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Piccole storie di grandi parmigiane/2

Piccole storie di grandi parmigiane

Barbara Sanseverino

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Piccole storie di donne parmigiane - alcune note, altre no - che hanno fatto un pezzetto della nostra storia. Oggi il secondo degli appuntamenti settimanali che abbiamo voluto dedicare alle parmigiane di un passato più o meno recente, celebrandole sul nostro sito e raccontandole grazie al prezioso lavoro di Fabrizia Dalcò, che proprio a loro ha dedicato "Il dizionario biografico delle parmigiane", da cui queste schede sono tratte e che è stato voluto dalla Provincia di Parma. Tre per volta:


Carini Teresina
Fontanellato 27 agosto 1863 - Pocos de Caldas 12 agosto 1951
Benefattrice. Figlia di Anacleto, amministratore dei conti Sanvitale. Dopo la morte del padre, il conte Alberto Sanvitale decise di farla sposare al violoncellista Guido Rocchi. Visse per un breve periodo a Milano con il marito e conobbe Mascagni. Nel 1890 seguì il marito in tournèe in Brasile: lo scoppio di un’epidemia di febbre gialla che decimò la compagnia, e che vide Teresina instancabile infermiera incurante del pericolo, trattenne la coppia in Brasile. Nel 1910 arrivò la separazione dal marito. Si interessò soprattutto di problemi sociali: non fece mai politica attiva ma venne riconosciuta come importante punto di riferimento. La sua casa rappresentò un rifugio per chi fu attivamente impegnato nella zona di Saõ Paulo prima e di Pocos poi, ma anche per chi fu costretto a lasciare l’Italia a causa del regime fascista: divenne un centro di cultura, frequentata da socialisti, anarchici, sindacalisti, con una ricca biblioteca che comprendeva letteratura classica e contemporanea ma anche testi della produzione politica e di contenuto sociale. Conobbe Enrico Ferri, Guglielmo Ferrero, la moglie Gina, figlia di Lombroso, il sindacalista rivoluzionario Eduardo Rossini e Alcibiade Bertolotti. Conobbe anche Alceste De Ambris: si videro in due occasioni, agli inizi del secolo, quando De Ambris collaborò a Saõ Paulo con i movimenti rivoluzionari, e nel 1908, quando De Ambris fu costretto a tornare in Brasile per non essere arrestato dopo lo sciopero di Parma. Il 13 giugno 1940, tre giorni dopo la dichiarazione di guerra, ascoltò per radio un concerto diretto da Toscanini e scrisse nel suo diario: “Non posso spiegare la commozione provata, di grande piacere e di grande dolore. La fatalità volle che lui prendesse in pugno la bacchetta di grande direttore d’orchestra mentre un mostro, anch’esso italiano, impugnava la spada per massacrare i suoi fratelli. Toscanini e Mussolini: la vita e la morte”. Il Comune di Parma, nel 1990, le intitolò una piazza.
Bibl.: Lasagni R., Dizionario biografico dei Parmigiani, PPS Editrice, 1999, I, pp. 893-894; Marcheselli F. e T., Dizionario dei Parmigiani, Benedettina, 1997, p 82.

Sanseverino Barbara
Milano gennaio/agosto 1550 - Parma 19 maggio 1612
Figlia di Gianfrancesco e Lavinia sanseverino. Il 6 settembre 1564, non ancora quindicenne, sposò il conte Giberto Sanvitale, e si trasferì a Parma. Dall’unione, nel 1567, nacque Girolamo. Nel 1572 seguì il marito a Roma, dove fu celebrata da poeti quali Maffeo Veniero che le dedicò una canzone in dialetto veneto, Curzio Gonzaga e Girolamo Catena. Poi si recò nel 1576 a Ferrara accompagnata dalla figliastra Eleonora e Torquato Tasso le dedicò uno splendido sonetto. Nel 1571 nacque una bambina, chiamata con il suo stesso nome. Decise di stabilirsi a Colorno, dove diede vita a un salotto frequentato da poeti e artisti. Giunse a chiedere il divorzio, pretendendo la restituzione della dote, ma sopraggiunse la morte del marito (1585). Lasciò per testamento erede di tutti i beni il figlio Girolamo, con l’impegno di corrispondere alla sorella Barbara ventiduemila scudi a titolo di dote, fino a quando sposò un ricco francese nel 1589. Si prodigò anche per gli altri e sostenne famiglie bisognose e, in esecuzione di una volontà della madre, fondò a Colorno anche un Monte della Pietà. Donna colta e bellissima, ebbe come amici Ferrante Gonzaga, bernardino Baldi, Battista Guarini e Angelo Ingegneri. Nel frattempo cominciò a svilupparsi un’aspra contesa con Ranuccio Farnese per la proprietà del feudo di Colorno: il duca avanzò pretese invalidando le concessioni di Ottavio Farnese e istruendo regolare processo sulla loro validità. Nel 1596 sposò il conte Orazio Simonetta. La diatriba andò avanti a lungo, e coinvolse anche il nipote Gianfrancesco sanvitale, figlio di Girolamo. Si giunse alla cosiddetta “congiura dei feudatari” contro il Duca Ranuccio a cui presero parte Barbara, Gianfrancesco Sanvitale, Orazio Simonetta, il conte Alfonso Sanvitale, il conte Pio Torelli, Battista Masi e il piacentino Teodoro Scotti. Furono arrestati gianfrancesco e Alfonso Sanvitale, poi tutti gli altri. L’11 febbraio 1612 fu arrestata anche Barbara e condotta nel Castel Nuovo di Parma. l’esecuzione della sentenza fu fissata il 19 maggio: fu condotta al palazzo del criminale in piazza, e decapitata. Della Sanseverino restano due piccoli ritratti, uno nella Rocca di Fontanellato e uno al museo Glauco Lombardi. Il Comune di Parma, nel 1990, le intitolò una strada.
Bibl.: Bandini Buti M., Poetesse e scrittrici, Istituto editoriale italiano Tosi, 1942, p 210; Dall’Acqua M. (a cura di), Enciclopedia di Parma. Dalle origini ai giorni nostri, FMR, 1998, p 603; Lasagni R., Dizionario biografico dei Parmigiani, PPS Editrice, 1999, IV, pp. 284-287; Marcheselli F. e T., Dizionario dei Parmigiani, Benedettina, 1997, p 280.

Veneri Orsolina
Parma 14 maggio 1375 - Verona 7 aprile 1408
Santa. Nacque da Pietro e da Bertolina, sua seconda moglie. La tradizione devozionale riporta questo episodio: a cinque anni, debole e delicata, incapace di reggersi in piedi viene portata dalla madre in San Pietro Martire dove appena toccato l’altare, cominciò a camminare; a nove anni rivelò al sacerdote don Tomaso Fosio le sue visioni e contemplazioni, tanto da parlare delle cose divine con straordinaria capacità. Sono 33 le descrizioni di estasi, comunicate ai suoi direttori spirituali, che ci sono pervenute. Forse appartenne all’ordine Benedettino, ma la cosa è ignorata dal primo biografo Simone Zanacchi, priore della certosa dei Santi Maria e Girolamo di montello presso Treviso: nella Vita scritta nel 1472 (trascritta dai Bollandisti) su richiesta delle monache di San Quintino in Parma, dice anzi che Orsolina non volle entrare in alcun istituto religioso. In ogni caso furono le benedettine a promuoverne il culto e le sue reliquie ebbero sepoltura nella chiesa di San Quintino. La sua santità è riconosciuta fin da subito e molti si recano da lei per consigli e aiuto. Nella primavera del 1393, a diciotto anni, accompagnata dalla madre, da una parente e da una donna di servizio, si mise in viaggio per Avignone: qui rivolse la parola all’antipapa Clemente VII, che nonostante l’interesse mostrato, rifiutò d’incontrarla nuovamente. Si recò quindi a Roma da Bonifacio IX che la rimandò ad Avignone, dove però non venne neppure ricevuta. Al suo ritorno in città avvenne l’incontro con Giangaleazzo Visconti, Signore di Milano e governatore di Parma, cui chiese di governare con maggiore clemenza e giustizia. Presso l’Archivio di Stato di Parma, sono conservate due bolle di Bonifacio IX del 1396 (pubblicate dall’Affò nel 1787): il 22 febbraio le fu concesso di scegliere il confessore in punto di morte e il 1 di marzo le si accordò il permesso di recarsi in pellegrinaggio al Santo Sepolcro con la madre Bertolina. Nel 1396 compì il viaggio in Terra Santa e, al ritorno si fermò a Venezia: qui lasciò una testimonianza importante della sua santità e, dopo quarant’anni dalla morte, la Repubblica ne promosse la canonizzazione e iniziò la costruzione di un monastero a lei dedicato (così affermano le monache di San quintino in una supplica agli Anziani di Parma). Nel 1405 fu costretta all’esilio da Ottone Terzi signore della città per l’influenza esercitata da lei sui suoi concittadini: probabilmente il forzato allontanamento dalla città non fu dovuto all’appartenenza alla squadra dei Rossi, ma al fatto di avere relazioni con la badessa di San Paolo, monastero di grande importanza politica ed economica. Dopo un breve soggiorno a Bologna, giunse a Verona dove morì: quindi la madre portò la salma a Parma per la sepoltura nella chiesa di San Quintino. Il suo culto fu confermato da papa Pio VI l’11 febbraio 1786. Il Comune di Parma, nel 1959, le intitolò una strada.
Bibl.: Allodi G.M., Serie cronologica dei Vescovi, Fiaccadori, 1856, I, pp. 678-679; Lasagni R., Dizionario biografico dei Parmigiani, PPS Editrice, 1999, IV, pp. 708-709; Marcheselli T., Le strade di Parma, Benedettina, 1990, III, pp. 186-187.

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