Donne

Piccole storie di grandi parmigiane/9

Nelly Corradi

Nelly Corradi da Parma di una volta di Tiziano Marcheselli (Gazzetta di Parma)

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Piccole storie di donne parmigiane - alcune note, altre no - che hanno fatto un pezzetto della nostra storia. Oggi il nono degli appuntamenti settimanali che abbiamo voluto dedicare alle parmigiane di un passato più o meno recente, celebrandole sul nostro sito e raccontandole grazie al prezioso lavoro di Fabrizia Dalcò, che proprio a loro ha dedicato "Il dizionario biografico delle parmigiane", da cui queste schede sono tratte e che è stato voluto dalla Provincia di Parma. Ecco le tre della settimana:

Corradi Nelly

Montechiarugolo 16 dicembre 1910 - Roma 16 aprile 1968

Attrice e soprano. Si diplomò presso il Conservatorio di Parma e iniziò a lavorare in teatro ma, nel 1934, il regista Max Ophuls la fece scritturare per il film "La signora di tutti", insieme a Isa Miranda: sarà la prima di una lunga lista di pellicole che la impegneranno sino alla metà degli anni Cinquanta. Nel dopoguerra interpretò anche alcuni film-opera diretta da Carmine Gallone, da Mario Costa e Piero Ballerini. Lavorerà in alcune operette, anche televisive. Abbandonò l’attività all’inizio degli anni Sessanta. Sposò il regista Marco Elter. Fra i titoli "Luci sommerse" di Anton Millar (1934), "Il torrente" di Marco Elter (1938), "Barbablù" di Carlo Ludovico Bragaglia (1941), "Lucia di Lammermoor" di Piero Ballerini (1946), "La signora delle camelie" (1947), "La forza del destino" (1950), "Casa Ricordi" di Carmine Gallone. Nel 2002 il Comune di Parma le intitolò una strada.

Bibl.: Marcheselli T., Parma di una volta, Grafiche Step, 2006 p 16; Vetro G. N., Dizionario dei musicisti di Parma dalle origini al 1950, Tecnografica, 2008, p 123.

 

Piacenza Giovanna

Parma 1479 - 19 settembre 1524

Badessa. Figlia di Marco e Agnese Bergonzi. Nel 1507 venne eletta badessa del monastero di San Paolo a ventotto anni, succedendo a Orsina Bergonzi, succeduta a sua volta a Cecilia Bergonzi. Da poco eletta si rivolse al Pontefice per chiedere la protezione contro gli usurpatori dei beni, dei libri, delle ragioni e delle scritture spettanti al suo monastero: il Santo Padre le diede ragione. Donna molto colta, aprì il suo appartamento ad artisti e letterati, rendendo meno stringente la clausura. Curò molto il decoro del monastero e la sua solidità economica. Nel primo decennio del suo superiorato, avviò una sistemazione architettonica e pittorica del monastero che, nel 1514, culminò con la decorazione ad affresco di una volta in una stanza del suo appartamento privato da parte di Alessandro Araldi. Questo lavoro, ricco di citazioni bibliche e classicheggianti, fu senz’altro ambizioso, ma impostato ancora a schemi quattrocenteschi. Pochi anni dopo, forse su suggerimento di uno dei suoi numerosi corrispondenti, chiamò un pittore più giovane e più aggiornato sulla “maniera moderna” per affrescare un’altra stanza attigua: il Correggio giunse a Parma nel 1519 ed eseguì il capolavoro della Camera di San Paolo, o Camera della Badessa. La decorazione dovette procedere spedita e già, nel 1520, essere completata. Nel 1524 la Camera venne chiusa incorporandola nella zona di clausura del convento e se ne perse velocemente la memoria, rimanendo pressoché ignota per più di due secoli. Comunque, la prima fonte che li ricorda li attribuisce con certezza al Correggio dimostrando che, in città, non se ne ignorava l’esistenza. Infatti così li cita nel suo diario manoscritto, l’ingegnere Smeraldo Smeraldi chiamato, il primo agosto del 1598, a prendere visione di alcuni lavori di miglioria che si erano resi necessari nel monastero. Occorre invece attendere quasi un secolo per trovare una nuova menzione scritta della Camera di San Paolo, a stampa, questa volta, nel Viaggio pittorico di Giacomo Barri (Venezia, 1671). Ed è soltanto nel 1774, grazie a Antoine Raphael Mengs che la decorazione fu pienamente riscoperta. A Parma gli incisori e i critici fecero a gara per rendere omaggio a questo capolavoro dimenticato. Fra i tanti testi che da allora innanzi lo elogiarono le pagine del padre Ireneo Affò restano ancor’oggi insuperate. Fu corrispondente di Veronica Gambara. Intrattenne rapporti con il vicario generale del vescovo, Bartolomeo Guidiccioni da Siena che, dal 1509 al 1524, resse la Diocesi parmense per incarico di Alessandro Farnese, poi papa Paolo III. Accettò, per la prima volta a Parma, il regime di clausura perpetua e la regolare osservanza: infatti, considerati i vantaggi che ne venivano al monastero, si convenne di aderire alla prescrizione papale e venne affidata al vicario vescovile monsignor Guidiccioni l’amministrazione del monastero. Fu anche deciso che, dopo la sua morte, la badessa avrebbe avuto incarico annuale.

Bibl.: Adani G., Correggio pittore universale, Silvana, 2007; Cecchinelli C., La riforma dei monasteri femminili a Parma nel primo Cinquecento: S.Paolo e S.Quintino, in Aurea Parma, LXXXIX, 2005, pp. 3-48; da Mareto F. (a cura di), Bibl. generale delle antiche province parmensi, Parma, 1974, II, p 847.

 

Zurlini Ada
Parma 11 dicembre 1894 - 7 febbraio 1981
Sarta. Allieva del celebre Rastelli, iniziò l’attività in proprio subito dopo la prima guerra mondiale. Per farsi conoscere meglio, organizzò un thè danzante al Teatro Regio con esposizione di modelli: questa manifestazione segnò il suo primo successo. La sua passione erano gli abiti da sera: qui il suo estro creativo trovava compimento. Confezionò per la celebre soprano Mercedes Capsir un favoloso abito di scena con cinquanta metri di stoffa per la prima della Traviata al Teatro Regio. Altre sue celebri clienti furono la Contessa Bonaccorsi di Macerata, la Contessa Zileri Sorrentino e la Duchessa dal Verme Salviati. Queste ultime due erano dame di compagnia della Regina Elena e gli venivano indossati nelle serate a Corte. Cessò la sua attività nel 1959.

Bibl.: Pellegri I., Il fascino della sarta, Parma Bell’Arma, 1969, p 170.

 

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