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Ostetrica: mestiere e missione

Una professione che cambia e un libro parmigiano

Ostetrica: mestiere e missione
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"Le ostetriche che cambiano il mondo partendo dalle famiglie". Questo lo slogan prescelto dall'ICM (International Confederation of Midwives - Confederazione internazionale delle ostetriche) per la Giornata Internazionale della professione che si è celebrata lo scorso 5 maggio. In tutto il mondo le ostetriche hanno organizzato eventi per ribadire l'impegno a lottare con le donne e per le donne, contro il dramma della mortalità materna e neonatale, ancora frequente in troppe aree del mondo, e per migliorare ovunque l'offerta delle prestazioni ostetriche.
Il "rischio di mortalità materna" infatti è pari a una probabilità su 39 per una madre africana, rispetto a 1 ogni 4.700 per una donna europea o nord-americana. In Italia, in considerazione del bassissimo tasso di fertilità, tale indicatore è addirittura di 1 su 20.300.
Cosa possono fare le ostetriche per cambiare questo stato di cose, lo chiediamo a Monica Copelli ostetrica e presidente del Collegio delle ostetriche di Parma e Piacenza

Garantire un percorso corretto di assistenza alle donne, garantire la sicurezza dei cittadini e delle donne. Un percorso universitario e professionale con criteri ben determinati e controllati dalla Federazione Nazionale Collegi Ostetriche (FNCO) offre a tutta la popolazione di aver le cure migliori per mamme e bambini. A livello internazionale il problema è che sono nate alcune figure di riferimento per le donne che non sono competenti ma che in qualche modo sfociano in una cura non corretta. Proprio la fragilità del momento nascita necessita dell'apporto di una professionista sanitaria. Purtroppo assistiamo, soprattutto in un modello di stampo americano, ad una presenza di personale che pur propagandano una vicinanza alle donne non ha una vera formazione sanitaria e professionale. Laddove abbiamo un’assistenza ostetrica garantita one to one la mortalità e la morbilità femminili sono bassissime.

In Italia sono 18.883 i professionisti iscritti alla Federazione Nazionale Collegi Ostetriche, di cui il 98,5% sono donne. Come si diventa ostetriche in Italia?
Il percorso è universitario, con esame di ammissione per accedere ai corsi istituiti presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia. Al termine del percorso di studi della durata triennale si deve sostenere un esame di stato abilitante. A seguire si può praticare la professione o presso istituti pubblici o privati oppure in regime di libera professione. Il laureato in ostetricia può anche approfondire il percorso formativo con il conseguimento della laurea specialistica e magistrale in Scienze infermieristiche ed ostetriche oppure frequentando master di primo e secondo livello. Questa complessità è a tutela della salute delle donne e dei bambini e rende evidente quanto ogni abusivismo professionale possa essere rischioso e quindi deprecabile.

Miriam Guana, presidente della Federazione Nazionale Collegi Ostetriche, in una recente intervista a "IoDonna" individua come obiettivo per la categoria il recuperare il senso antico della professione. Cosa si intende, ci può spiegare come è cambiata la professione di ostetrica?
Sicuramente è cambiata parecchio semplicemente prendendo ad esame gli ultimi quarant'anni. Si è passati dagli anni Ottanta e Novanta in cui le ostetriche erano, per così dire, rinchiuse negli ospedali vincolate ai soli aspetti medici agli ultimi anni in cui una serie di specifiche normative, e non solo, hanno sviluppato la parte intellettuale della professione. Questa dimensione intellettuale è un punto di forza della professione di ostetrica per garantire alla donna, al bambino, alla famiglia una vera e propria assistenza alla persona.

Cosa offre Parma da questo punto di vista?
L'Emilia Romagna è stata faro, e continua ad esserlo, in questo processo di riconoscimento del ruolo dell'ostetrica in senso più ampio, intellettuale dicevamo. Le normative offrono oggi alle donne una più ampia possibilità di scelta sul proprio percorso di nascita. Penso alla possibilità di poter partorire a domicilio, seguiti da ostetriche professionali, sia appoggiandosi alle strutture territoriali pubbliche sia privatamente, oppure alla possibilità di eseguire il travaglio a domicilio, al servizio territoriale sull'allattamento, sulla parte educativa e di prevenzione rivolto non solo alla donna ma alla coppia e alla famiglia nascente.

E' di pochi giorni fa l'ultima polemica a distanza tra il presidente dell'Associazione Ginecologi Italiani, Paolo Scollo, e Marta Campiotti ostetrica e presidente dell'associazione "Nascere a casa" sull'opportunità e la sostenibilità del parto a casa; qual è la posizione del Collegio che lei rappresenta e cosa si fa a Parma a tal proposito?
In linea con la posizione della FNCO bisogna vigliare sull'attività professionale e sulla corrispondenza alle linee guida internazionali che stabiliscono i parametri e i requisiti per una donna definibile “a basso rischio”. È una possibilità che deve essere fatta in sicurezza. In alcune Regioni italiane, tra cui l'Emilia Romagna, è previsto il rimborso parziale del parto a domicilio, a Parma si è arrivati anche all'Assistenza pubblica gratuita.

In questi giorni è in edicola con il nostro quotidiano il libro di fotografie e ricordi dedicato a Maria Godi, ostetrica parmigiana molto amata che ha svolto la professione dal 1935 fino al 1985. Cosa si è acquisito e cosa si è perso in questa professione in questo lungo periodo?
Sicuramente si è acquisito un quadro normativo di correct competence maggiore da un lato e, dall'altro, abbiamo recuperato in anni recenti quel ruolo sociale dell'ostetrica di vicinanza alla persona e alla famiglia che Maria Godi, come tante altre, ha ricoperto.

Nel suo lavoro molto fa il senso della "missione", quasi sempre le ostetriche arrivano con una motivazione forte. Cosa l'ha spinta a diventare ostetrica e che suggerimenti si sentirebbe di dare a coloro che si avvicinano a questa professione?
Sicuramente di sentire il desiderio di essere accanto alle donne e con le donne, il mio consiglio è di non pensare che sia una professione facile che possa essere fatta solo sulla scia dell'entusiasmo, ci vuole tempo e attenzione continua. Se dovessi pensare al mio lavoro … beh, al di là che non riesco a pensarlo come un lavoro, credo di aver iniziato perché sentivo che non avrei potuto fare null'altro. Mi permetta di concludere rivolgendo un ringraziamento a tutte le ostetriche che lavorano in tutti i regimi ospedalieri e privati e assistono con professionalità e dedizione le donne, i bambini e le loro famiglie.

 

IN EDICOLA con la Gazzetta di Parma

MAMMA CICOGNA. Vita di Maria Godi, l'ostetrica dei parmigiani

di Stefania Provinciali, a cura di Anna Poletti Zanella

Questo volume, che la giornalista Stefania Provinciali ha scritto grazie ai ricordi affettuosi e all’archivio fotografico della figlia di Maria, Anna Poletti Zanella, ma anche grazie alle numerose e vive testimonianze di chi “Mamma Godi” l’ha conosciuta o ne ha sentito solo parlare, definisce il ritratto di una donna che ha inteso il suo lavoro come una missione.

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