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Armani e il fascino della donna normale. Dsquared si ispira a una diva in rehab

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Armani e il fascino della donna normale. Dsquared si ispira a una diva in rehab
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E’ capace di reinterpretare un capo rendendolo attuale e accattivante, disegna una collezione muovendosi in punta di piedi sulle- 50- sfumature del grigio e gli regala un’energia da concerto rock grazie a dei lampi color lime, non manda in passerella modelle capaci solo di sfilare ma chiede loro di essere: semplicemente donne vere che camminano per strada. Capi iconici della maison come il tailleur, cambia pelle mantenendo la stessa eleganza per una donna avant-garde. Il color lime si inserisce sulle bande laterali dei pantaloni, sulle gonne e gli abiti o sui preziosi dress che illuminano la sera. I tessuti vanno dalla flanella- capace di accogliere e valorizzare i tanti grigi-, e il tulle. Ancora una volta Giorgio Armani sorprende nella sua coerenza e nel suo stile senza tempo, e non c’è da stupirsi se dall’alto del suo trono osserva la moda intorno con la sua frenesia e le sue fantasie. Sì, perché re Giorgio riflette, si arrabbia, si interroga e si stupisce in conferenza stampa, parlando di “certi” suoi colleghi che, come dice lui: «non creano funzionalità ma una moda spettacolare».
Lo stilista emiliano ha tenuto a sottolineare che prima di chiedere sostegno al nuovo governo, ci sia la necessità di fare grande chiarezza su ciò che è spettacolo e moda: «Mi sento una mosca bianca, che disegna collezioni pensando a donne che un giorno le indosseranno e le potranno acquistare. Non si deve stupire a tutti i costi e far andare la fantasia a ruota libera, si deve produrre e creare prodotti che corrispondano ad una reale funzionalità altrimenti si perde la nostra identità». Ma Armani ha manifestato anche la sua delusione verso un calendario moda che lo vede sfilare sempre nel giorno di chiusura e che non mantiene alta l’attenzione sugli eventi fino alla fine: «Oggi una signora molto influente ha preso il suo aeroplano ed è volata a Parigi (riferendosi ad Anna Wintour direttore di Vogue America, nda) e questa sua assenza pesa molto e crea un danno. La camera della moda deve trovare una soluzione».
Soluzione che non tarderà ad arrivare, come ha commentato Jane Reeve, nuovo ceo di Camera della Moda, presenta alla sfilata di Stella Jean, stilista emergente tenuta a battesimo la scorsa stagione proprio da Giorgio Armani. Una collezione ricca di colori e contrasti tanto amati dalla designer di origini haitiane. Atmosfere che spaziano dal Giappone all’Africa per i capi che diventano una musica per lo sguardo. Carpe rosso fuoco fluttuano su kimoni di lana, galli che adornano la maxi gonna a ruota e uccelli di fuoco si librano su cinture e pantaloni. I colori caldi del tramonto africano come il rosso, l’arancio e l’ocra si fondono con i verdi e i panna per maglie in lana e tessuti canvas realizzate dalle artigiane del Burkina Faso nell’ambito del progetto Ethical Fashion. Il mal d’Africa è nell’aria e a Stella Jean ne va il merito. Perché la moda può essere l’interpretazione di un quadro, di una fiaba o di un’esperienza; così come quella che i due gemelli dal fashion hanno portato sulla pedana dell’Alcatraz in quella che, è stata una vera espressione artistica. Dean e Dan Caten, designer di DSquared2 sono partiti per l’ispirazione della loro linea, da una diva che affronta un rehab. Da una situazione negativa e di dolore, nella quale perderà i suoi gioielli e i suoi abiti, rinascerà con una nuova forza e un nuovo guardaroba. Modelli couture che diventano un piacere per lo sguardo, tagli anni sessanta per cappottini, miniabiti e lunghe cappe che illuminano la passerella. Tanta opulenza per dettagli e accessori, come i sandali “correttivi” con tacchi in gabbie metalliche e le collane che diventano “tutori ortopedici”. Un glamour estremo anche per i pantaloni jacquard in seta impreziositi da inserti in lamè. Una riabilitazione accompagnata da pietre e visoni per un pieno ritorno alla divina normalità.
E’ invece conscia del suo fascino che sussurra con grazia e femminilità la donna di Massimo Rebecchi, che ama giocare con eleganza e stile delicato. Una palette colori che spazia dall’azzurro all’arancio per poi fondersi con il blu e il nero per abiti e gonne dalla silhouette definita. Materiali pregiati frutto di una lunga lavorazione artigianale come la maglieria: in mohair, in merinos mischiate a pizzi e chiffon. Femminilità con carattere come l’abito in pizzo nero che chiude una linea che è un inno alla donna. E’ invece un urlo libero quello voluto da Pucci, dove lo stilista Peter Dundas, ha disegnato una collezione dallo stile “wild”. Una donna selvaggia e istintiva che indossa fantasie navajo sulle celebri stampe della maison. Pellicce e stivali che ricordano il mantello dei cavalli Appaloosa, mini abiti gioiello su parka smanicati, lavorazioni intrecciate per i maglioni e poncho. Trame indiane si rincorrono su maglie e abiti che giocano sulle trasparenze e i tagli. Magia e stupore per trame iconiche che cambiano forma mantenendo lo stesso allure, sfoderato poi nella serie di abiti oro brillanti, scintillanti che ricordano i look ispirati agli anni 70, ad una donna libera e viaggiatrice. Dello stesso linguaggio anche la “lei”, disegnata da Ermanno Scervino, che porta in passerella una sottoveste tecnica da indossare sotto un parka. Una collezione ricca di dettagli che incantano lo sguardo. Toni pastello per abiti bon ton che esaltano la figura. Cappotti cammello e in montone si impreziosiscono di ricami preziosi e accompagnano abiti in pizzo azzurri che regalano sogni per lo sguardo. Lo stilista fiorentino non smentisce la sua visione glamour per la donna e le regala colori come il verde, il cipria, il viola da vivere in libertà ed eleganza. E’ la purezza assoluta l’arma vincente di Marni, che gioca sugli elementi che definiscono l’estetica e spinge l’acceleratore sul minimalismo e l’ anticonvenzionalità dimostrando che si può vincere con nuovi linguaggi. La silhouette diventa un’interpretazione architettonica e un’idea di femminilità forte e tenace. Il neoprene viene usato per abiti e gonne percorsi da rouche, per pantaloni dai tagli curvi e top che avvolgono il busto. Le pellicce sono costruzioni geometriche, montoni laminati e piume che arricchiscono le gonne. Bianchi, grigi, cammelli e verdi militari si alternano a rossi e turchesi. Una moda che non alza la voce ma detta regole autorevoli. 

 

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