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Piccole storie di grandi parmigiane/1

Elena Padovani e Giovanna Bertola

Elena Padovani e Giovanna Bertola

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Piccole storie di donne parmigiane - alcune note, altre no - che hanno fatto un pezzetto della nostra storia. Inizia oggi un appuntamento settimanale che abbiamo voluto dedicare alle parmigiane di un passato più o meno recente, celebrandole sul nostro sito e raccontandole grazie al prezioso lavoro di Fabrizia Dalcò, che proprio a loro ha dedicato "Il dizionario biografico delle parmigiane", da cui queste schede sono tratte e che è stato voluto dalla Provincia di Parma. Tre per volta, per iniziare bene la settimana. Ecco le nostre prime protagoniste.


LE SORELLE CAMERINI
Camerini Emilia
Pitigliano 15 luglio 1895 - 10 aprile 1944
Moglie del rabbino Enrico Della Pergola. La famiglia abitava in via Torelli e riuscì a lasciare la casa prima dell’arresto: il 9 dicembre 1943 gli uomini partirono per la Svizzera, le donne e i bambini per raggiungere una casa estiva in alta Val Parma. Venne fermata e catturata a Reno di Tizzano da un nucleo fascista, insieme alla madre Orsola Amar, alle sorelle Ulda, Letizia, Gemma e ai figli Donato e Cesare. L’11 dicembre fu internata nel campo di concentramento di Monticelli Terme: qui svolse il ruolo di rappresentante delle internate. Fu poi trasferita nel campo di Fossoli e deportata ad Auschwitz-Birkenau il 5 aprile 1944.
Bibl.: Minardi M., Invisibili. Internati civili nella provincia di Parma 1940-1945, Clueb, 2010, pp. 206-208.
Camerini Gemma
Pitigliano 27 gennaio 1899 - Parma 10 aprile 1944
Sorella di Ulda, Emilia e Letizia. Riuscì a lasciare la casa prima dell’arresto: venne fermata e catturata a Tizzano da un nucleo fascista, insieme alla madre Orsola Amar, alle sorelle e ai nipoti Donato e Cesare Della Pergola: l’11 dicembre 1943 fu condotta nel campo di concentramento di Monticelli Terme. Dopo l’internamento il 19 gennaio 1944 fu ricoverata all’Ospedale maggiore per una grave malattia: operata passò la convalescenza nell’abitazione di via Duca Alessandro.
Bibl.: Minardi M., Invisibili. Internati civili nella provincia di Parma 1940-1945, Clueb, 2010, p 210.
Camerini Letizia
Pitigliano 24 gennaio 1897 - Parma 7 febbraio 1945
Sorella di Ulda, Emilia e Gemma. Riuscì a lasciare la casa prima dell’arresto: venne fermata e catturata a Tizzano da un nucleo fascista, insieme alla madre Orsola Amar, alle sorelle e ai nipoti Donato e Cesare Della Pergola: l’11 dicembre 1943 fu internata nel campo di concentramento di Monticelli Terme. Il 4 marzo 1944 venne ricoverata d’urgenza presso la seconda clinica medica dell’Ospedale di Parma: le sue condizioni furono dichiarate molto gravi. Il 28 settembre 1944 le autorità furono avvertite della fuga avvenuta un mese prima: a nasconderla nella propria abitazione fu la crocerossina Luisa Minardi. Di lì a poco si aggravò ancora e fu ricoverata all’Istituto del Buon Pastore con il nome di Maria Fulgenti: non sopravvisse alla malattia.
Bibl.: Minardi M., Invisibili. Internati civili nella provincia di Parma 1940-1945, Clueb, 2010, p 210 e pp. 213-214.
Camerini Ulda
Parma 20 giugno 1906 - aprile/maggio 1944
Insegnante, residente in Via Duca Alessandro. Era iscritta al PFN fin dal 1933. Riuscì a lasciare la casa prima dell’arresto: ma venne fermata e catturata a Reno di Tizzano da un nucleo fascista, insieme alla madre Orsola Amar, alle sorelle Emilia, Letizia, Gemma e ai nipoti Donato e Cesare Della Pergola: l’11 dicembre fu internata nel campo di concentramento di Monticelli Terme. Fu poi trasferita nel campo di Fossoli e deportata ad Auschwitz-Birkenau il 5 aprile 1944.
Bibl.: Minardi M., Invisibili. Internati civili nella provincia di Parma 1940-1945, Clueb, 2010, p 134 e pp. 206-208.

Bertòla Garcéa Giovanna
Mondovì 1845?
Educatrice ed emancipazionista. Sposò, nel 1862, il maggiore Antonio Garcéa, calabrese e ufficiale dell’esercito. Colta, appassionata di letteratura, fu autrice di un racconto storico, pubblicato nel 1862, dedicato alla vita e alle imprese militari del marito.
Giunse a Parma, il 28 luglio 1864, insieme al maggiore Garcéa, chiamato presso il Comando Militare Circondariale. La famiglia si stabilì in Borgo delle Asse 42. L’anno successivo, il 1° gennaio, uscì in Parma (per i tipi di Pietro Grazioli) il giornale La voce delle donne: Giornale Scientifico Politico Letterario. Anima della pubblicazione fu Giovannina, appena ventenne, già madre di Clorinda. Direttore responsabile invece fu Francesco Capano, artista di canto, che visse con la famiglia Garcéa, forse cugino del maggiore.
Nel numero di saggio che annuncia l’uscita del primo numero del giornale sono chiare le intenzioni: “…La dignità della donna, checché se ne dica, è quella dei figli nostri, della patria nostra. … Educare, istruire, consigliare, parlare di diritti e di doveri, tale è il programma de La voce delle donne: e la Direzione fa appello a tutte le scrittrici, di cui l’Italia si onora, perché le prestino la loro penna, il loro ajuto, i loro lumi, in quest’opera non meno difficile che importante”.
La pubblicazione non ebbe vita facile: venne accolta con indifferenza dai due giornali locali, La Gazzetta e Il Patriota, con disprezzo e sdegno dal vescovo di Parma Felice Cantimori che, nella sua Pastorale letta in cattedrale il 12 febbraio 1865, invitò a non acquistare e leggere giornali che attaccassero la religione e, in particolare “… debbo segnalare l’irreligioso e spudorato, uscito alla luce testé, La voce delle donne”. Non si fece intimidire e con le fedeli collaboratrici, Teodorina Fanelli e Adele Campana, continuò nell’impresa, acquisendo la collaborazione di Anna Maria Mozzoni. Le difficoltà furono, però, sempre maggiori e dall’uscita bisettimanale si passò a quella mensile: nel giugno del 1865 la famiglia Garcéa viveva in un’abitazione della Strada Maestra di San Michele, dove fu trasferita anche la sede del giornale.
L’ultimo numero uscì a Firenze (dove i Garcéa si trasferirono dopo il pensionamento del maggiore) il 22 gennaio del 1867. Fra gli argomenti affrontati dal giornale la scadenza elettorale politica nazionale dell’ottobre 1865; la letteratura, in particolare con il ricordo della poetessa Giannina Milli, occasione per una sottoscrizione nazionale al giornale (fra i sostenitori s’annovera anche il generale Nino Bixio); ma soprattutto l’istruzione femminile e la scuola come luogo per costruire l’uguaglianza fra i sessi. La sua attività di educatrice continuò in numerose scuole d’Italia: fu direttrice del Convitto delle regie scuole normali di Catanzaro, ispettrice della scuola magistrale di Arezzo e della Regia scuola di Bobbio.
Bibl.: Re S., Dottoresse o amabili donnine?, Battei, 1999; Reggiani G. (a cura di), La Voce delle Donne (1865-1867), La Pilotta Editrice, 1992; Teti V., Il patriota e la maestra. La misconosciuta storia d’amore e ribellione di Antonio Garcèa e Giovanna Bertòla ai tempi del Risorgimento, Quodlibet, 2012.

Padovani Elena
Parma 22 giugno 1923 - 18 giugno 2005
Chitarrista. Iniziò, giovanissima, lo studio della chitarra con Renzo Cabassi e, nel 1938, si esibì al Liceo Musicale Politti di Milano. L’anno successivo fu scelta per suonare nel concerto in memoria di Attilio Campanini, direttore dell’orchestra mandolinistica. L’attività continuò, anche se in maniera ridotta, negli anni della guerra in molte città d’Italia: tenne anche un concerto a Langhirano con due altri giovani, Renata Tebaldi e Carlo Bergonzi, e a Salsomaggiore con il maestro Renzo Cabassi. Nel 1950 fu ammessa all’Accademia Chigiana di Siena dove seguì i corsi di Andres Segovia, che le permetteranno di acquisire più solide basi tecniche e una prospettiva didattica più moderna: fu la prima donna ammessa. Fu attiva con concerti nelle maggiori sale in Italia, incise dischi, e suoi brani furono eseguiti alla radio italiana e in quelle straniere. Tra i concerti radiofonici, sia come solista sia in duo con il soprano spagnolo Maria Rosa Barbany, spiccano quelli con cui fece conoscere, forse per prima, le canzoni di Garcia Lorca, di Francesco Malipiero, di Berthold Brecht e di Paul Dessau. Nel 1954 partecipò al concorso per il primo corso sperimentale di chitarra al Conservatorio di Roma, ma senza fortuna. Dal 1957 al 1962 insegnò chitarra classica alla Scuola Comunale di Milano, in quello che fu uno dei primi corsi per questo strumento aperti in Italia poi, fino al 1992, al Conservatorio di musica di Bolzano. Il 27 settembre 2003, al Convegno internazionale di Chitarra di Alessandria, le venne conferito il premio speciale “Una vita per la chitarra”.
Bibl.: Vetro G. N., Dizionario dei musicisti di Parma dalle origini al 1950, Tecnografica, 2008, p 253.

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