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Piccole storie di grandi parmigiane/7

Carla Bigi

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Piccole storie di donne parmigiane - alcune note, altre no - che hanno fatto un pezzetto della nostra storia. Oggi il settimo degli appuntamenti settimanali che abbiamo voluto dedicare alle parmigiane di un passato più o meno recente, celebrandole sul nostro sito e raccontandole grazie al prezioso lavoro di Fabrizia Dalcò, che proprio a loro ha dedicato "Il dizionario biografico delle parmigiane", da cui queste schede sono tratte e che è stato voluto dalla Provincia di Parma. Ecco le quattro della settimana:

Bigi Carla
Parma 23 aprile 1930 - 25 ottobre 1998
Fiorettista e insegnante. A diciassette anni disputò le prime gare: suoi maestri furono Cicala, i fratelli Villari e Walter Mazzoni. Nel 1949 e nel 1950, studentessa liceale, s’impose ai campionati regionali. L’anno successivo si iscrisse all’Università, e a Merano con la Lucchesi e Luisa Taburri, si aggiudicò il titolo italiano universitario a squadre. Per alcuni anni fu esponente di spicco della Virtus Bologna. Come atleta del Centro universitario sportivo italiano partecipò alle Universiadi del 1955 a San Sebastian, in Spagna, dove vinse il titolo mondiale di fioretto a squadra. Fu medaglia di bronzo a Torino nel 1959, ottenne il quarto posto alle Universiadi di Parigi e di Bucarest, maglia azzurra per i Giochi olimpici di Roma nel 1960 e oro, pari merito con Antonella Ragno, al Trofeo Internazionale Baracchini a La Spezia. Nel 1963 sposò Enzo Sforni, imprenditore e presidente del Cus Parma. Fu insegnante di materie giuridiche ed economiche all’Istituto tecnico Melloni per trentasei anni. Nel 2010 fu inaugurato, a Parma, il nuovo Centro Polisportivo Campus “Ercole Negri”: le fu intitolata la sala del Club Scherma “La Farnesiana”.
Fonti: notizie fornite da Cus Parma.

Marinoni Cassandra (Donna Cenerina)
Milano o Cassano d’Adda 1528 c. - Cremona 19 giugno 1573
Figlia di Girolamo e Ippolita Stampa. Sposò il 20 settembre 1548, a Cassano d’Adda, Diofebo Meli Lupi marchese di Soragna, stabilendosi nel piccolo feudo. Spesso a causa delle assenze del marito impegnato nelle Fiandre col duca Alessandro Farnese, governò e amministrò con saggezza. Ebbe una sorella più giovane Lucrezia che nel 1560 sposò il conte Giulio Anguissola, nobile piacentino: questi pensò di venire in possesso del cospicuo patrimonio della moglie, cercando di avvelenarla. Da ciò la rottura tra i due e la separazione: da quel momento Lucrezia Marinoni alternò i suoi soggiorni a casa della madre a Milano e a Soragna dalla sorella e a Cremona nel suo palazzo. Qui, il 18 giugno 1573 il conte Anguissola, fingendo di volersi riconciliare con la moglie, riuscì a farsi concedere un colloquio. Giunse armato e con drappello di uomini: le due sorelle, che erano insieme, furono barbaramente uccise. Fuggito da Cremona e riparato a Venezia, il conte Giulio Anguissola venne, in contumacia, condannato alla pena capitale e alla confisca dei suoi beni. Nonostante l’intervento di Diofebo Meli Lupi, che si rivolse al Re di Spagna per avere soddisfazione dell’offesa ricevuta, il conte non fu mai catturato. Il corpo di Cassandra fu trasportato a Soragna: in omaggio alle sue doti, già verso il 1555 le fu dedicata una medaglia in bronzo incisa da Pier Paolo Galeotti, recante nel diritto la sua effigie con le parole Cassandra Marin Lupi Marchio Sor, e nel rovescio un tempietto di ordine dorico con le parole Formae Pudicitia. Sulla sua figura nacque una leggenda: rimasto l’omicidio impunito, il fantasma inquieto di Cassandra, grigio come la cenere (Donna Cenerina), si aggira sconsolato nella rocca e fa sentire la sua presenza quando sta per avvicinarsi la fine di un componente della famiglia Meli Lupi, proprietaria del castello.
Bibl.: Lasagni R., Dizionario biografico dei Parmigiani, PPS Editrice, 1999, III, pp. 389-391.

Simoni Argia
Parma 1821 - 1924
Fra l’Ottocento e i primi anni del Novecento fu responsabile di una comunità Valdese, unica donna a ricoprire questa carica. Non è pastora, perché il pastorato femminile arriverà nel 1962. Nel 1896 arrivò ad Orbetello, centro della Maremma Toscana, a quel tempo ancora povera, malarica, insieme ai figli e al marito Michele Ferreri. Si erano conosciuti a Torino, quando lei lavorava in un educandato femminile come maestra e lui era un prete cattolico in crisi di fede e di vocazione. Nel 1878 Michele lasciò la chiesa cattolica e si trasferì a Milano, sposò Argia e insieme passarono anni difficili, di crisi spirituale, di ristrettezze economiche, di drammi familiari per la morte dei figli piccoli. Il marito si avvicinò alle chiese evangeliche, prima alla metodista, infine alla valdese, che lo impiegò come evangelista: è incaricato a Orbetello di rivitalizzare e riorganizzare la piccola e quasi dispersa comunità valdese, ma è malato e non può andare di casa in casa, tra la gente. Lo farà Argia e sarà il suo sguardo a raccontare il paese, la miseria, le epidemie, i drammi, le piccole storie, nelle periodiche lettere ai presidenti del Comitato di Evangelizzazione della chiesa valdese e ai sovrintendenti dei distretti, le suddivisioni territoriali della chiesa. La sua sarà una evangelizzazione al femminile, per le destinatarie del messaggio, per le modalità di comunicazione, per i limiti che la cultura del tempo imponeva alle donne. Il suo ruolo ufficiale all'inizio è quello della moglie del pastore, che nella chiesa Valdese condivide la missione del compagno, entra a tempo pieno a servizio della chiesa, segue l’educazione morale delle fanciulle, organizza la scuola domenicale, presiede l’Unione femminile, apre la casa a chiunque bussi, possibilmente suona l’armonium ai culti. Argia farà tutto questo, ma le condizioni di salute del marito posero le sue azioni e le sue scelte su un piano di maggiore consapevolezza e responsabilità. Lavorò con i bambini, raccolse intorno a sé le ragazze con la scuola di ricamo (era una eccellente ricamatrice) e offrì loro occasione di imparare a leggere e scrivere, e insegnò loro a pregare. La preghiera fu il suo modo di comunicare ed evangelizzare. Protesa a dare valore alla fede nell'esperienza quotidiana, vide nella preghiera, individuale o di gruppo, un modo fondamentale per le donne di esprimere identità e libertà. L a sua abitazione era frequentata con fiducia, lì si andava a veglia, si lavorava, si giocava e si parlava anche di religione. Michele morì nel 1905. Il comitato di Evangelizzazione le consentì di rimanere a Orbetello, sarà responsabile dei culti, ma non amministrerà la santa cena e non terrà sermoni. Avvertì il peso della nuova responsabilità: una donna sola, non più giovane, in un ambiente difficile, stretta tra miseria, anticlericalismo e ostilità dei preti. Preoccupata dalle necessità di studio e di lavoro dei figli: Carlo, il maggiore, è metodista, si è sposato, diventerà il primo vescovo italiano della chiesa metodista episcopale in Italia, anche Giovanni sarà pastore, mentre le figlie Eva e Lina studiano. L’inasprirsi dello scontro con la chiesa cattolica, la politicizzazione dell’anticlericalismo, resero sempre più difficile l’opera a Orbetello e Argia, come Michele, non dimostrò mai simpatie per socialisti e repubblicani, molto forti nella zona. La sua salute non era buona, problemi alla vista non le consentono di occuparsi della scuola di ricamo, non cammina bene, lei che andava a piedi a cercare i casellanti lungo la ferrovia. Nel 1911 si dimise per andare a vivere a Vicobelligiano di Casalmaggiore dal figlio Giovanni.
Bibl.: Rustici G., Argia Simoni Ferreri e la chiesa valdese di Orbetello (1880-1911), in Istituto Storico Diocesano Siena, Annuario 2002-2003, Siena, pp. 310-343.

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