare al prendersi cura: vivere il morire», patrocinato dall’Ausl di Parma, in programma per la giornata di sabato nella sala convegni dell’Hospital Piccole Figlie, alla conversazione con Massimo Zamboni, icona del Punk italiano, previsto per domenica alle 15.30 alla Pinacoteca Stuard. E molti altri appuntamenti che, sulla pagina dell’ultimo atto, scrivono «Vive».

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